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Categoria: societa

Per cambiare il futuro

Per cambiare il futuro

Sulla vittoria cristallina dei referendum si possono fare due ordini di riflessioni, egualmente sintomatiche del tramonto del regno berlusconiano. Più ancora delle recenti amministrative, questi referendum riflettono il distacco crescente fra il premier e i cittadini. Se è vero, come è vero, che i SI sono arrivati anche dall’elettorato di centrodestra, appare evidente la stroncatura dell’operato del Governo che tutto ha fatto pur di impedire questa convocazione referendaria. Quattro leggi fortemente volute da berlusconi, fra cui quella personalissima del legittimo impedimento, sono state sonoramente bocciate dalla gente, non più disponibile a legittimare il tentativo del Caimano di svicolare dai suoi processi e di anteporre l’interesse di una “cricca” a quello della collettività.

La schiacciante maggioranza con cui si sono imposti i SI segna inoltre la vittoria della comunicazione via WEB su quella televisiva, da sempre in mano al tycoon berlusconi. Proprio nei giorni in cui la RAI si libera dei suoi uomini di maggior successo come Santoro e Fazio, colpevoli di essere voci libere all’interno del palinsesto, la televisione cede alla Rete e ai Social Network come Twitter e Facebook la capacità di informare e risvegliare le coscienze. Rispondendo al silenzio di RAI e Mediaset, il WEB è stato in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica e portare la gente a votare. Un altro guaio gigantesco per chi, come berlusconi, ha sempre legato il suo potere politico ad un uso strumentale e spregiudicato del proprio impero mediatico. Dopo anni di immobilità, si affaccia sulla scena un’Italia migliore, più giovane e con nuovi strumenti in mano per cambiare il futuro.

L’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va

L’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va

L’anno che sta per finire è stato purtroppo contraddistinto da terribili disastri naturali ed ambientali: dall’immane terremoto di Haiti con oltre 200.000 morti, allo sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico ad opera della multinazionale petrolifera inglese BP, per finire alle drammatiche inondazioni che hanno devastato il Pakistan. L’eruzione di un vulcano islandese ha portato alla chiusura degli spazi aerei di buona parte dell’Europa, costringendo milioni di persone a restare a terra per diverse settimane. A causa del crollo del tetto di una miniera, 33 minatori cilenisono rimasti intrappolati ad una profondità di 700 metri per ben 70 giorni. La notizia ha avuto un’immediata diffusione globale, creando intorno alla vicenda una sorta di gigantesco reality-show.

Politicamente il 2010 è stato un anno di grandi fermenti. La crisi economica ha attanagliato l’Europa, colpendo in particolare la Grecia che ha cercato di reagire con un severissimo piano di austerity, che però ha alimentato forti tensioni sociali, sfociate in scioperi generali e in una vera e propria rivolta popolare. Obama ha annunciato l’inizio del ritiro delle truppe internazionali dall’Iraq, ma nonostante questo le elezioni di midterm lo hanno visto sconfitto a beneficio dei Repubblicani, i quali – sospinti dal Tea Party, un movimento populista e ultraconservatore – hanno conquistato la maggioranza alla Camera. Le rivelazioni del sito Wikileaks che diffonde documenti internazionali coperti da segreto, ha messo a rischio la credibilità dei rapporti diplomatici tra i vari Stati. In particolare alcune informazioni riservate sulla guerra in Afghanistan, come l’uccisione di civili, l’occultamento di cadaveri, l’esistenza di un’unità militare il cui compito sarebbe uccidere i talebani anche senza processo, hanno messo in grave difficoltà l’amministrazione americana.

Vieni via con me

Vieni via con me

A proposito di Vieni via con me e delle diverse polemiche che in queste due settimane l’hanno accompagnato, posso dire di condividere quanto ha recentemente scritto Curzio Maltese. Trovo giusto evidenziare che «un programma che batte il Grande Fratello non soltanto con uno strepitoso Benigni, che sarebbe comprensibile, ma con don Gallo e le storie dei rom o della ‘ndrangheta dell’hinterland milanese, non è un fenomeno di costume, ma la spia di una svolta della società italiana».  In una qualche misura esiste infatti un parallelismo fra il successo senza precedenti della trasmissione di Fazio e Saviano e la crisi finale del berlusconismo, che è tale non soltanto per mere questioni di carattere politico, ma anche per motivazioni più attinenti alla sfera sociale. Inizia ad avvertirsi nel nostro Paese una sempre più marcata e diffusa insofferenza nei confronti della figura del premier, e novità di questi ultimi mesi, tale fenomeno è riconducibile anche all’elettorato di destra.

