Uomini che odiano le donne… a confronto

Dubito che si sentisse la mancanza di un remake di Uomini che Odiano le Donne a soli due anni di distanza dall’originale svedese, specie considerando che il film di David Fincher non può considerarsi un lavoro completamente riuscito, così come – del resto – non lo è il suo predecessore. Il regista del primo adattamento opera una sintesi notevole del complesso romanzo di Stieg Larsson, decidendo di asciugare la trama principale, tagliare del tutto quelle secondarie e ridurre la presenza dei molti personaggi di contorno, concentrandosi esclusivamente sull’indagine e sull’elemento thriller, nell’ambito di un impianto decisamente classico. Il risultato è un’esposizione semplice e coinvolgente, anche se alcune scelte producono delle inverosimiglianze. Ma l’anello più debole del film di Niels Arden Oplev è il protagonista maschile, attore del tutto privo di quel fascino che il personaggio cartaceo invece possiede, e talmente inespressivo da far apparire un ottimo attore persino Daniel Craig, interprete del remake americano.

Fincher si avvale di una produzione hollywoodiana certamente più ricca di quella svedese. La regia è estremamente curata, la fotografia e le scenografie hanno i giusti toni cupi ed opprimenti. L’adesione al romanzo è maggiore, con un intreccio più fitto di dettagli, che però finiscono per togliere mordente al thriller. Così la macchina narrativa incespica proprio in quello che avrebbe dovuto essere il suo pezzo forte. L’attenzione si sposta dall’indagine alle dinamiche dei personaggi e di Lisbeth in particolare. Il personaggio della ribelle e problematica hacker è ciò che davvero interessa al regista statunitense, perchè – come lo Zuckerberg di The Social Network – diventa il simbolo delle contraddizioni di quest’epoca, in cui siamo tutti più informatizzati ma più soli. Tuttavia qui – seppure Rooney Mara si faccia apprezzare – la pellicola americana paga il confronto con una Noomi Rapace magistrale, indimenticabile nella sua rabbia animalesca.

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18 Commenti

  1. Giampaolo commenta:

    Sono di fretta…vista l’ora poi…
    preferisco di gran lunga il film svedese…
    il remake mi ha fatto quasi schifo…..
    l’atmosfera non è quella giusta, non si capisce un tubo delle indagini….
    è più attinente al romanzo il remake ma solo da un punto di vista quantitativo non da uno qualitativo:
    per esempio il gatto nel libro ha la sua importanza ma nel film è quasi messo li a casaccio…..
    poi vabbè il finale lasciamo perdere con lei che si innamora di lui…….
    comunque a me l’attore svedese non mi è dispiaciuto…..
    Buonanotte!

  2. RearWindow commenta:

    @Giampaolo
    Secondo me si tratta di due film diversi, non del tutto riusciti entrambi. Concordo sul fatto che l’elemento thriller sia raccontato meglio nel primo film, che per questo motivo risulta nel complesso più coinvolgente del remake di Fincher.

  3. Elio commenta:

    Sai come la penso, e che mi trovi d’accordo, al netto dei paragoni con le opere precedenti (che non ho visto). Che poi, invero, a me anche il personaggio di Lisbeth, di cui scrivi positivamente, non è che abbia fatto impazzire. Più volte si scivola su frasi o sequenze volte a rimarcare in maniera eccessiva la sua personalità, rischiando di renderla più una macchietta che altro.

  4. gattarandagia commenta:

    confesso che il romanzo non mi ha entusiasmato, anche se si faceva leggere senza intoppi.
    ho visto solo la trasposizione cinematografica svedese ed ho trovato il protagonista una vera patata lessa, priva dello charme che in teoria dovrebbe avere Michael (si chiama così, vero?), mentre la Rapace era giustamente accigliata.
    salvo rivederla nell’ultimo Sherlock Holmes ed accorgermi che l’accigliamento è un po’ l’unica espressione a disposizione dell’attrice.
    non spasimo dal desiderio di vedere il remake (ma un tempo non si aspettavano almeno 30 anni?).
    la cosa migliore del romanzo era la descrizione dell’ambiente, dei paesi, quel distacco freddo … questo nel film svedese un po’ si percepiva, almeno nel primo della serie ed unico visibile (nel senso che gli altri due nun se potevano vede’!).

  5. RearWindow commenta:

    @Elio
    In realtà, non ho ricevuto la tua stessa impressione su Lisbeth. E’ un personaggio molto forte e carico di suo, pieno di problematicità che vengono spiegate più diffusamente nel romanzo per ovvi motivi, rispetto a quanto non faccia il film svedese o ancor di più il remake americano, dove il suo passato viene risolto con una semplice battuta…

    @gatta
    Si… un tempo si aspettava 20 o 30 anni. Ma siccome il pubblico americano non ama vedere i film sottotitolati, e visto che la trilogia di Larsson è stata un best sellers anche lì, si è ben pensato di commissionare un remake che potesse essere appetibile anche oltreoceano…

  6. Giampaolo commenta:

    Ma con la frase “Il risultato è un’esposizione semplice e coinvolgente, anche se alcune scelte producono delle inverosimiglianze.” cosa intendi?
    Io il libro non l’ho letto…..
    ah per quanto riguarda i remake, qual’è il primo remake americano?
    Questa moda di fare remake “subito”, forse è proprio iniziata con il film “Da Grande” con protagonista il Pozzetto, seguito un anno dopo da “Big” con Tom Hanks, anche se non fu precisato che era un remake…..che furbi gli americani!
    Ciao!

