Dove i contributi non sono finanziamenti

Dove i contributi non sono finanziamenti

Nell’aprile del 1993 un referendum cancellò in maniera schiacciante il finanziamento pubblico ai partiti. Meno di un anno dopo la legge fu di fatto reintrodotta, cambiando semplicemente la definizione “finanziamento pubblico” in “contributo per le spese elettorali”. A parte domandarsi che democrazia è quella in cui  una precisa ed incontestabile volontà popolare viene ribaltata grazie ad un escamotage lessicale, oggi – dopo vent’anni – resta soltanto l’amarezza nel constatare l’enormità di denaro pubblico di cui i partiti dispongono in una dimensione priva di controlli.

Ma all’estero cosa succede? Come si sa, negli Stati Uniti non esiste alcun tipo di rimborso elettorale. Il sistema di finanziamento a politici e partiti è volontario e privato. In Gran Bretagna hanno accesso alle sovvenzioni solo i partiti dell’opposizione, svantaggiati nel recuperare sostegno economico da lobby e gruppi industriali, come succede invece a chi sta al Governo. In Germania sia l’aiuto economico pubblico sia le donazioni private stanno all’interno di una sfera rigidamente e chiaramente definita dalla Costituzione e da una serie di leggi. Certamente non esiste un modello perfetto, in cui non siano possibili storture ed illegalità, ma soltanto in Italia sono i partiti stessi a certificare i loro bilanci, al di fuori di qualsiasi verifica di legge. Senza alcun tetto massimo e con un’enorme sperequazione tra spese effettivamente sostenute e rimborsi percepiti. 

31 thoughts on “Dove i contributi non sono finanziamenti

  1. Ho sempre sostenuto l’opportunità di un finanziamento-rimborso pubblico a chi fa attività politica e continuerò a farlo anche ora che vengono alla luce questi scandali.
    Inutile dire che non prendo un euro da qualsivoglia partito, né che simili ruberie non mi fanno piacere. Anzi, mi offendono più di quanto si creda, visto che i circoli sul territorio sono sempre costretti ad autofinanziarsi!!

    Tutto questo foraggia partitini insignificanti?
    Rimborsi eccessivi?
    Per cambiare questo sistema rotto basterebbero alcune modifiche non eccezionali (proposte tra l’altro da alcuni circoli PD):
    – rimborsare solo le spese effettivamente sostenute (a netto di fattura! o nada)
    – rimborsare solo i partiti presenti nelle assemblee competenti, distinguendo per assemblea: sbaramenti al 5% e chi non li raggiunge, sta a secco di finanziamenti. Senza possibilità di cambi di casacca!
    (ecco spiegata anche la “lotta per la sopravvivenza” del Partito Liberale in Germania)

    No, non vedo ipocrisia nel finanziamento pubblico.
    Anche perchè l’idea che i cittadini partecipino in prima persona ai costi si scontra a) con la pratica di migliaia di militanti che pagano personalmente tutto; b) con una “disaffezione” da antipolitica tutta nostrana.

    Parliamo ora dei controlli: in un sistema di finanziamento pubblico basterebbero pochi accorgimenti, come quelli che cito sopra, a limitare gli sprechi.
    A questi aggiungo solo una gestione decentrata: obbligo di presentare il bilancio ad ogni circolo e obbliogo di dividere i finanziamenti a livello locale (circoli, non nazionale!) così, grandi ruberie da 50.000-1.000.000 di euro sarebbero assolutamente impossbili!
    Ed i controlli altro non sarebbero che un’attuazione della Costituzione….

  2. @redpoz
    L’ipocrisia nel finanziamento pubblico esiste nel momento in cui si è disattesa la volontà popolare che si era chiaramente espressa in maniera contraria (90,3% dei voti). Se non ci fosse stato questo piccolo particolare del referendum sarei d’accordo con le proposte che fai, che mi sembrano assolutamente assennate.

    1. Giusto. e inoltre, anche se non ci fosse stato ilrisultato delreferendum, perchè devo essere obbligata a dare soldi a gente incapace che li usa per i suoi scopi personali?perchè dovrei darli a politici che negli ultimi anni si sono dati da fare per insultare gli italiani?
      io per questo non vado più a votare figuairmoci dargli parte di quella miseria di soldi che guadagno!
      Io sarei più d’0accordo per un finanziamento volontario, se uno ha 3000 euro e li vuole dare di sua spontanea volontà a un partito qualunque faccia pure.

      1. @tiziana
        Il finanziamento privato, se non gestito in modo corretto, può dar luogo a delle situazioni inique. Potrebbe accadere che solo i partiti con ricchi finanziatori riuscirebbero a sopravvivere, mentre chi non avesse abbastanza “mecenati” sarebbe costretto al fallimento. La situazione è sicuramente complessa e va regolamentata con molta attenzione.

