Il premier ha le orge contate

E’ ormai una politica che sta in piedi solo grazie ai numeri, risicati e perlopiù ottenuti attraverso una triste azione di compravendita. Una politica da bottegai che però consente a berlusconi di restare in sella quel tanto che basta per sfuggire ancora alla giustizia. Unico motivo, questo, che 17 anni fa lo ha spinto a fondare Forza Italia. Il Governo in realtà è politicamente morto dal momento in cui Fini ha deciso di abbandonare il PdL e lo è ancor di più da martedi scorso, quando cioè il Parlamento ha bocciato il primo articolo del Rendiconto Generale. Una stroncatura importantissima che in sostanza riguarda il modo in cui l’Esecutivo ha gestito la finanza pubblica nello scorso esercizio. Esistono solo due precedenti della stessa gravità. Entrambi hanno portato il Presidente del Consiglio in carica a rassegnare le dimissioni. Però berlusconi, che – come scrive il Financial Times di ieri – ha condotto l’Italia ad uno stallo politico che ha di fatto impedito quelle riforme strutturali e quelle azioni correttive che avrebbero aiutato il Paese in un momento di grave crisi economica, si guarda bene dal dimettersi.

Tuttavia è evidente che non sarà certo la fiducia di oggi a risollevare le sorti del Governo, nè tantomeno a sciogliere le preoccupazioni di Napolitano, il quale ha chiesto di assicurare che «la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei». Il premier ha ormai le «orge contate» [per citare Benigni] e appare sempre più verosimile l’ipotesi di elezioni anticipate nella prossima primavera. L’opposizione ha 6 mesi per arrivarci frammentata, litigiosa e senza un leader riconosciuto. Come ha sempre fatto.

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