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Ingiustizia è fatta

Ingiustizia è fatta

La scorsa settimana il Presidente della Repubblica tedesco si è dimesso  per un’accusa di interesse privato in atti d’ufficio. Il cancelliere Angela Merkel ha commentato la decisione del presidente Christian Wulff, affermando che «una delle forze dello stato di diritto è che tratta tutti nello stesso modo». Dato questo assunto iniziale, se ne deduce piuttosto facilmente che l’Italia non è uno stato di diritto. E non lo è perchè da 20 anni a questa parte consente ad un singolo uomo d’essere – citando Orwell – più uguale di tutti gli altri. Un uomo che, sfruttando il proprio impero economico e mediatico, e la propria posizione di enorme potere, si è fatto beffa della giustizia italiana. In tutto ciò è grande la responsabilità – o per essere ancora più chiari – la complicità di quella parte di Paese che ha votato per lui [direttamente o meno], consentendogli l’ultimo di una lunga serie di schiaffi alla legalità. Un pò come chi nasconde a casa sua un ricercato, sottraendolo al corso regolare della giustizia.

Fortunatamente in questo senso io ho la coscienza pulita, tuttavia l’amarezza di vedere un partito politico esultare per una sentenza che prescrive il reato, pur non assolvendo l’imputato, è tanta. Così come è tanta la vergogna di vivere in un Stato che non tratta tutti nello stesso modo. 

Cinque per Mills

Cinque per Mills

Qualcuno si ricorda di un imprenditore televisivo dall’oscuro passato e con qualche pendenza giudiziaria, che nel 1994 decise di scendere in politica e governò l’Italia fino allo scorso novembre? Lo stesso che, sfruttando la sua posizione di potere, cercò in tutti i modi possibili di sfuggire ai processi che lo riguardavano. Quello che aveva confidato ad Obama che in Italia esisteva una dittatura dei magistrati comunisti. Sempre quello che aveva imposto al Parlamento della Repubblica di ratificare che Ruby Rubacuori fosse effettivamente la nipote di Mubarack. Ancora lo stesso che i più sostenevano fosse meglio governasse, perchè tanto non c’erano alternative. Bene… ora che un’alternativa è stata trovata e lui non è più Presidente del Consiglio – anche se c’è chi afferma stia pensando a farsi eleggere prossimo Presidente della Repubblica – le notizie che riguardano i suoi processi dalle prime pagine stanno scivolando verso il fondo dei quotidiani. Tuttavia o forse proprio per tale ragione, ritengo sia buona cosa fare il punto.
Due giorni fa, giocando sempre sul filo della prescrizione che Ghedini e colleghi hanno cercato di far abbreviare in ogni modo, è arrivata la richiesta del PM in merito al processo Mills. Cinque anni di carcere per silvio berlusconi perchè «colpevole di corruzione, al di là di ogni ragionevole dubbio». Richiesta a cui si aggiunge quella di 250 mila euro di risarcimento da versare alla Presidenza del Consiglio, per danni morali e di immagine. Sempre due giorni fa la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso della Camera contro la procura di Milano per il conflitto di attribuzione tra poteri, nell’ambito del processo Ruby, che vede l’ex premier imputato per concussione e prostituzione minorile.  Il Parlamento aveva sostenuto che i reati in oggetto fossero ministeriali, ossia posti in essere da berlusconi nell’esercizio delle sue funzioni. Bocciando il ricorso, la Consulta dà il via libera al proseguimento del processo a Milano, che altrimenti avrebbe dovuto ripartire da zero presso il Tribunale dei Ministri. Il tutto naturalmente condito dalle immancabili dichiarazioni di Bondi che parla di democrazia dimezzata.
Di leggi ad personam e claque in aula

Di leggi ad personam e claque in aula

Cosa c’è di più efficace di una guerra per distrarre l’opinione pubblica dalle misere questioni interne al nostro Governo? E si sa che in Italia quando si parla di questioni interne al Governo in realtà ci si riferisce ai tentativi del Premier di sfuggire ai procedimenti penali che lo riguardano. Ecco allora che ieri, in piena operazione “Odissea all’alba“, la Commissione Giustizia della Camera ha approvato la norma taglia-prescrizione per gli incensurati. L’emendamento, cucito con precisione sartoriale sulle esigenze processuali di berlusconi dall’onorevole [sic!] Maurizio Paniz, se approvato in modo definitivo fisserà la prescrizione del Processo Mills fra 3 mesi, invece che a febbraio dell’anno prossimo, con le logiche conseguenze che tutti possono immaginare.

Coincidenza vuole che il Processo Mills sia ripreso proprio due giorni fa, con la gustosa novità della presenza di  un gruppetto di sostenitori del PdL, in aula per applaudire gli avvocati del Premier. Così Michele Serra sull’accaduto: «L’Italia è un paese immerso nello show da parecchi anni, ma la scena che si è vista ieri al tribunale di Milano era ancora inedita: la claque in un aula di giustizia. […] Tifosi organizzati, con volti e linguaggio da studio televisivo del pomeriggio, hanno pensato che il processo fosse un ottima occasione per dare corpo, sia pure in miniatura, al loro amore per “Silvio”. L’idea di totale incongruenza politico-giuridica che eruttava dalle parole e dal comportamento dei Silvio-boys [and girls] rimanda direttamente allo sfascio strutturale del discorso pubblico di questo Paese, affidato alle viscere, ai moti affettuosi e/o ringhiosi, alle affermazioni più rudimentali [“io sto con lui qualunque cosa abbia fatto”, “lasciatelo lavorare”, “smettetela di prendervela con lui”]»Questo è il Paese che ci ritroviamo dopo un ventennio di berlusconismo. Su queste macerie toccherà lavorare per anni, al fine di riportare l’Italia sui livelli degli altri Stati democratici del mondo.