    2. sotto questo punto di vista posso darti ragione.

      mi farebbe però piacere una risposta anche sugli altri punti, se non altro per capire se e quali margini ci sono per una soluzione…

      1. @redpoz
        Io sono sostanzialmente d’accordo con le proposte che fai. Nel complesso mi par di poter dire che una regolamentazione che introduca dei controlli rigidi e puntuali (anche a livello del singolo circolo) e che imponga dei rimborsi solo a ciò che effettivamente si sia speso (magari specificando anche dei tetti massimi) dietro presentazione di pezze giustificative sia tanta manna! :)

  3. Una legge che regola i rimborsi e impone la pubblicità dei bilanci – conto economico e stato patrimoniale – fissando come organi di controllo la Presidenza della Camera e la Corte dei Conti – competente ,quest’ultima, solo per la parte che riguarda i soldi pubblici – già c’è.
    Se solo funzionasse saremmo un pezzo avanti ( e intanto gli uffici di presidenza fanno sapere che non sono in grado di controllare, non so perchè e non so soprattutto per quale ragione se ne escano solo adesso).
    Mutata la formula del rimborso pro elettore – oggi i partiti sono le uniche organizzazioni con i bilanci in attivo – e stabilito un tetto, si potrebbe pure evitare tutto questo chiasso contenta malumori solo per finta.
    Anche io credo che i costi della democrazia vadano sostenuti dal Pubblico.( e ho votato contro l’abolizione, all’epoca) I paragoni con paesi in cui i partiti sono poco più che comitati elettorali e dove il finanziamento dei privati, pur trasparente, genera il sistema lobbistico, non vanno in questo Paese ( e qualche guasto lo procura anche negli altri,vedi case farmaceutiche in USA).
    Ci mancherebbe altro che il signor Beretta – armi, non salumi – passasse alcuni milioni al partito X per poi pretendere una legge sulla liberalizzazione delle pistole.Finiamo con gli appalti truccati e cominciamo con le leggi ad “finanziatores”
    Sono inoltre contrarissima a che si legiferi sull’onda dell’emotività,dell’urgenza,della pur sacrosanta indignazione popolare.Anche in questo settore abbiamo dato e si sono visti i risultati.
    Uno Stato serio impone i controlli, punisce gli abusi, aggiusta eventuali incongruenze o le storture legislative e tira dritto per la sua strada senza dar retta ai mestatori nel torbido.
    Che se continua così saranno eletti a valanghe, salvo poi continuare allegramente come gli altri peggio degli altri. Qui dobbiamo introdurre la cultura della legalità e riformare lo Stato che dal numero degli “esodati” ( un nuovo mistero di Fatima) all’impossibilità di adire ai controlli di quattro bilanci in croce, offre di sé la solita prova d’inefficienza.

  4. @sed
    Sono d’accordo anche con te. Pure io dubito che un sistema come quello americano possa essere applicato in Italia. Tuttavia mi domando quale genere di democrazia possa ribaltare con tale noncuranza una precisa volontà popolare come quella espressa nel 93. Qualcuno davvero pensa che essere contrari al finanziamento pubblico ai partiti significa non esserlo al rimborso elettorale? Qui mi pare che si vada ben oltre l’inefficienza di cui giustamente parli tu, qui siamo al banditismo!

    1. E’ semplice : anche negli altri paesi con correzioni opportune ,quindi nel rispetto della legalità, si potrebbe ribaltare la volontà popolare.
      La differenza però sta nel fatto che altrove c’è la cultura del ricambio – o se preferisci del liberarsi delle cose che non funzionano – da noi ce li teniamo per un ventennio, se basta.
      Ergo in altri paesi dove il voto è meno ideologizzato una legge contraria al sentire comune sarebbe bastata per evitare una riconferma alle forze politiche che l’avevano licenziata.
      Esempio estremo : io sto ancora chiedendomi che male avesse fatto il sindaco di Londra Ken Livingston ( capacissimo) per essere sostituito da uno come Boris Johnson ( un po’ meno). Proprio nulla. Semplicemente secondo una cultura diffusa nei paesi anglosassoni, dopo due o tre mandati, il potere deve passare di mano.

      1. Dimenticavo : non sottovalutare l’inefficienza.E’ il pantano dove vanno a naufragare le migliori leggi. E a noi non mancano!
        Non pensi che una struttura di controllo funzionante avrebbe evitato,tanto per dirne una, molto precariato?