Il merito di Vieni via con me, che – come sottolinea Maltese – «a differenza di altri programmi proibiti non conduce battaglie politiche, ma sociali»,  è quello di aver «ricondotto alla platea Rai un pubblico giovane e colto che da tempo aveva abbandonato disgustato le reti pubbliche». Questo tentativo di contrapporsi all’egemonia aculturale del regime videocratico di berlusconi non poteva però non scatenare una reazione scomposta e violenta da parte di coloro che di tale regime sono i servitori, i quali – nel più puro stile berlusconiano – sono avvezzi discreditare ed aggredire chi osa muovere critiche al Governo. Ed ecco che così Roberto Saviano, reo di avere raccontato a nove milioni di telespettatori i rapporti tra mafia e politica al Nord tirando in ballo la Lega, viene inopinatamente attaccato dal Ministro dell’Interno, pur avendo fatto affermazioni risapute e confermate dalla Direzione Investigativa Antimafia. Come se non bastasse, proprio come aveva già fatto con Fini, Il Giornale – infastidito dalla popolarità trasversale dello scrittore casertano  che contrasta un potere fortemente compromesso con le organizzazioni criminali – promuove una raccolta di firme contro di lui perchè lo ritiene responsabile di una campagna denigratoria del Nord [SIC!]. Tristi colpi di coda di un sistema ormai morente, che però è ancora in grado di fare molto male.

La cultura e la democrazia

La cultura e la democrazia

Recentemente sono stati pubblicati i risultati di due indagini sull’istruzione primaria e la cultura in Italia, che [ma guarda un pò che strano] sono passati sotto silenzio. Secondo queste ricerche: «Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea». Questa tendenza all’analfabetismo di ritorno riguarda tutte le società occidentali, ma in Italia il fenomeno ha un impatto drammatico. Tant’è vero che, ad esempio, siamo in coda all’Europa per lettura di libri e giornali. Secondo l’Istat più della metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, mentre la televisione resta il mezzo di comunicazione dominante. Inutile dire che l’homo videns, come l’ha definito Giovanni Sartori in un suo saggio, è assai più suggestionabile dalla propaganda e dalla demagogia, rispetto alla minoranza ancora affezionata alla parola scritta. Come sostiene il linguista Tullio De Mauro: «La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa, altrimenti, le istituzioni democratiche – pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi  –  sono forme vuote. Quanti di noi hanno la possibilità di ragionare sui dati di fatto, partecipando alle scelte collettive con la possibilità di documentarsi sul senso di quelle scelte?»

Ecco quindi spiegati, in questo quadro di insieme, i recenti tagli al settore cultura operati dal PdL e la Lega. E’ l’ultimo atto di una politica che mira scientemente a colpire la cultura, mortificarla, banalizzare e sminuire il lavoro artistico e intellettuale, ridotto a roba per gente che non ha voglia di faticare. La crisi è usata per suscitare disprezzo nei confronti della cultura. Una strategia scellerata che consegna all’Italia un destino di declino e di imbarbarimento. Ieri l’associazione dell’autorialità cinetelevisiva 100autori ha deciso di occupare la Casa del Cinema proprio per denunciare «la pochezza di un governo che considera la cultura un elemento residuale e insieme di segno politico avverso di cui è auspicabile la chiusura per fallimento. Come per l’informazione, la ricerca, la scuola, anche il nostro settore è stato smontato pezzo per pezzo, giorno dopo giorno».

Com’è triste Venezia

Com’è triste Venezia

«A Silvio. Vita assaporata. Vita preceduta. Vita inseguita. Vita amata. Vita vitale. Vita ritrovata. Vita splendente. Vita disvelata. Vita nova». E poi: «A Marcello Dell’Utri. Velata verità. Segreto stupore. Sguardo leggero. Insondabili orizzonti». Ed ancora: «Siccome i finanziamenti sono dello Stato d’ora in poi intendo mettere becco anche nella scelta dei membri della giuria del Festival del Cinema di Venezia». Ed infine: «Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza anche i suoi giudizi critici, pure quelli verso i film stranieri». Cosa hanno in comune queste 4 perle di saggezza, questo ispirato crescendo di acute intuizioni? Facile: la provenienza. E’ stato tutto partorito dalla prodigiosa vena intellettuale del Ministro alla Cultura, Sandro Bondi. Si lo so, accostare la parola cultura a bondi è in apparenza una contraddizione in termini, ma non fatevi fuorviare dalla scontata propaganda bolscevica. Bondi è uomo misurato, imparziale e pieno di buon senso.

