Il prodotto 25 aprile

Dopo anni di polemiche, che puntualmente si riproponevano all’avvicinarsi del 25 aprile, il premier parteciperà per la prima volta in veste ufficiale a una cerimonia per le celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo. Non credo affatto che questa scelta sia casuale. La popolarità di berlusconi è oggi alle stelle, complice anche il suo sfacciato presenzialismo alla recente tragedia in Abruzzo, dove il Nostro, aggirandosi fra le macerie ancora fumanti, si è prodotto in funambolici esercizi di discorsi di circostanza, promesse da marinaio, offerte delle proprie case al mare. Per contro l’opposizione è ridotta ai minimi termini. Le prossime elezioni europee potrebbero persino sancire la fine del Partito Democratico, se il risultato dovesse essere ancora peggiore delle previsioni tuttaltro che rosee. In questo scenario berlusconi comprende, probabilmente a ragione, di poter far propri anche i simboli che da sempre hanno contraddistinto la sinistra italiana. Sente di aver piegato sia l’opposizione parlamentare che quella presente nel Paese.
 
In questi ultimi anni l’attuale presidente del Consiglio ha gestito la politica come se fosse un qualsiasi prodotto di mercato, secondo precise strategie di marketing mediatico, in cui si è progressivamente concesso sempre meno spazio a questioni legate a coerenze politiche o, peggio, a principi etici. Quegli stessi che determinarono, per illeciti persino meno gravi di quelli di cui si è reso protagonista berlusconi, la fine politica e l’esilio del suo mentore Bettino Craxi. Ora invece è tutto possibile, proprio perchè prima si è pensato a creare i presupposti grazie ai quali berlusconi potesse costruire un’Italia a sua immagine e somiglianza, di fatto stralciando ogni fondamento morale e quindi non dovendosi più preoccupare di ciò che è tollerabile per il Paese o legale per il Diritto.
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