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Categoria: paolo

Mi dicono che son diventato papà!

Mi dicono che son diventato papà!

Come primissima personale dichiarazione d’intenti nel ruolo oltremodo impegnativo e responsabile di papà, prometto che non darò mai modo a mia figlia di condividire alcune battute di Woody Allen sui propri genitori:
 
«Venivo spesso picchiato dai miei genitori. La mia famiglia abitava sopra a un bowling, ma erano spesso gli avventori del bowling a protestare per il troppo rumore».
 
«Quando ero piccolo i miei genitori mi volevano talmente bene che mi misero nella culla un orsacchiotto… vivo!».
 
«Quand’ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli».
Ogni fine è un inizio

Ogni fine è un inizio

Considerando anche il mio precedente blog, scrivo su Splinder ormai da 6 anni. Devo moltissimo a questa piattaforma, posso ben dire che mi ha rivoluzionato la vita, e naturalmente le voci di un’imminente chiusura mi dispiacciono non poco. Ma ciò che è davvero inaccettabile è l’assordante silenzio della Redazione, a fronte delle tante richieste di chiarimenti circa il blocco delle registrazioni e dei rinnovi dei servizi a pagamento, in atto – lo si è scoperto solo ora – già dallo scorso giugno. Nei post che sul blog Soluzioni parlano della notizia, si racconta di nessuna replica alle mail e risposte vaghe al telefono. Pare che dall’altra parte ci sia solo un muro di indifferenza e mutismo. Qualcuno ha contattato Le Iene, qualcun altro consiglia a tutti coloro che tuttora stanno pagando un abbonamento un’eventuale class action. Probabilmente l’effetto che la proprietà intende ottenere è proprio quanto sta accadendo in questi giorni, ossia la trasmigrazione degli utenti, già decimati dall’avvento di Facebook, verso altri e più affidabili lidi.

La versione inglese della piattaforma è stata convertita da mesi in un portale e-commerce che vende suonerie, sfondi per telefonini et similia [ma qualcuno compera ancora ‘ste cose?] e la stessa tristissima fine si prospetta per quella italiana. Probabilmente non si chiuderà il prossimo giovedì – data che viene indicata come quella fatidica – ma che l’intenzione sia effettivamente quella di chiudere pare ormai cosa sicura. Scrivere con serenità, sapendo che da un giorno all’altro tutto potrebbe sparire senza alcun avviso ufficiale [complimenti per la correttezza e la professionalità] diventa difficile. Ho già messo in sicurezza quanto scritto in 6 anni di onesta attività, e sto già pensando ad un progetto di rilancio. Sfruttando le funzionalità di WordPress, aprirò un blog su un dominio personale che nessun altro tranne me potrà decidere di stoppare. Ho sempre pensato che in realtà ogni fine sia un nuovo inizio, così fra qualche settimana prenderà vita lafinestrasulcortile.it. A tutte le persone che sono passate di quà un carissimo saluto! Sono certo che ci rileggeremo altrove.

Acqua azzurra, acqua chiara

Acqua azzurra, acqua chiara

Se lunedi mattina qualcuno avrà l’occasione di puntare il proprio bel [?!] nasino all’insù, potrà vedermi sfrecciare nei cieli d’Europa insieme ad Adam’s Rib, alla volta della capitale olandese. Dal blu dei cieli ci dirigeremo verso l’azzurro dell’acqua. Si, perchè Amsterdam è prima di tutto un insieme di isole e canali, di case impiantate su una selva di pali dalla punta di ferro. E’ un sistema complesso di chiuse che impediscono all’acqua di rovinare i pali su cui si reggono gli edifici e di far inabissare ancor di piu la città. Da Amsterdam ci trasferiremo poi ad un’altra capitale che lega il suo destino all’acqua, visto che  è costruita su 14 isole collegate da 57 ponti. Stoccolma sorge su un arcipelago situato intorno al punto in cui il grande lago Mälaren sfocia nel Mar Baltico. Un terzo dell’area cittadina è occupata dall’ acqua, un’acqua talmente pulita che si può bere.

