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Mese: Dicembre 2016

Un altro Natale ai tempi del terrorismo

Un altro Natale ai tempi del terrorismo

Un anno fa a chiusura di un post dal titolo “Natale ai tempi del terrorismo” in cui si prendeva in esame la decisione di un preside di una scuola del milanese di vietare i canti religiosi nel concerto natalizio, a seguito degli attentati del 13 novembre a Parigi, scrivevo: “Uno degli obiettivi primari dei terroristi è quello di instaurare un clima di contrapposizione totale, di odio verso chi è diverso da noi, cerchiamo – una volta tanto – di non aiutarli”. Oggi, dopo una stagione di terribili atti terroristici che hanno insanguinato diverse città in Europa ed in Occidente, oltre che nel resto del mondo, ciò che affermavo allora è diventato ancora più vero. Sono trascorse solo una manciata di ore dall’agghiacciante aggressione di Berlino e già le destre xenofobe e le forze populiste tedesche ed europee levano la voce per attaccare la Merkel e i partiti progressisti del continente per le loro aperture a rifugiati e migranti, diventando di fatto lo strumento più efficace per i fondamentalisti islamici che mirano a cambiare la geografia politica europea, ben sapendo che a breve sia in Francia che in Germania e, probabilmente in Italia, vi saranno le elezioni politiche.

Come consuetudine, a seguito di un attentato terroristico si sprecano le analisi e gli approfondimenti di giornalisti ed esperti politologi. Si ha però la sensazione che si faccia fatica ad afferrare il fenomeno nella sua complessità e che non sempre si sia in grado di far emergere con chiarezza l’intricata ragnatela di motivazioni, interessi e strategie che stanno dietro questo scenario di devastazione. Sicuramente l’attuale tattica del terrore va inquadrata in più ampio e lungimirante contesto strategico, che è quello di un’insurrezione guidata dai gruppi jihadisti che mira a proiettare il proprio raggio di azione dalle regioni occupate in Iraq e Siria, alla sfera globale, specie se nelle prime sta vivendo momenti di grande difficoltà. Sarà tutt’altro che semplice e breve per gli Stati Europei offrire una soluzione a tutto questo, anche perchè tale soluzione dovrà passare necessariamente per la complicatissima ricerca di un equilibrio tra integrazione, libertà e sicurezza, che certo forze politiche come l’AFD, Il Front National, l’UKIP, il Fidesz o la Lega non sono in grado di garantire.

Mille giorni di te e di me

Mille giorni di te e di me

Raramente si è vista in questo Paese una campagna referendaria così aspra e lunga. Una decisione, quella di addivenire al referendum, presa da un Governo privo di legittimazione popolare, e discussa da un Senato dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Il rispetto del proprio ruolo avrebbe suggerito ben altro comportamento, ma Matteo Renzi ha dimostrato chiaramente di attribuire molta più importanza alle sue ambizioni personali che all’ Istituzione che rappresenta. Il Presidente dimissionario così non si è fatto alcun scrupolo –  pur di legittimarsi ed imporsi come uomo del cambiamento diverso da tutti gli altri – di trascinare il Paese, già diviso di suo, su un terreno di logorante scontro frontale, facendo della legge più alta e più nobile un mero terreno di consolidamento politico. E’ stato altamente demagogico e ricattatorio che fra le regioni del SI si sia prepotentemente puntato sulla paura. La Costituzione certo non dovrebbe essere svilita da strumentalizzazioni politiche, specie da parte del premier. Ad un certo punto è sembrato che la vittoria del NO avrebbe portato a un’invasione delle cavallette, alla moria del bestiame e alla scomparsa dei primogeniti maschi! Sarebbe stato preferibile che ad agitare paure si fosse lasciato il solo Salvini, da sempre alle prese con l’orrifico pericolo degli immigrati. Che lo abbia fatto anche il Presidente del Consiglio dovrebbe far riflettere su come Renzi abbia dimostrato ancora una volta di non costituire affatto l’argine al populismo, ma che invece sia stato anche lui, a tutti gli effetti, protagonista di un arrogante populismo di destra che si alimenta di qualunquismo, antiparlamentarismo, rifiuto della politica come mediazione, decisionismo vuoto fatto di facili slogan e spregiudicate panzane.

Renzi era arrivato al potere con un giochino di palazzo, 1000 giorni fa, allo scopo di rottamare quanto di vecchio ed inefficace era stato fatto dal proprio partito fino a quel momento, e – a seguire – svuotare il consenso dei 5 Stelle. Se ne va con un PD dilaniato da una stagione di contrasti e divisioni senza precedenti, provocata dalla sua volontà di annientare qualsiasi resistenza della Sinistra interna, giustamente alternativa al suo progetto di “Partito della Nazione“, e perdipiù senza essere minimamente riuscito ad egemonizzare l’opposizione di Grillo e delle destre. Un fallimento evidente per l’uomo che diceva di battersi contro la casta, ma che in poco tempo è diventato casta egli stesso.