Se il cinema italiano non vince neppure un premio al Festival di Venezia non ci si deve disperare. Infatti basta assicurarsi una giuria di parte, particolarmente attenta alla nostra produzione – a patto beninteso che non sia comunista – selezionata appositamente dal nostro grande Sandrone. Dopo la recente polemica con Elio Germano e dopo aver tagliato i fondi previsti per il mondo dello spettacolo, il ministro – galvanizzato dall’insuccesso del cinema nostrano, perchè evidentemente in balia di una consunta intellighenzia sinistrorsa – pensa ad occupare militarmente il Festival, così come già fatto con la RAI. Certo, i detrattori potrebbero sostenere che una prestigiosa mostra dedicata al cinema nazionale ed estero, la cui giuria è scelta dal Governo, potrebbe perdere di credibilità. Ma Italia, invece di sostenere la cultura, si preferisce indirizzarla. Che volete… siam fatti così!

Vacanze Interstellari

Vacanze Interstellari

Le mie ferie agostane le ho trascorse a Londra. Inutile decantare le mille e più meraviglie della città. Ho compreso d’essere su un altro pianeta poco dopo il mio arrivo, quando – sul treno che dall’Aeroporto di Gatwick mi portava a Victoria Station – al controllore che gli chiedeva il biglietto, un viaggiatore ha mostrato un SMS sul proprio cellulare. Sul messagino, inviato dal Sito delle Ferrovie Inglesi, c’era riportato il codice identificativo dell’acquisto online del biglietto.

Leggo oggi su Il Fatto Quotidiano un articolo di Travaglio che conferma che Londra appartiene ad una differente galassia rispetto alla nostra. «A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra. Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Presidente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo.   Figurarsi che si direbbe di loro in un altro Paese se si sapesse che il primo pubblica i suoi libri per la casa editrice di B. [Mondadori] e il secondo ha tenuto per anni una rubrica su un settimanale edito da B. [Panorama] prima che B. lo nominasse direttore del Tg1 ad personam».

Fumo di Londra

Fumo di Londra

«Al Parlamento europeo i deputati sono disorientati per quello che accade in Italia. Non riescono a comprendere come faccia la parte politica maggioritaria del Paese a votare Berlusconi: per le sue malefatte, per il perseguimento di interessi privatistici, per il massacro dell’etica pubblica, per il suo tratto da dittatorello peronista, per il suo populismo cialtronesco, per i collegamenti con la mafia, per il coinvolgimento in processi penali per fatti gravissimi che in altri Paesi, come Germania o Inghilterra, avrebbero condotto un politico a ritirarsi a vita privata. L’Italia ai tempi di Falcone e Borsellino, oltre che di Mani pulite, era all’avanguardia nel contrasto ad ogni forma di criminalità, oggi è la nazione che approva leggi criminogene che favoriscono ogni forma di criminalità tanto da diventare una sorta di asilo politico privilegiato per i delinquenti di ogni risma. Per non parlare del disgusto che si prova per la torsione neoautoritaria – portata avanti da un partito che si definisce liberale – che si manifesta addirittura nella compressione di uno dei diritti fondamentali della casa europea: la libera manifestazione del pensiero. E che dire delle censure al nostro Paese per i rigurgiti xenofobi e razzisti, fatti di respingimenti di massa di immigrati inermi e della criminalizzazione del diverso senza che abbia commesso un crimine?»

Sottoscrivo in pieno le parole di Luigi De Magistris. Ecco perchè capisco ed amo sempre meno i miei connazionali e perchè ogni scusa è buona per fuggire da questo Paese, anche solo per qualche giorno. Adoro il Nord Europa e Londra è una città che sa offire così tanto a chi la visita. La sensazione euforica di essere al centro del mondo per quel che riguarda lo spettacolo, la musica, le mode, i gusti e le tendenze è forte anche in un periodo come questo, certamente non così vitale. Soprattutto se si proviene da una società – la nostra italiana – che definire amorfa è farle un complimento. Una società al cui confronto persino il villaggio dei Puffi apparirebbe ben organizzato e culturalmente stimolante. Partirò verso la capitale inglese fra una settimana e, una volta là, cercherò di evitare tutti i luoghi comuni dell’italiano all’estero, quelli che –  proprio in Fumo di Londra – facevano esclamare ad Alberto Sordi: «E non facciamoci riconoscere  da tutti per quelli che siamo!». Tanto, a farci fare una figura non propriamente lusinghiera in giro per il mondo ci pensa già il nostro Presidente del Consiglio. Ci ritroveremo da queste parti intorno a fine mese. A tutti auguro un Buon Ferragosto!

Aperto ai bovini

Aperto ai bovini

E’ davvero istruttivo e persino terapeutico seguire ogni tanto Studio Aperto. Se ne ricava un’impressione dell’Italia molto distante da ciò che la disfattista stampa di sinistra vorrebbe rifilarci. Un Paese florido in cui ci si sa divertire con spensieratezza e gusto, pronto ad ospitare tanti turisti stranieri, felice per aver passato indenne la crisi e per essersi affidato, così assennatamente, alle capaci mani di berlusconi e tremonti. Ecco allora, per la gioia di grandi e piccini, alcuni dei titoli delle ultime 4 edizioni serali del telegiornale diretto da Giovanni Toti.

