Il giorno dopo

Un nuovo disco di David Bowie è un evento, specie se arriva a ben 10 anni esatti dal precedente e dopo un delicato intervento al cuore che pareva aver messo la parola fine alla carriera di una delle più grandi icone della musica rock. Ed invece, pochi giorni fa è arrivato The Next Day, preparato in gran segreto con il fondamentale aiuto di Tony Visconti, il produttore che ha diviso con Bowie le sue opere più importanti.

Si tratta di un lavoro molto compatto e asciutto, essenzialmente rock con venature psichedeliche, che presenta una serie di spunti musicali interessantissimi. C’è un’atmosfera di ritorno al passato con citazioni, rimandi e rievocazioni sul filo della memoria, che però ben si sposa a suggestioni e sonorità più attuali. Ed è proprio intorno al passaggio del tempo – ed in particolare alla contrapposizione fra presente e passato, fra la figura del Bowie attuale e quella, ormai affidata all’immaginario collettivo, del Bowie giovane ed androgino degli Anni 70   –  che si sviluppa l’idea centrale dell’album, a cominciare dalla rivisitazione ironica della copertina di Heroes del 1977. Un album ricco, intenso e curatissimo, tradizionale e creativo insieme, che migliora ad ogni nuovo ascolto; pervaso da una voce ancora graffiante e potente, la voce inconfondibile ed unica del sottile duca bianco.

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