Un altro film di Natale

Da buon cinefilo quale sono, il momento più bello delle feste natalizie – forse ancor di più che l’apertura dei regali – è quello in cui ci si riunisce per gustarsi un film di Natale. Non so quante volte ho visto e rivisto La vita è meravigliosa di Frank Capra, commuovendomi regolarmente per il suo messaggio di fondo: quello di non arrendersi mai, anche quando tutto intorno sembra crollare. Ma ci sono tanti altri film che nel corso del tempo hanno segnato la festa più importante dell’anno. La Febbre dell’Oro di Chaplin, Miracolo sulla 34° StradaLa Moglie del Vescovo, i classici della Disney e – in tempi più recenti – Mamma ho perso l’aereoElfPolar Express, A Christmas Carol, per citarne solo alcuni. 

Quest’anno l’elenco verrà arricchito da Il Figlio di Babbo Natale, appena uscito nelle sale cinematografiche. Il cartone animato è realizzato dalla inglese Aardman Animations, [qui per la prima volta in collaborazione con Sony Pictures Animation], famosa per le sue splendide pellicole con pupazzi in plastilina come Galline in fuga e Wallace & Gromit. Anche se questa volta la sua tradizionale tecnica in stop motion è stata rimpiazzata dalle più attuale Computer Grafica, la magia è rimasta intatta. Un confronto fra tradizione e modernità che fa da leitmotiv anche alle vicende del film. Difatti pure Babbo Natale si è convertito ai prodigi dell’high tech ed ogni anno, la notte del 24 dicembre, grazie ad una  sofisticatissima ed ipertecnologica astronave e ad un esercito di migliaia di laboriosi ed addestratissimi elfi, riesce nell’impresa di consegnare i regali a tutti i bimbi del mondo. Ma questa volta qualcosa va storto e spetterà al suo maldestro ma sensibile figlio riparare all’errore, riesumando una vecchia e gloriosa slitta, mandata in pensione proprio per far spazio alla supersonica nave spaziale. «Non volevamo dire che i metodi antichi fossero giusti e quelli moderni sbagliati – sottolinea la regista – Il punto è non è come lo si fa, ma perché». Un discorso che per l’appunto richiama la disputa tra vecchia e nuova animazione: non conta la tecnica, conta il risultato. E quest’ultimo nella fattispecie è sicuramente soddisfacente: il film è un’avventura divertente e tenera che riesce a trattare con originalità un argomento senz’altro abusato, e ciò – di questi tempi – è sicuramente un successo.

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