Bunga bunga?

«Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: Vuoi morire o Bunga-bunga? Il ministro sceglie: Bunga-bunga. E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: Voglio morire! Ma il capo tribù: Prima Bunga-bunga e poi morire». Questa, secondo il Corriere del Mezzogiorno, è la barzelletta di berlusconi preferita da Noemi Letizia.

Sinceramente, qualche anno fa, prima che la parabola berlusconiana conoscesse il suo punto più geriatricamente basso, tutto mi sarei aspettato tranne che i titoli dei quotidiani nazionali fossero costretti ad occuparsi di un rituale d’origine africana chiamato “bunga bunga“. Tratterebbesi di una pratica che il premier ha mutuato dal caro amico Gheddafi [una volta ci si rifaceva a De Gasperi o a Gramsci… ma anche questo è un segno dei tempi], secondo la quale il padrone di casa, dopo una cena conviviale, invita le ospiti più disponibili ad una allegra orgietta. Saremmo [il condizionale è d’obbligo, visto che i contorni della vicenda sono tuttora da chiarire] nuovamente dalle parti di vecchi bavosi e minorenni, di favoreggiamento della prostituzione ed intrecci fra politica e tv, di lelemoraemiliofede ed abusi di potere. Quello che parrebbe già accertato [una ragazzina marocchina amica del Premier, fermata dalla Polizia per furto, viene fatta rilasciare da Palazzo Chigi che la spaccia per la nipote di Mubarack] è già di per sè di una gravità inaudita e segna lo sfacelo di uno Stato violentato [e qui si torna al bunga bunga] da una cultura del malaffare, della corruzione, dell’impunità e dei soprusi, e da un potere abietto che via via sta trasformandosi in grottesco burlesque. 

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