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Mese: Dicembre 2013

Dall’antipolitica all’antistato

Dall’antipolitica all’antistato

«Giocare cinicamente con il dolore, la paura e persino la disperazione della gente. Buttare benzina sul fuoco della crisi. Mettere nella lista nera le persone sgradite. Istigare all’odio e al disprezzo contro tutti quelli che la pensano diversamente. Chi è che fa così? In che anno siamo? 1921 o 2013?» Così Nichi Vendola sulle ultime posizioni di Grillo. Stiamo assistendo ad un’evoluzione dei 5 Stelle. La democrazia si fonda sul diritto al dissenso, sulla libertà di criticare. Eppure il profeta del vaffanculo prevede una società in cui se sei un giornalista sgradito al Movimento debba essere messo alla pubblica gogna, se invece sei un rappresentante delle Istituzioni, democraticamente eletto, debba essere lasciato in balia della rabbia sociale.
 
L’invito che Grillo fa alle forze dell’ordine di farsi da parte, di non difendere più lo Stato, ha una cifra incendiaria ed eversiva, oltre che illecita. Come giustamente ricorda Matteo Renzi: «Due anni fa Grillo invitava i militanti no Tav a picchiare i poliziotti. Derideva i poliziotti, ora li blandisce. E’ un tentativo di rompere la coesione sociale, di mandare tutto all’aria, di scardinare il sistema». Il leader dei 5 stelle non si fa scrupolo di strumentalizzare un clima di disagio, di fomentare l’odio e lo scontro solo per il proprio tornaconto politico, in una logica del tanto peggio tanto meglio che ha superato ogni limite consentito.
Il baluardo

Il baluardo

In questi ultimi giorni le forze populiste del Paese si stanno avvicinando, in un attacco comune ai principali organi istituzionali. Pare infatti saldarsi un asse fra Forza Italia e M5S che mira ad andare subito al voto deligittimando Capo dello Stato e Parlamento democraticamente eletti. Così Grillo sulle pagine del suo blog: «In Parlamento siedono 150 abusivi di Pd, Sel, Cd e Svp. Questi signori non devono più entrare alla Camera, non hanno alcuna legittimità. Devono essere fermati all’ingresso di Montecitorio.». Lo stesso profeta del vaffanculo redige inoltre una lista di proscrizione dei giornalisti che hanno osato criticare il Movimento, sottoponendoli alla gogna digitale, in spregio alle più elementari regole liberali. Tutto questo mentre il PD fornisce una straordinaria dimostrazione di democrazia, portando a votare quasi tre milioni di persone. Quelle stesse persone che con un linguaggio squadrista, perfettamente in linea con quello del proprio leader, una deputata grillina definisce: «tanti pecoroni contenti di dare 2 euro per farsi prendere per il culo piano piano come piace alle persone per bene». Un’affermazione indegna nella bocca di una rappresentante dello Stato a cui si aggiunge quella di un collega, che bolla il Partito Democratico come «melma putrida da buttare».
 
Sono questi i motivi che evidenziano come il PD sia ormai l’ultimo grande baluardo democratico. Renzi ha vinto nettamente. A lui il difficilissimo compito di rinnovare il partito, nel rispetto però delle diverse identità e culture che lo attraversano. Si collabori, vincitori e vinti, ci si confronti senza imporre le proprie posizioni in modo pregiudizievole. Si lavori insieme con l’obiettivo di ridare credibilità e dignità alla politica, altrove così svilita. Si abbandoni la logica delle rivalse personali, dei veti incrociati, delle correnti e correntine che lavorano una contro l’altra. Soltanto così il partito potrà crescere unito e farsi portatore della riscossa politica, culturale e civile di cui ha così bisogno il Paese.