I Classici del Cinema – Un Posto al Sole

«Il più grande film sull’America mai realizzato» scrisse Charlie Chaplin a proposito di Un Posto al Sole [1951]. La storia – tratta dal romanzo Una Tragedia Americana di Theodore Dreiser – è quella di George Eastman, un ambizioso giovane di provincia che si trasferisce in città per dare la scalata al successo. Crede d’esserci riuscito quando conquista l’amore di una giovane ereditiera. Purtroppo però ha già una relazione con un’operaia che attende un figlio da lui e si rifiuta di lasciarlo. Costretto a scegliere, George decide di eliminarla. La invita in una gita al lago, ma nel momento di agire desiste dal suo intento. Destino vuole però che la ragazza cada incidentalmente in acqua, morendo affogata. Per George si prospetta l’inizio di un vero e proprio incubo.

Il capolavoro di George Stevens – a suo modo una pellicola rivoluzionaria, vincitrice di 6 premi Oscar – è una commistione di diversi generi: dramma sociale, ma anche film sentimentale, legal thriller e noir. La cinepresa viene utilizzata sapientemente: a volte si mantiene distante, osservatrice imparziale, quasi assente. A queste riprese si alternano sia dei primissimi piani che proiettano il pubblico dentro gli stati d’animo e i sentimenti dei protagonisti, sia delle lunghe dissolvenze incrociate che fanno montare la tensione. Per Stevens è un grosso colpo di fortuna che l’allora 17enne Elizabeth Taylor [inizialmente non a conoscenza dell’omosessualità del partner] si innamori di Montgomery Clift, perchè in tal modo può profittare del loro affiatamento per filmare alcune delle scene d’amore più intense della storia del Cinema, fra le quali un memorabile primo piano in cui la Taylor sussurra maternamente a Monty «Tell mama, tell mama all». Dialogo andato poi perso nel doppiaggio italiano, perchè tradotto con un banale «Dimmelo George, dimmelo», ed invece assolutamente emblematico dell’importanza storica della pellicola. Infatti è proprio con Un Posto al Sole che il protagonista maschile di un film può – per la prima volta – mostrarsi fragile ed insicuro, ed assumere senza vergogna quella parte di debolezza che fino ad allora era considerata solo femminile, spianando così la strada a tutti quegli antieroi emotivi, inquieti e tormentati che da lì a breve sarebbero stati declinati in vario modo da Brando, Dean e dal primo Newman. Monty semplicemente giganteggia, connotando il film di una sorprendente forza drammatica. L’attore fornisce una prova suntuosa, ben evidenziando l’aspetto ambiguo del protagonista, combattuto fra la vita che aveva sempre desiderato ed il suo dovere. Un uomo che per un attimo riesce ad afferrare la felicità, ma che – a causa della sua natura e della sorte avversa – pone in essere una serie di azioni che lo condurranno ineluttabilmente alla tragica sconfitta.

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15 Commenti

  1. Maude commenta:

    Molto interessante la tua recensione Rear. Ho visto il film molti anni fa e non sono riuscita a vederci le osservazioni di costume che citi tu. Mi saranno molto utili la prossima volta che lo vedrò.

  2. Tiziana commenta:

    L’ho visto a 14 anni e ne sono rimasta molto angosciata. Ho letto il romanzo orignale due anni dopo e non mi è piaciuto molto. Concordo sulla grandezza dell’interprete aschile, un ottimo attore che a mio avviso fu poco valorizzato ai suoi tempi.
    E’ da note coem per la Taylor molti film furono l’occasione per stringere amicizie durature con i suoi colleghi (Rock Hudson, Montgomery Clift e anche il suo partner in VENERE IN VISONE); in particolare ricordo un’intervista di alcuni anni fa in cui lei disse di Montgomersy Clift di averlo amato molto “come persona”. Quindi, se anche all”inizio ci fu innamoramento, credo poi sia diventata una bella amiciz adi quelle indimenticabili. In fondo ci sono vari tipi di amore, secondo me si può amare anch un amico senza per forza vederci il lato romantico.

  3. sherazade commenta:

    oh mamma mia che cosa è successo che la scrittura è diventata così minuscola?:ho dovuto fare copia-incolla!
    Leggo con interesse la tua recensione perchè nonostante i nuovi grandi attori emergenti e le molte proiezioni nei tempi morti della nostra televisione, il film non mi ha mai emozionata. Si sente forte la cultura puritana americana innescata nei suoi vizi.

    sherascusamadavverononriescoaleggere :(

  4. RearWindow commenta:

    @Maude
    Ne sono lieto… :)

    @Tiziana
    La Taylor salvò particamente la vita a Clift. Infatti l’attore ebbe un terribile incidente d’auto di ritorno da una festa che la Taylor aveva dato… fu lei che si precipitò nel luogo dell’incidente, cavò dalla gola i denti che stavano per soffocare l’attore che era completamente sfigurato e impedì ai fotografi accorsi di scattare delle foto di Clift in quelle terribili condizioni…

    @Shera
    Bisogna contestualizzare… i tempi in cui il romanzo fu scritto erano molto diversi da quelli attuali e la provincia americana descritta era proprio quella…

