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Categoria: stampa

Come può uno scoglio arginare il mare?

Come può uno scoglio arginare il mare?

C’è una notizia che da una settimana apre tutti i telegiornali e campeggia dalle prime pagine dei quotidiani: il naufragio della Costa Concordia. Certo, in un Paese in cui fino a pochi giorni fa ad affondare erano soltanto i barconi dei migranti, vedere colare a picco una nave da crociera con più di 4ooo passeggeri ha dell’incredibile. Ma ciò che più ha colpito l’immaginario nazionale è la figura del Comandante Schettino ed in particolare la sua esplosiva telefonata con il Capitano De Falco della Capitaneria di porto di Livorno. Quel «Torni a bordo, cazzo» rivolto da quest’ultimo al Comandante della Concordia – il quale attinge a piene mani al solito scusario dell’italietta berlusconiana per giustificare l’incidente prima e la sua repentina fuga poi – è diventato il manifesto di quegli italiani che vorrebbero chiudere per sempre con i tanti cialtroni che rivestono, senza meritarlo, un posto di comando. In un Paese in cui non è mai colpa tua, in cui splendide case vista Colosseo ti vengono intestate senza che tu ne sappia niente, e dove – se una nave affonda – è colpa di uno scoglio che stava lì ad insaputa tua e delle carte nautiche, uno come De Falco, che si è limitato a fare il proprio lavoro con coscienza e scrupolo, pare davvero un supereroe con mantello e calzamaglia.

E così, grazie allo sciagurato Schettino e alla fin troppo facile e schematica riconducibilità della sua figura ad un Italia priva di responsabilità e coraggio, una terribile tragedia è diventata un farsesco evento metaforico, un reality show a puntate sul Titanic nostrano che ha coinvolto media e social network. Naturalmente con tanto di stuoli di esperti che rilasciano pareri tecnici, plastici a Porta a Porta, gruppi su Facebook, rimandi a Love Boat e pruriginose interviste a ballerine moldave.

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

La crisi della Stampa è oramai irreversibile. Negli Stati Uniti, che anticipano l’economia europea di qualche anno,  gli introiti pubblicitari dei giornali sono diminuiti del 23% negli ultimi due anni. Diversi giornali sono in bancarotta, altri hanno perso all’incirca tre quarti del loro valore, e dal 2001 quasi un giornalista della carta stampata su cinque ha perduto il proprio posto di lavoro. La causa principale di tutto ciò è Internet, cioè la massiccia migrazione dell’audience verso la Rete, che l’anno scorso ha prodotto una crescita del 27% del traffico dei primi 50 siti di news. In Italia la crisi ha molteplici cause. Dapprima la scarsa credibilità culturale dei quotidiani, sempre più asserviti a logiche di potere e connotati da superficialità, sensazionalismo e partigianeria. Poi la posizione centrale di cui gode la televisione nel nostro paese. Media per eccellenza [ahinoi] per quel che riguarda la creazione di un’identità collettiva. Infine il fenomeno della free press, ossia  dei quotidiani che vengono distribuiti gratuitamente nelle stazioni delle metropolitane e delle ferrovie, i quali stanno vivendo un grosso successo grazie ad un formato snello, leggibile in pochi minuti, privo di orpelli e con un ampio spazio dedicato alle notizie locali. A tutto questo si aggiunge la concorrenza sempre più forte di Internet, i cui investimenti pubblicitari sono in continua ed inarrestabile crescita. il Web si sta facendo protagonista di una vera rivoluzione. E’ infatti l’unico media capace di interpretare l’attuale complessità del mondo dell’informazione in cui tutto è interconnesso, ed è quello che meglio garantisce la pluralità dell’informazione stessa. Non è pertanto casuale che la nostra politica stia cercando di imbavagliarlo.

 

In ordine di tempo l’ultimo tentativo è di Gabriella Carlucci, responsabile cultura e spettacolo (!!!) del PdL, la quale ha recentemente presentato un fumoso progetto di legge in cui si mira a vietare di immettere in Rete anonimamente contenuti di qualsiasi tipo. Dimenticandosi [o forse no] che chi scrive sul Web è già quasi sempre identificabile. L’ex soubrette intende inoltre equiparare ogni blog alla Stampa, per ciò che concerne i reati di diffamazione, con le nefaste conseguenze che ognuno di noi può facilmente immaginare!