  7. RearWindow commenta:

    @Giampaolo
    Con quella frase intendo dire che il film svedese, per il fatto di aver puntato sull’indagine, tralasciando tutte le altre sottotrame, è più avvincente del remake. Per contro, la notevole sintesi che fa del romanzo porta a qualche incongruenza.

    Un esempio: nel romanzo e nel film americano è la figlia del giornalista che lo aiuta a capire che le serie di cifre non sono numeri telefonici ma versetti della bibbia. E’ una soluzione credibile, perchè la figlia è molto religiosa (se non ricordo male, coinvolta persino in qualche associazione religiosa). Il film svedese taglia la dimensione familiare del giornalista e la scoperta in questione viene fatta da Lisbeth, il che è decisamente meno credibile, perchè del suo personaggio tutto si può dire tranne che sia così vicino alla religione cattolica da intuire subito che quelle cifre sono versetti della Bibbia.

    Il primo remake americano… non saprei… bisognerebbe cercare un pò su Internet… non saprei dirti neppure quando inizia la tendenza a ravvicinare il remake all’originale… anche qui forse Google può darci una mano… chissà… :)

  8. Tiziana commenta:

    io ho visto il primo e non mi è piaciuto per nulla. Non avevo capito comunque che questo secondo uscito nelle sale fosse un remake….

  9. AdamsRib commenta:

    Nessuno dei due film mi ha appassionata, ma se ne devo scegliere uno, scelgo quello svedese. Nonostante sia meno fedele al romanzo, trovo che restituisca un’atmosfera decisamente più convincente… e Noomi Rapace è perfetta. Sì, l’interprete è penoso, opaco, ma io detesto Daniel Craig!!!
    Ho letto tutta la trilogia, come sai, e il primo romanzo è di gran lunga il migliore dei tre. Avrebbe meritato una rilettura più profonda, mentre temo che entrambe le pellicole siano state realizzate sull’onda emotiva del “caso Larsson”.

  10. RearWindow commenta:

    @Tiziana
    Si… si tratta del remake del film svedese del 2009…

    @Adam’s Rib
    Si, Noomi Rapace fornisce una prova superlativa. La sua interpretazione di Lisbeth le ha aperto le porte di Hollywood, e le ha consentito di girare film di grido come l’ultimo Sherlock Holmes a fianco di Robert Dawney Jr. e Jude Law, e Prometheus, l’ultimo film di Ridley Scott, insieme a Michael Fassbender.

  11. pattybruce commenta:

    Il film svedese paga l’ovvia impossibilità di contenere in sè un romanzo di dimensioni notevoli (676 pagine) nel quale vengono affrontate anche tematiche sociali e psicologiche molto più ampie, oltre alla trama di genere thriller e un po’ “nera”. Anche secondo me Noomi Rapace era l’attrice più adatta per quel ruolo. Il remake mi rifiuto di vederlo, lo trovo assolutamente inutile.

  12. Ero partita molto prevenuta, perché ho adorato i romanzi di Stieg Larsson, i film originali non mi erano piaciuti (solo Noomi Rapace è degna di essere ricordata!) e avevo visto Rooney Mara in Nightmare, roba da mettersi le mani nei capelli.
    Sono uscita dal cinema felicissima di avere visto un film con le palle, che finalmente rende giustizia al primo romanzo, e non vedo l’ora che Fincher e l’intera squadra si rimettano a lavoro sul secondo capitolo.
    Già solo i titoli di testa sono un capolavoro e Rooney Mara meritava decisamente l’Oscar.

  13. RearWindow commenta:

    @pattybruce
    Condivido…

    @bollalmanacco
    Non sono molto d’accordo… nè sull’Oscar alla Mara, nè sui titoli di testa… sicuramente studiati – come in tutti i film di Fincher – ma in quest’occasione troppo pacchiani…

  14. MonsieurVerdoux commenta:

    Non ho visto la versione svedese, ma avevo intuito le problematiche che esponi nel post. Quello di Fincher resta un film un pò troppo commerciale, per quanto sia ben girato e impostato splendidamente dal punto di vista visivo, resta una pellicola troppo lunga (specialmente alla fine) e a tratti confusionaria. Bravi comunque gli attori, ma io mi aspettavo molto di più.

  15. RearWindow commenta:

    @Monsieur
    Da Fincher è logico aspettarsi di più… visto quanto fatto in passato….

  16. Ava commenta:

    Ho visto solo i titoli di testa di fincher e mi avevano intrigato..li ho trovati una bella metafora sulla violenza femminile.
    Della versione svedese ho la long version passata su la7 ma non l’ho ancora vista e il remake americano mi sembra uscito troppo a ridosso dell’originale

  17. RearWindow commenta:

    @Ava
    Eh si… due anni dopo il film originale sono davvero troppo pochi… ma siccome negli USA non vanno a vedere i film sottotitolati, e visto che la trilogia di Larsson è stata un best sellers anche lì, si è ben pensato di commissionare un remake che potesse essere appetibile anche oltreoceano…

  18. mauro commenta:

    Ritengo che nella rappresentazione di Oplev si riconosca ampiamente l’obiettivo di premiare tutto il contesto del romanzo,promulgato anche nei due films successivi ed evitando una sovraesposizione dei distinti personaggi.
    Nella trilogia apprezzo l’equilibrio ed il ruolo dei vari personaggi e di conseguenza dei rispettivi attori che via via entrano nel vivo della storia fino alla sua conclusione
    Nyqvist e Rapace ma anche Andersson,Endre e negli altri film ancora Staykov Koutsogiannakis e gli altri personaggi concorrono nel realizzare una storia appassionante e realista.

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