  5. … come al solito, in Italia manca il controllo. Siamo la patria del diritto, ma confidiamo sul senso civico dei singoli affinché la legge sia rispettata. Nel caso nostro, i rimborsi elettorali una volta distribuiti a vari partiti, scompaiono nell’equivalente di un buco nero. Nessun controllo da parte di nessuno, men che meno dallo Stato, ossia dal Governo. Denaro pubblico distribuito alla carlona.

    In merito all’abolizione dei rimborsi, da più parti si solleva la seguente considerazione: una democrazia senza i partiti non è più una democrazia. Giusto, ma è ancora democrazia quella in cui i partiti non solo disattendono i risultati dei referendum, ma creano un meccanismo per il quale l’elettore deve votare a scatola chiusa? E democrazia quella in cui i fondi pubblici destinati ai partiti non trovano pezze giustificative se non il classico ritornello “…senza soldi pubblici, sarebbe peggio!” oppure “…fare politica costa, tanto”.

    Da cittadino pretendo ed esigo da chi amministra il bene pubblico non solo rettitudine morale, ma una trasparenza assoluta. Il denaro pubblico è sacro.

  6. @sed
    Il rispetto della legalità non è sempre l’unico parametro da considerare. Altrimenti – restando nel caso specifico – avrebbe ragione la Litizzetto che stasera da Fazio ha detto che il testo del prossimo referendum che si intende fare contro il finanziamento pubblico ai partiti (mi pare che ne siano già stati presentati due) dovrà includere – dizionario italiano alla mano – anche tutti i sinonimi del termine finanziamento.

    @camosciobianco
    La democrazia espressione della Seconda Repubblica sta terminando con la sensazione che i partiti abbiano fallito il proprio compito. La trasparenza deve essere la prima caratteristica di un politico onesto. In questo senso si comprende facilmente perchè si stia facendo largo un diffuso e crescente sentimento di “antipolitica”…

    1. Magari fosse così facile. Il punto è che finanziamento e rimborso sono due concetti diversi,non due sinonimi. Il referendum è un istituto limitato sotto questo aspetto, e non potrebbe essere altrimenti in una democrazia rappresentativa.
      Ecco perché una classe politica che non coglie il senso della volontà popolare,al di là degli aspetti tecnici – ineccepibili, si badi bene – non andrebbe riconfermata.
      E’ l’unica arma in mano ai cittadini.Spuntata, se via via si pensa di risolvere affidando a quello che strilla di più,al fustigatore,al populista all’arruffapopoli le sorti del Paese.
      Ora è la volta di Grillo come in tempi andati fu dei radicali, di Cicciolina e della Lega.(sempre peggio,dal punto di vista dei risultati).
      Il rispetto della legalità era legato al buon funzionamento della baracca non alla capacità dei nostri politici di fare leggi furbesche.

  7. non c’è volontà di riscatto delle forze politiche se neppure sull’onda emotiva dello scandalo Lega si è visto il parlamento impegnato in una riforma lampo, ma continuano con il disegno di legge sui rimborsi elettorali e sulla trasparenza bilancio partiti, già impantanato nelle secche delle commissioni.

  8. @sed
    Perfettamente d’accordo. Quanto a Grillo, leggo che i sondaggi lo collocano come terza forza alle spalle di PD e PdL… situazione preoccupante…

    @acquacotta
    Hai ragione. Si fa molta fatica a cogliere una reale intenzione di svolta. Non si va al di là di qualche decisione più demagogica che altro…

    1. Con il 6 o 7% ( a ieri ) mi pare improbabile, a meno che il terzo polo non decida di darsi al giardinaggio.
      Comunque credo che la delegittimazione della politica sia una china più perversa dei comitati d’affari,delle tangenti e delle eventuali connessioni con i mitici Poteri Forti . L’unica maniera per liberarsi degli Arruffapopoli è obbligarli a provare l’ebbrezza dell’Assunzione di Responsabilità. La presidenza di una bella Commissione Bilancio o Affari sociali, poi vedi come il Vaffa Day lo organizzano i cittadini.Per la diffusione del relativo DVD mi voglio impegnare personalmente.
      Grillo – secondo una definizione della mia infanzia- è una tigre di carta.