11 dicembre 2008. 11 aprile 2010. Dopo essersi sposato con rito civile un anno e 5 mesi fa, Rear Window lo scorso aprile ha bissato anche con una emozionante cerimonia religiosa ed ora si appresta a partire per un meritatissimo viaggio di nozze verso due città talmente all’avanguardia in tanti aspetti dello stato sociale, che tornare nella nostra misera Italistan sarà uno shock anafilattico!

Money money money

Money money money

Ieri abbiamo fatto un giro alle Cinque Terre. Il viaggio in treno da Genova è panoramicissimo. Scorrono dal finestrino le più belle località della Riviera di Levante: Nervi, Camogli, Santa Margherita, Portofino, Vernazza. Così ho pensato che non sarebbe male vivere in una villa a strapiombo sul mare in una qualsiasi di queste zone. Certo, resterebbe da sistemare il trascurabilissimo particolare dei soldi: bisognerebbe diventare schifosamente ricchi per permettersi una tale sistemazione. Ohibò, ma come si fa a mettere le mani su così tanto denaro? Io sono uno squattrinato web designer che ha molta più dimestichezza con interfacce grafiche piuttosto che con mercati monetari, planning finanziari e paradisi fiscali.

Ma poi i soldi fanno la felicità??? Ah saperlo! Una cosa però è sicura: è molto meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram. Zio Paperone sostiene che l’oro non è tutto, ci sono anche i diamanti ed io penso che tutto sommato abbia ragione. Quindi sono graditi consigli su come diventare milionari in poche mosse e ancor meno tempo. Ma non ditemi le solite cose come gioca al superenalotto, rapina una banca oppure iscriviti alla P2 e poi diventa Presidente del Consiglio… quelle le conosco già!
Ottimisti o pessimisti?

Ottimisti o pessimisti?

Qualcuno qui sa dirmi il motivo per cui ci si deve imbattere in bicchieri che sono sempre riempiti per metà? Che, dico io, se fossero vuoti o colmi fino all’orlo uno non farebbe nessuna fatica. Non dovrebbe metterci nulla di suo. Non ci sarebbero tentennamenti o dubbi, nè tantomeno differenti modi di vedere la stessa cosa: il bicchiere sarebbe bello pieno, oppure irrimediabilmente vuoto. Punto. Invece così dobbiamo ingegnarci a decifrare una realtà che si presta a interpretazioni diverse, se non addirittura contrastanti. Farò bene a pensarla così? Farò male? Meglio avere una visione ottimista o pessimista? Io, come mi accade spesso per tanti aspetti della vita, ho in me entrambe le spinte: «Sei abbastanza ottimista e fiducioso da riconoscere e cogliere le opportunità che la vita offre, e, nello stesso tempo, sei sufficientemente logico da considerare le difficoltà cui potresti andare incontro nel perseguirle. Difficilmente ti lasci andare ai facili entusiasmi, mentre sei abile nel muoverti con cautela. Sei una persona che tende a guardare al futuro con realismo, anche se a volte è un realismo un pò preoccupato. Di fronte al futuro, pur consapevole degli aspetti positivi che potrebbe riservarti, sei altrettanto conscio delle difficoltà che potrebbero arrivare».
 
Insomma, a quanto sostiene questo interessante test, sono un pò schizoide, ma almeno non rischio nè di diventare una versione aggiornata di Giacomo Leopardi, nè di soffrire della Sindrome di Pollyanna!

Finalmente a casa

Finalmente a casa

Mi piace personalizzare casa. In particolare mi piacciono i quadri alle pareti. Quadri che rappresentino le passioni mie ed anche quelle di Simona, ovviamente. Così la sala e la camera da letto ospitano stampe di dipinti di Van Gogh e Chagall. La cucina fotografie dei vicoli della nostra Genova, ed il corridoio disegni di Emanuele Luzzati. Ma è lo studio la stanza che più mi dà soddisfazione, perchè i muri dello studio – camera ricreativa per eccellenza – parlano di cinema! Ed ecco che Totò e Peppino de Filippo campeggiano sopra la scrivania dalla quale sto scrivendo queste righe, a fare da sponda alla mia voglia di ironia, umorismo e leggerezza. Il mio lato inquieto e tormentato è ben rappresentato da una dolcissima foto di Montgomery Clift insieme a Marilyn Monroe. James Stewart in Harvey invece incarna il mio bisogno di poesia, magia e fuga dalla realtà. Con Simona al mio fianco e con loro che occhieggiano intorno a noi mi sento protetto, finalmente a casa.

