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Mese: Giugno 2015

Magna Grecia

Magna Grecia

Sono settimane di sfide queste ultime per l’Europa: questioni drammatiche e diverse che si chiamano terrorismo islamico, immigrazione e Grecia. Sono tutte sfide, però, che questa Europa a trazione tedesca ed in mano a burocrati e banchieri, non riesce a risolvere e – specie per le ultime due – dà l’impressione di affrontare in modo egoista, senza un’ identità riconosciuta e una reale visione politica. Per quanto riguarda la questione ellenica in particolare, Alessandro Gilioli sul suo blog pone una questione centrale: «’La non approvazione delle misure compensative non era mai accaduta prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto’, ha twittato ieri il premier greco Alexis Tsipras facendo un po’ il riassunto di quello che sta succedendo, secondo lui, a Bruxelles. Se provate a inerpicarvi nei contenuti della trattativa tra Atene e i suoi creditori (sostanzialmente, l’Europa e il Fmi) rischiate oggi di perdervi in una quantità di dettagli tecnici che rischiano di far perdere di vista il problema di fondo. Quello cioè posto da Tsipras nel suo tweet: alla fine, il saldo contabile per lo stato greco a cui arriva il piano del governo di Atene è uguale a quello richiesto dai creditori; solo che i creditori vogliono che la Grecia ci arrivi in un altro modo. I creditori non si accontentano che la Grecia raggiunga quegli obiettivi di bilancio che lo stesso governo Tsipras si impegna a raggiungere: vogliono stabilire loro come questi obiettivi devono essere raggiunti, indicando nei dettagli dove si tassa e dove no, dove si taglia e dove no. Ma al di là di questo, quello che ogni giorno emerge di più dalla trattativa è una domanda gigantesca che ci coinvolge tutti: fino a che punto può essere tirata l’asticella della cessione dei poteri democratici?». Ecco perchè la mossa di Tsipras di restituire ai cittadini greci una decisione così fondamentale per il proprio futuro è comunque dirompente e di per sè vincente, al di là del risultato finale. Una mossa che ci fa capire che esiste un’alternativa all’aristocrazia finanziaria della Troika ed è quella che prevede la libera espressione dei popoli. E’ inammissibile che tecnocrati destrorsi e reazionari, non eletti da nessuno, impongano ad una nazione sovrana di abbattere lo stato sociale e di far gravare l’austerità sulle fasce più deboli e povere della collettività. Occorrerebbe una mobilitazione di solidarietà che muovesse da tutti i Paesi europei, alcuni dei quali potrebbero trovarsi domani nelle condizioni in cui oggi è la Grecia. Ma si sa, la solidarietà non è più un termine a la page nel nostro Continente.

Sia ben chiaro: non esiste futuro senza l’Europa e ciò con buona pace di tutti i movimenti euroscettici che naturalmente stanno rafforzandosi un pò ovunque. Ma questa Europa disgregata ed inutile che non si pone come obiettivo l’uguaglianza e l’integrazione tra le persone, le culture e gli Stati, ma solo l’imposizione di misure economiche dirette a favorire certe nazioni a scapito di altre, incapace di dare una risposta ferma e lungimirante alla minaccia dell’ISIS, ostaggio dei nazionalismi più beceri rispetto all’emergenza immigrati ed indifferente alle sofferenze del popolo ellenico, va profondamente rifondata. Prima che sia troppo tardi.

A casa vostra

A casa vostra

Un recente studio internazionale ha evidenziato come l’Italia sia la nazione più razzista del Continente. Tra i Paesi europei infatti non c’è nessuno che ci batta quando si tratta di discriminare rom e musulmani. Mentre per quanto riguarda gli ebrei siamo secondi dopo la Polonia. C’è anche questo aspetto dietro al crescente successo del Carroccio, che ha sempre fatto della xenofobia, dell’intolleranza e dell’egoismo il proprio tratto distintivo. Un tempo il nemico era il Sud e Roma ladrona, oggi sono gli immigrati. La Lega è passata dal separatismo al più ottuso nazionalismo, dall’indipendenza del Nord alla difesa dei cittadini italiani, continuando però a configurarsi come un aggregato rozzo e populista, oscurantista e discriminatorio. Tragedie epocali – come quella che spinge moltitudini di persone a perdere la vita, pur di raggiungere l’idea di una esistenza migliore in Europa – vengono prima cavalcate per beceri motivi elettorali, e poi affrontate – pur nella loro estrema complessità – con soluzioni da bar dello sport. Fra quest’ultime, il vecchio ma sempre in voga ritornello del «se volete che i profughi vengano in Italia, ospitateli a casa vostra» dà la misura esatta di come la politica (e parte della pubblica opinione) sia ormai guidata dalla piccineria e dall’idiozia più sonfortanti.

A dare al fenomeno contorni apocalittici contribuisce anche il sistema dei media – specie quelli facenti capo a berlusconi – che con articoli e servizi martellanti rappresentano i migranti e gli extracomunitari come un’accozzaglia di delinquenti e terroristi, ignoranti, sporchi ed infetti, pronti ad assaltare le stazioni, struprare le donne ed uccidere a colpi di machete chiunque gli si pari davanti. La realtà naturalmente è diversa e se la nostra opposizione fosse più seria e responsabile lo farebbe presente. Ma tutto fa brodo e se grazie a questa situazione si può menare fendenti a PD e Governo (anche se quest’ultimo esente da colpe non è) ben vengano anche le ondate di isteria collettiva. E nessuno provi a dare letture diverse, foss’anche Papa Francesco, se la dovrà vedere con Matteo Salvini e le sue felpe!

L’impresentato

L’impresentato

Ci sono alcuni dati che emergono dalle elezioni su cui vale la pena riflettere. Primo fra tutti l’astensionismo. Quando si reca alle urne una persona su due significa che hanno perso tutti. La crescente incapacità di rappresentare l’elettorato è una gravissima malattia che una classe politica matura e responsabile dovrebbe cercare di interpretare e risolvere prima di ogni altra cosa. La diffusa sfiducia rispetto al sistema politico, percepito come strumento di occupazione del potere, sta anche alla base del successo della Lega che avanza ovunque e della sostanziale conferma del M5S.

Il voto delle Regionali ha inoltre messo fine al sogno del Partito della Nazione: è evidente infatti che il progetto renziano di sfondare a destra si è rivelato fallimentare. Il premier non solo non conquista l’elettorato post-berlusconiano – attratto piuttosto dal populismo di Salvini – ma perde anche a Sinistra. Il crollo del consenso rispetto alle Europee dell’anno passato, ma anche la flessione rispetto alle scorse Regionali, quando il PD bersaniano conquistò il 25,9% a fronte del 25,2% di domenica, è figlio infatti di una politica che ha perso di vista le istanze dell’elettorato di Sinistra. Ecco perchè il risultato di Luca Pastorino in Liguria è potenzialmente assai interessante, come giustamente osserva Pippo Civati sul suo blog. Di tante dichiarazioni post elettorali, quelle dei vari paitarenziorfiniserracchiani che scaricano l’epocale sconfitta ligure sulle spalle di Civati sono tra le più ottuse, pretestuose e lontane dalla realtà che mi sia mai capitato di ascoltare. La Paita ha perso non già per colpa della Sinistra, ma perchè connessa mani e piedi all’amministrazione Burlando che ha governato (malissimo) la Regione in questi ultimi 10 e passa anni. Renzi si è venduto come grande rottamatore ed invece in Liguria ha inteso soltanto conservare un sistema di potere deludente e fallimentare. La gente l’ha capito e lo ha punito.