Il coprifuoco delle idee

Il coprifuoco delle idee

Il Governo sta nuovamente tentando l’annientamento della libera informazione, da ricondurre per intero ad una velina di regime in cui le prescrizioni si trasformano per incanto in assoluzioni. Il TG1 in Italia ha sempre avuto un ruolo istituzionale vicino alle posizioni governative, facendo però attenzione a mantenersi dentro una dimensione di pubblico servizio. Augusto Minzolini invece lo ha trasformato in una struttura sfacciatamente organica al potere, arrivando persino a dare notizie false pur di compiacere chi lo ha scelto per ricoprire un ruolo così determinante. E così l’avvocato Mills, che – sebbene riconosciuto colpevole del reato di corruzione, viene prosciolto per intervenuta prescrizione del reato [i cui tempi sono stati ridotti grazie ad una delle tante leggi ad personam] – secondo il TG1 è semplicemente assolto. Qualcosa che dovrebbe scuotere il sistema della pubblica informazione e portare a dimissioni esemplari, e che invece scivola via fra l’indifferenza e l’assuefazione dei più. Ancora una volta però la Rete, come già accaduto per il Movimento Viola, si fa portavoce dell’indignazione della parte sana della società e promuove la costituzione di un Gruppo su Facebook al fine di stigmatizzare quanto accaduto. In capo a pochi giorni l’appello intitolato alla dignità dei giornalisti e al il rispetto dei cittadiniraccoglie l’adesione di più di 100.000 persone.

Un segnale incoraggiante che però non ferma l’affondo del Governo. Infatti nei giorni scorsi la vigilanza RAI delibera la cancellazione dei programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale, dimostrando chiaramente la volontà di evitare qualsiasi dibattito, e ponendo il Paese in una posizione che non ha precedenti nel mondo occidentale. In tal modo la pubblica opinione sarà chiamata a votare secondo i temi decisi soltanto dai principali telegiornali. Incidentalmente controllati dal presidente del consiglio. Persino Farefuturo, la fondazione vicina a Gianfranco Fini, condanna aspramente questa decisione: «Un pensiero unico che ha paura delle domande, di qualsiasi domanda. Che ha paura dei dubbi e che non vuole farsi mettere in discussione. Che ha paura dell’agorà, del luogo in cui la polis palpita, in cui i cittadini si guardano in faccia, si scontrano, litigano, decidono. Una politica che cancella i talk show di approfondimento dalla televisione pubblica è una politica autodistruttiva che non fa scendere la gente in piazza, per le strade. è una politica che dichiara il coprifuoco alle idee».

L’impotenza

L’impotenza

«Ho la responsabilità di non avercela fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano milioni di persone». E così lo scorso martedi Walter Veltroni si è dimesso. Si è assunto il peso dei propri errori e se n’è andato. In quest’ultimo anno il PD  ha dovuto fare i conti con sconfitte elettorali e scandali brucianti, polemiche  correntizie e divisioni interne, sullo sfondo del perenne dilemma se fare una opposizione dura oppure responsabile.  Resta da valutare l’opportunità di queste dimissioni così a ridosso delle elezioni europee, in cui un partito democratico allo sbando subirà sicuramente una severissima batosta. Fatto sta che l’ex leader del PD ha compiuto sicuramente un atto in controtendenza, in un paese dove tutti restano aggrappati alla propria fetta di potere, a dispetto del buon gusto, del buon senso, quando non anche della legge.

E a proposito di legge, nello stesso giorno, l’avvocato Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per aver testimoniato il falso in due processi – tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian – che vedevano coimputato silvio berlusconi. La posizione del premier è stata stralciata in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimita’ del Lodo Alfano. Nessun capo del Governo sospettato di corruzione, per evitare la condanna in due processi, sarebbe ancora al suo posto. In un Paese occidentale se non si fosse liberamente dimesso, sarebbe stato cacciato. Invece martedi sera questa notizia di enorme rilevanza era fra i titoli del solo TG3. Il giorno dopo, il maggior quotidiano d’Italia, Il Corriere della Sera, relegava la stessa notizia in un minuscolo riquadro, mentre l’articolo di approfondimento era a pagina 21, dopo la cronaca!

Si prova una terribile impotenza nel constatare che se si vuole un’informazione che non sia controllata dal premier, occorre rivolgersi alla stampa straniera, che – contrariamente alla nostra – dà un ampio risalto alla condanna dell’ex legale di berlusconi. Per fare solo un esempio, Le figaro scrive: “Lo scorso ottobre, Silvio Berlusconi si è messo al riparo della giustizia facendo approvare una legge che gli garantisce l’immunità penale durante il suo mandato alla guida del governo italiano. Immunità che non copre però il suo ex avvocato, condannato per falsa testimonianza in favore del Cavaliere”, si legge sul giornale, che sottolinea come Mills non sia l’unico avvocato del premier ad essere condannato al carcere e cita Cesare Previti, riconosciuto “colpevole di corruzione di magistrati nell’affare Fininvest”. Si prova una feroce impotenza nel rendersi conto di quanto impermeabile alle peggiori nefandezze sia la grande maggioranza dei nostri connazionali. E’ ormai evidente, anzi, che più berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più gli italiani lo apprezzano, in un gioco di specchi che sta conducendo allo spegnimento della coscienza civicadi un’intera nazione. Al modello devastante che il premier ha offerto in quasi venti anni, il paese risponde similmente a quei ragazzi che nelle province del sud ammirano il camorrista o il mafioso locale.