Siamo ingovernabili

«E’ chiaro che gli italiani respingono l’austerità» titola il Wall Street Journal. «Gli italiani dicono basta all’austerità. I messaggi populisti e anti-establishment conquistano gli elettori» sintetizza il Financial Times. Ed in effetti le elezioni sono state vinte dal rimborso dell’IMU, dal reddito di cittadinanza, dalla salvifica uscita dall’Euro e da un sonoro vaffanculo a tutti, senza alcuna distinzione. Chi – come berlusconi e Grillo – hanno cavalcato il malcontento per una politica di rigore e la sfiducia verso la classe politica, riscuotono un successo inaspettato. Coloro che – più seriamente, come Bersani e Monti – non hanno nascosto all’elettorato la necessità di sacrifici per uscire dalla crisi economica, ottengono un risultato inferiore alle attese, che nel caso di Casini e Fini è davvero umiliante. E’ un voto di pancia quello che delineano queste elezioni. Un voto che si alimenta di bugie, di promesse irrealizzabili, di bassi espedienti, di retorica da “Bar dello Sport”, di insulti gratuiti, di violenza verbale. Un voto che rincorre il radicalismo presente nel malessere sociale e nella rabbia anticasta nel caso di Grillo, e che vive della seduzione mediatica e del colpo ad effetto nel caso di berlusconi. Protagonisti entrambi di una proposta demagogica che attrae consensi ma che non può produrre alcuna stabilità governativa, e che giustamente sta creando forti preoccupazioni presso gli osservatori internazionali.
 
Quanto al Partito Democratico, ha sbagliato prima di tutto a non imporre una nuova legge elettorale, quando aveva la possibilità di farlo. Una legge che non consegnasse il Paese ad una drammatica situazione di ingovernabilità, come invece è accaduto. Secondariamente non ha saputo intercettare quel forte bisogno di rinnovamento che arrivava dalla pubblica opinione. Un’opzione che al momento diventa improcrastinabile. Ed ora? Ed ora rischiamo che il peggio debba ancora venire.
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