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Categoria: sport

Italia si, Italia no

Italia si, Italia no

Il calcio dei club non mi appassiona. Troppo facile allestire le squadre migliori per chi ha a disposizione più soldi degli altri. Le nazionali invece sono meno sottomesse al dio denaro ed il talento può nuovamente rivestire una dimensione importante. Quest’anno, oltre i soliti leghisti che da sempre si distinguono per sentimenti anti nazionalisti, anche Grillo e Travaglio hanno dichiaratamente tifato contro l’Italia, impegnata nel Campionato Europeo di Calcio, svoltosi recentemente in Polonia ed Ucraina.
 
Le motivazioni? Il leader del M5S, come spesso gli succede, ha messo nel calderone un sacco di cose diverse che poco c’entrano fra loro. Le banche spagnole, Timoshenko, i No Tav, i recenti scandali nel mondo del calcio. Travaglio quantomeno ha circostritto le proprie ragioni al timore – onestamente più che fondato – che i successi della squadra di Prandelli potessero mettere la sordina alle notizie riguardanti lo scandalo scommesse, che peraltro ha coinvolto anche alcuni calciatori della nazionale: «Io vorrei sapere, che si vinca o si perda, cos’è quel milione e mezzo di euro versato da capitan Buffon a un tabaccaio di Parma. Vorrei sapere quali e quanti calciatori coinvolti nell’inchiesta di Cremona per essersi venduti le partite in barba ai tifosi e alla lealtà sportiva, sono colpevoli o innocenti. Nessuna vittoria all’Europeo può cancellare lo scandalo». Indubbiamente un atteggiamento snob, pretestuoso ed antipatico, però come contestarne i motivi?
Panem et circenses

Panem et circenses

All’indomani della disfatta azzurra ai Mondiali di Calcio, diversi commentatori, sportivi e non, hanno avanzato la tesi che la Nazionale non sia altro che lo specchio del nostro Paese e, perchè no, del nostro governo. Il più efficace è stato il direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, che si è espresso così: «”Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno”. Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra […]. L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato spirito di squadra. Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri». Lippi come berlusconi? Cannavaro come Alfano? Cassano come Fini? Potrebbe essere.

Di diverso ci sarebbe soltanto la reazione della massa sempre più bovina, che si indigna di fronte all’uscita della squadra di Marcello Lippi dalla Coppa del Mondo, ma resta al palo dinanzi alle uscite del Governo. Basti pensare alla recente vicenda del ministro per il federalismo, Aldo Brancher, nominato solo da pochi giorni [senza che ne siano certe nè l’utilità nè l’onestà] e già invocante il legittimo impedimento, al fine di sottrarsi ad un processo che lo vede imputato insieme alla moglie. E poco importa se Napolitano abbia per la prima volta dato un segnale di coraggio e di senso dello Stato mettendosi di traverso, perchè la protervia di berlusconi resta in tutta la sua enorme gravità. E se è vero che panem et circenses sono strumenti straordinari per anestetizzare i malumori popolari, adesso che i circenses se ne sono andati via anzitempo e che il panem è stato drasticamente ridotto da una manovra finanziaria sbagliata ed iniqua, l’opinione pubblica sarà finalmente pronta a reagire all’inedia e a ritrovare la sua rabbia?