La pistola fumante

Concussione ed utilizzo della prostituzione minorile. Su questi due reati, che persino in questa Repubblica delle Banane sono serissimi, specie per un Presidente del Consiglio, si apre l’ultimo capitolo del ventennio berlusconiano. L’uomo che ha fondato il proprio enorme impero economico sulla corruzione e che ha logorato un intero Paese modellando il senso comune sugli istinti più bassi e rozzi della società, l’uomo che ha costruito il suo potere sulla manipolazione costante della realtà e sull’appoggio di un partito – la Lega Nord – che teorizza e pratica la discriminazione ed il razzismo, deve ora affrontare la triste parabola conclusiva del suo percorso. Siamo, come sostiene Nichi Vendola, al momento della «caduta degli dei. Peccato, però, che la colonna sonora non sia di Wagner ma di Apicella». Un premier malato e, secondo le parole della stessa Ruby,«solo ed infelice», il quale – mentre il resto del mondo ci deride ed il Paese si dibatte in una rovinosa crisi ecomonica, con studenti in rivolta nelle piazze ed operai costretti a scegliere fra un lavoro senza dignità e la disoccupazione –   rischia   di finire a processo con “rito immediato”. Rito che solitamente una Procura richiede quando le prove in suo possesso sono schiaccianti.

Sta proprio qui la novità di questa ennesima disavventura giudiziaria di berlusconi: nel fatto che la Magistratura, per la prima volta, abbia fra le mani una pistola fumante. Ossia una quantità di prove documentali inconfutabili, tali da non lasciare spazio a posizioni innocentiste e rendere impossibile contestare l’evidenza dei fatti persino ai berlusconiani più convinti.

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