  5. AdamsRib commenta:

    E’ un film che andrebbe visto almeno due volte. La prima si è tentati di focalizzare l’attenzione solo sulla trama. Oppure, si è talmente abbagliati dalla bellezza assoluta dei due protagonisti (chi guardare, chi ammirare di più? Impossibile scegliere…) che tutto il resto appare sfocato. Poi, se lo si osserva con più attenzione, si colgono tanti particolari che ne fanno un film semplicemente splendido. La finezza della recitazione di Clift; la commovente naturalezza della Taylor; la bravura della Winters; gli aspetti psicologici (il rapporto di George con la madre influenza i suoi rapporti amorosi: la relazione con Alice è un tentativo fallito di conformarsi ai valori tradizionali, mentre quella con Angela esprime il lato più oscuro e fragile dell’amore); il rovesciamento del mito americano del “self made man”… e si potrebbe continuare.
    George è un giovane uomo con qualità promettenti, ma sin dall’inizio colleziona una serie di passi falsi. Quando lo vediamo entrare per la prima volta nella villa di Angela, con quel vestito troppo grande che lo rende goffo – pur senza smorzare il suo fascino innato – potremmo quasi intuire il suo dramma: è destinato a non vestire i suoi panni, cioè a non vivere la vita alla quale è davvero destinato.
    E’ un uomo della provincia che ha osato troppo, eppure è proprio questo a rendercelo simpatico, o comunque a non permetterci di condannarlo senza pietà, perché a modo suo ha provato a sollevarsi. L'”American Way of Life” non è per tutti, non basta avere le giuste opportunità, gli uomini tutti d’un pezzo della mitica frontiera sono solo un lontano ricordo: Stevens lo ha svelato negli anni Cinquanta, cioè con almeno vent’anni di anticipo, proprio nel periodo in cui gli USA facevano quadrato attorno ai solidi valori americani occidentali…

  6. gattarandagia commenta:

    confesso che non me lo ricordo …
    devo rimediare.

  7. RearWindow commenta:

    @Adam’s Rib
    Il tuo commento è più bello del mio post! :)
    Il capolavoro di Stevens è anche un potente dramma sociale, in cui viene messo in discussione lo stesso modello americano. Una storia in cui la ricca borghesia finisce col distruggere il desiderio di riscatto delle classi lavoratrici.

    @gattarandagia
    Assolutamente si… :)

  8. Elio commenta:

    Questo mi manca, del resto ad essere sincero non ho mai approfondito. Ma stando a come ne scrivi credo sia il caso di recuperare all’istante.

  9. davide commenta:

    infatti io ho notato subito le note dove si mette in discussione il sistema americano.Bellissimo film,per le ragioni da te scritte in questo ottimo post
    Monumento a Montegomery Clift,il quale insieme a John Cazale è il mio attore preferito e quello che reputo un po’ dimenticato.Meriterebbe osanna perpetui,grandissimo artista e che filmoni ha fatto!

  10. AdamsRib commenta:

    :-)

    Per certi versi, Chris Wilton di Match Point mi ricorda George Eastman. Anche il film di Allen è una parabola sul mito americano del self made man: entrambi i personaggi sono affascinanti, pieni di potenzialità e ansiosi di riscatto. Solo che la storia di Allen – non a caso sono passati cinquant’anni – è infinitamente più amara. Chris uccide perché vuole realmente farlo e, per di più, la fa franca. Quello di George è un omicidio per omissione e, per l’epoca in cui è stato girato il film, non ci poteva comunque essere via d’uscita. Anche la metafora del tennis (la pallina che può cadere da un lato o dall’altro della rete, decretando la vittoria o la sconfitta) sarebbe calzante per la tragedia umana di George. Quest’ultimo è proprio un east-man, in lui non c’è nulla del vecchio e glorioso west americano.
    Per questo è un film meraviglioso!

    Forse noi possiamo faticare a cogliere pienamente il messaggio corrosivo di Stevens, perché il mito del self made man è tipicamente “calvinista” e puritano (l’uomo che s’impegna merita il successo). La morale cattolica, invece, premia di più che sa stare al proprio posto…

    Insomma, un capolavoro si meritava un doppio commento ;-)

  11. RearWindow commenta:

    @Elio
    E’ un lavoro che mi sento assolutamente di consigliare a chi ama il buon cinema come te…

    @davide
    Ohh… finalmente qualcun altro che sa cogliere la grandezza di un attore stratosferico come Montgomery Clift, davvero ingiustamente dimenticato troppo in fretta…

    P.S.
    Amo molto anche Cazale…

    @Adam’s Rib
    Giustissimo aver menzionato Match Point di Woody Allen, che certo ha come punto evidente di riferimento il film di George Stevens. Trovo azzeccata anche la “spiegazione” del nome del personaggio: George Eastman: l’uomo dell’est che vive la fine di quel periodo glorioso in cui all’ovest era tutto possibile: persino emanciparsi dalla propria condizione sociale.

  12. Luca Scialò commenta:

    L’ho visto quando ero piccolo e sinceramente non lo ricordo. E’ giusto che lo riveda in età adulta e con un bagaglio di film alle spalle per apprezzarlo meglio

  13. Crimson74 commenta:

    Ho un vago ricordo di questo film: un pomeriggio da ragazzino in cui mia madre lo guardava in tv (ai tempi il pomeriggio in televisione mandavano film di livello e non chiacchiericcio inutile); mi è rimasta impressa questa scena in cui l’avvocato dell’accusa brandiva un remo per dimostrare come l’imputato avrebbe colpito la vittima (suppongo si tratti dello stesso film). Oggi se chiedi a 10 persone cosa sia ‘Un posto al sole’, in otto ti risponderanno: “una soap opera”…

  14. luigi commenta:

    sai qual’è il tuo grande pregio?
    riesci a incuriosire anche chi di certo cinema non si è mai interessato..con le tue recensioni perfette
    complimenti.

  15. RearWindow commenta:

    @Luca
    Assolutamente :)

    @Marcello
    Si… si tratta proprio di Un Posto al Sole… ed in effetti è una scena emotivamente molto forte… e, ahimè, si, hai ragione anche circa la soap….

    @Luigi
    Grazie… un bellissimo complimento! :)

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