L’amore, le prigioni e i tetti di Genova

L’amore, le prigioni e i tetti di Genova

Secondo voi, uno cosa può fare di più indicato il giorno di San Valentino, se non andare a visitare delle prigioni? Che – diciamocela tutta – l’associazione di idee talvolta arriva proprio da quelle parti! E così eccoci dentro la Torre Grimaldina, utilizzata come carcere dal Cinquecento sino ai primi decenni del secolo scorso, per detenuti politici o persone colpevoli di crimini particolarmente efferati. 

Le celle sono stanzette anguste, assai scarne, buie e gelide, dai soffitti molto bassi con travi di legno ad altezza testa. Per questo motivo i visitatori vengono dotati di simpatici elmetti arancioni. Simona ha subito avuto da ridere sul modo in cui ho infilato il suddetto copricapo, rimproverandomi che – cito testualmente – gli elmetti io non li so portare! Ora, non faccio fatica a credere che in tal guisa io possa ricordare un minatore belga, avvezzo più alle bottiglie di cognac che ai trattati filosofici, ma mi pare  curioso sostenere che il mio modo di indossare i caschi protettivi non tenga in considerazione le indicazioni delle ultime sfilate di Armani. Comunque, proseguendo la nostra visita, una volta dentro le celle, Simona non ha saputo resistere alla tentazione di rinchiudermici per sempre e filarsela via. Dopo un attimo di smarrimento, forte della ripetuta visione de La Grande Fuga, Fuga da Alcatraz e Papilllon, sono brillantemente riuscito ad evadere, scavando un cunicolo con un mestolo da cucina. Quindi, salite un paio di ripide rampe di scale in ardesia, ho potuto raggiungere la consorte, alla quale, per consolarsi del fallimento della sua impresa, non è restato nulla di meglio da fare che godersi lo straordinario panorama dei tetti di Genova, visti dalla cima della Torre.

Ricomincio da due

Ricomincio da due

Sono trascorsi esattamente 3 anni da quando decisi di aprire il mio primo blog. Una decisione dettata dalla necessità di distrarmi da una grossa delusione, che nel giro di pochi mesi si rivelò la decisione più sorprendente ed importante della mia vita. La Blogosfera è molto cambiata da allora. Si è passati da una eccitante fase di pionerismo, ad una di boom e crescita, ad un improvviso declino a beneficio di strumenti di condivisione più accessibili e quindi più superficiali: Facebook su tutti. Impossibile per chiunque ottenere adesso la stessa visibilità ed attenzione che si aveva solo un anno fa.

Anche la mia vita oggi è ben diversa ed è proprio per celebrare questa meravigliosa diversità che chiudo Rear Window, per aprire Rear Window 2.0. Intorno al 2 infatti si gioca questa nuova condizione. Mi sono sposato lo scorso 11 (1+1=2) dicembre e da allora le mie giornate vengono spese in 2. Una rivoluzione esultante, scoppiata grazie al WEB 2.0 e alla Finestra sul Cortile in particolare. E quando, pochi giorni prima di sposarci, abbiamo casualmente scoperto l’esistenza di un vicino ristorante con lo stesso nome del film di cui il mio blog è un reverente omaggio, abbiamo realizzato che il destino talvolta è un simpatico burlone. Così un pranzo di nozze a “La finestra sul Cortile” ci è parso il migliore inizio possibile per quella cosa che chiamano matrimonio e che altro non è che un’ineffabile modo per affrontare in due lacrime, risate ed agnolotti al brasato!