      1. @sed
        Non sarà la terza forza, ma il 7% dei voti è una cifra notevolissima. Dici bene: l’assunzione di responsabilità… però non mi pare di così facile attuazione. L’antipolitica di Grillo preoccupa… purtroppo il trovare ogni santo giorno un nuovo scandalo che coinvolga un qualche partito, non aiuta a risolvere il problema…

            1. Non agitiamoci : questa storia di Grillo va avanti da cinque anni e ha prodotto fin qui qualche consigliere comunale o regionale che nell’esercizio delle sue funzioni si guarda bene dal fare antipolitica.
              Si tratta soprattutto di giovani molto volenterosi e interessati alla cosa pubblica.Non mi straccio le vesti per questo.
              Una proposta politica forte è l’unico antidoto possibile alla china su cui stiamo scivolando.Ma il contendere non può essere quello esprimiamo ogni giorno nelle nostre dotte disquisizioni : se Vendola o Bersani abbiano espresso con parole più o meno efficaci concetti rifritti.
              Questa non è politica.
              Bisogna che questi signori configurino con chiarezza un’ idea di società .Il nodo è tutto lì.
              Una volta chiarito il vero nodo, il reintegro, il finanziamento pubblico dei partiti, il welfare,la legge anticorruzione o quella elettorale seguono a ruota senza più bisogno di spaccare il capello in quattro. Non so se ho reso l’idea.

  9. …anziché inveire contro l’urlatore di turno, ossia Grillo, forse sarebbe più avveduto chiedersi perché simile personaggio riscuota tale successo. L’ascesa di Grillo non avviene per ragioni misteriose, ma solo perché chi dovrebbe fare politica (amministrare il bene pubblico nell’interesse di tutti) è diventato sordo ai richiami del proprio elettorato.

    Grillo occupa uno spazio lasciato vuoto proprio da quei partiti che lo criticano con maggiore durezza. Quindi sarebbe urgente, pena una catastrofico risultato alle prossime elezioni politiche, se tra i dirigenti del PD alcuni facessero una sana e costruttiva autocritica. Possibilmente in pubblico.

  10. I partiti devono finanziarsi solo in due modi: i tesseramenti e i rimborsi per le spese effettivamente sostenute e comprovate. Niente soldi a pioggia né donazioni private, che si tramuterebbero in un acquisto dei parlamentari da parte delle lobby come avviene in America

  11. @gatta
    Sed ha ragione quando dice che noi cittadini dovremme votare con maggiore cognizione di causa, mandando a casa chi ha disatteso la volontà popolare. E’ la nostra sola arma, che troppo spesso purtroppo abbiamo usato nel peggior modo possibile…

    @camoscio
    Hai detto niente… mi sa che il termine “autocritica” sia andato perso da un bel pò. Che poi Grillo ha pure dimostrato di avere all’interno del suo movimento, lo stesso grado di democrazia che possiede il PdL. Chi non si adegua al volere del capo, viene cacciato senza troppi problemi…

    @Luca
    Sono d’accordo con te…

  12. Sembrerà banale, ma sia nel tuo post, sia in molti commenti, si legge la differenza tra il comportamento di noi italiani e quello degli altri paesi (indistintamente): è come se questo marchio di furbetti, di intrallazzatori ce lo prtassimo ben marchiato addosso e, direi, ne andassimo quasi fieri, benchè ritenga che le stesse cose succedano in molte altre parti del mondo.
    Continuo a ritenere che in Italia ci sia davvero bisogno, prima di tutto, di una rivoluzione culturale che abbracci un pò tutta la sfera pubblica e che può partire solo dalle signole famiglie e dalla scuola.

  13. Credo che non debbano essere i cittadini a far fronte delle spese dei partiti. Se Bersani ha paura di chiudere bottega, può sempre decentrare il Pd in Polonia oppure chiedere fondi al PCUS…

  14. il fatto che in questo momento drammatico per l’Italia, con tutti i dati in calo tranne quello dei disoccupati e dei suicidi, i partiti non abbiano sentito il dovere nemmeno di rinunciare alla famosa ultima tranche dei rimborsi (per me, alla luce di quanto emerso, dovrebbero proprio restituire le somme avute in eccesso sulle spese) dimostra quanto siano lontani dal sentire del loro popolo.
    E temo fortemente i risultati delle prossime elezioni.. ma forse una bella catarsi sarebbe salutare..

  15. @paluca
    Con me sfondi una porta aperta: non so in quanti post ho scritto che prima di ogni altra cosa qui va trovata soluzione ad un problema culturale…

    @DonBuro
    Io credo che prima di tutto vadano introdotti controlli e verifiche rigide e precise. I rimborsi dovranno riferirsi a spese effettivamente sostenute, dietro la presentazione di pezze giustificative…

    @giovanotta
    Speriamo che sia una catarsi positiva, però… perchè da che mondo è mondo il sentimento di antipolitica non ha mai condotto a nulla di buono…

  16. Weh!
    Sentita l’ultima sparata di Borghezio?
    Vendere Sicilia, Campania e Sardegna a qualche miliardario per alleggerire il debito pubblico.
    L’idea del Guzzanti/Tremonti si è finalmente reincarnata nella realtà!!!!
    stranamente non ho letto di questa notizia ne sul Corriera ne sulla Repubblica ne sul Fatto Quotidiano….
    Buona serata!

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