Sono gli Hot Pants la tendenza più calda di quest’estate. Lanciati dalle dive sono ora di moda sulle nostre spiagge. Presa a Genova la banda dei rapinatori albanesi di ville. Sentenza di Erba conferma in appello l’ergastolo ai coniugi Romano. Naufragio in Sardegna: affonda un trimarano; due morti ed un disperso. Prevista per i prossimi giorni una nuova ondata di caldo africano. Una studentessa di 25 anni diventa una escort per pagarsi l’Università. Boom dei “ritocchini last minute” a ridosso delle vacanze: per la prova costume il gentil sesso sceglie il chirurgo estetico. Irina, la modella russa fidanzata di Cristiano Ronaldo, annuncia pubblicamente che sposerà presto il campione, nonostante il tradimento subìto. Amanda Knox parla dal carcere e dice che non è stata lei ad uccidere Meredith. Un Boa constrictor in fuga per le campagne della provincia di Alessandria. La stagione delle feste è ufficialmente partita: il divertimento in Versilia si chiama Capannina e Twiga. Estate 2010: tornano gli stranieri in Italia. Fra mare e città d’arte il Bel Paese va forte.

Per quanto in Italia non interessi a nessuno, Studio Aperto, conscio del ruolo formativo ed informativo che un TG deve avere in una democrazia moderna, dedica spazio anche alla politica. Quattro servizi intramuscolari. Uno per edizione. Pochi secondi per far riflettere i telespettatori, senza però annoiarli troppo. Berlusconi denuncia: dai media campagna furibonda che mira ad oscurare i successi del Governo. Tremonti afferma: gli Italiani hanno accettato la manovra. Non ce ne sarà un altra nel 2010. Per berlusconi la crisi economica è alle spalle, infatti l’industria italiana vola. Secondo tremonti non esiste un’alternativa al Governo berlusconi.

Italiota Pride

Italiota Pride

Questa settimana nella cattolicissima Argentina diventano legali i matrimoni gay: il Senato ha approvato la legge che autorizza le unioni omosessuali, dopo che la Camera lo aveva già approvato lo scorso maggio. Le coppie gay sposate potranno inoltre adottare bambini ed avere accesso a sicurezza sociale e congedo familiare. L’Argentina è quindi il primo Paese dell’America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.

Tutto questo accade mentre il Policlinico di Milano rifiuta di accettare il sangue da un donatore dichiaratamente omosessuale. Decisione grave e preoccupante perché la motivazione non si basa su elementi di stile di vita considerati dalla scienza “a rischio”, ma semplicemente su quella dell’orientamento sessuale. Ed ancora mentre il turismo gay a Roma cala del 30 per cento a causa delle troppe aggressioni omofobiche. Un fenomeno drammatico e sempre più diffuso che evidenzia l’arretratezza politica e culturale di un Paese in cui non si riesce neppure ad attuare una legge contro l’omofobia, figuriamoci pensare ai matrimoni tra persone dello stesso sesso!

Panem et circenses

Panem et circenses

All’indomani della disfatta azzurra ai Mondiali di Calcio, diversi commentatori, sportivi e non, hanno avanzato la tesi che la Nazionale non sia altro che lo specchio del nostro Paese e, perchè no, del nostro governo. Il più efficace è stato il direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, che si è espresso così: «”Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno”. Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra […]. L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato spirito di squadra. Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri». Lippi come berlusconi? Cannavaro come Alfano? Cassano come Fini? Potrebbe essere.

Di diverso ci sarebbe soltanto la reazione della massa sempre più bovina, che si indigna di fronte all’uscita della squadra di Marcello Lippi dalla Coppa del Mondo, ma resta al palo dinanzi alle uscite del Governo. Basti pensare alla recente vicenda del ministro per il federalismo, Aldo Brancher, nominato solo da pochi giorni [senza che ne siano certe nè l’utilità nè l’onestà] e già invocante il legittimo impedimento, al fine di sottrarsi ad un processo che lo vede imputato insieme alla moglie. E poco importa se Napolitano abbia per la prima volta dato un segnale di coraggio e di senso dello Stato mettendosi di traverso, perchè la protervia di berlusconi resta in tutta la sua enorme gravità. E se è vero che panem et circenses sono strumenti straordinari per anestetizzare i malumori popolari, adesso che i circenses se ne sono andati via anzitempo e che il panem è stato drasticamente ridotto da una manovra finanziaria sbagliata ed iniqua, l’opinione pubblica sarà finalmente pronta a reagire all’inedia e a ritrovare la sua rabbia?