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Mese: Agosto 2013

Di agibilità politica e quant’altro

Di agibilità politica e quant’altro

Agibilità politica. Grazia. Amnistia. Commutazione della pena. Decadenza da senatore. Incostituzionalità della legge Severino. Ecco ciò di cui si è parlato in questo mese di Agosto. Ancora una volta gli interessi di un uomo solo si sono anteposti a quelli di un Paese intero. Ancora una volta le vicende giudiziarie del Cavaliere hanno condizionato la vita politica ed istituzionale. Dato mille volte per finito berlusconi domina ancora la scena ed è arrivato – da pregiudicato – a dettare l’agenda politica del Governo, riuscendo ad imporre al PD l’abolizione dell’ IMU.
 
Vent’anni fa Craxi fu costretto all’esilio perchè ancor prima che dalla giustizia venne condannato dalla pubblica opinione. Lo scorso febbraio la coalizione guidata da berlusconi è stata votata da quasi 10 milioni di persone ed anche oggi il consenso per l’ex premier è tale da potergli consentire di restare autorevolmente [ed arrogantemente] in sella nonostante una condanna in Cassazione. In questa differenza si misurano i danni fatti da vent’anni di berlusconismo. Vent’anni di battaglie fra poteri dello Stato e fra berlusconiani ed antiberlusconiani che hanno lasciato un Paese in macerie, assuefatto a qualsiasi nefandezza. Un Paese in cui tutto appare normale, anche che una sentenza passata in giudicato non sia motivo più che sufficiente per abbandonare la politica. Oppure che una legge approvata 8 mesi fa dal Parlamento proprio con il preciso scopo di negare l’agibilità politica ai condannati in via definitiva, debba adesso essere portata dallo stesso davanti alla Consulta per bocciarla, perchè impedirebbe l’agibilità politica di berlusconi [sic!]. Secondo l’idea che il ducetto di Arcore ha di uno Stato di diritto infatti, l’applicazione di una legge – peraltro votata anche dal PdL e messa in atto già decine di altre volte – provocherebbe una profonda ferita alla democrazia se a subirla fosse lui, perchè il consenso politico vale più del principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge [sic!].
La legge è uguale per tutti

La legge è uguale per tutti

L’uomo nel 1994 era sceso in politica per salvare le proprie aziende dal fallimento ed evitare la galera, e da allora aveva dato il via ad una guerra senza quartiere alla Magistratura, fatta di continui attacchi, intimidazioni, deligittimazioni, leggi ad personam, abolizioni di reati gravissimi, lodi Schifani, lodi Alfano, legittimi impedimenti, prescrizioni brevi, processi lunghi, e via così fino alla farsa dell’uveite. Grazie al suo enorme impero mediatico, capace di entrare nelle case di ogni italiano, aveva trasformato le sue personali vicende giudiziarie in un affare di Stato, insinuando nei più la convinzione d’essere vittima di uno spietato complotto bolscevico, posto in essere da alcuni Magistrati federati per sovvertire l’ordine democratico del nostro Paese. Vent’anni sprecati. Anni in cui il Paese è stato oppresso, schiacciato sotto il peso degli interessi di un solo uomo, ed è diventato più indifferente, più logoro, più corrotto, più volgare, più arretrato, più diviso.
 
Ieri la Cassazione ha condannato questo signore in via definitiva a 4 anni di reclusione per frode fiscale, rinviando il calcolo della pena accessoria – ovvero l’interdizione dai pubblici uffici – ad un nuovo appello, dimostrando così che l’Italia è ancora uno Stato di Diritto in cui la legge è uguale per tutti. Cosa accadrà adesso non è semplice da prevedere. Certo è difficile immaginare che non vi saranno pesantissime conseguenze per l’alleanza di Governo. In questo senso è da rimarcare la netta dichiarazione di Epifani, che ha esortato il PdL ad avere «rispetto verso la magistratura e a non fare forzature istituzionali dopo una sentenza che e’ basata sull’accertamento dei fatti e non su pregiudizi». Auspicio che naturalmente è già stato disatteso dalle prime farneticanti dichiarazioni del Cavaliere e dei suoi. Il segretario del PD ha inoltre lasciato intendere che il partito è pronto a votare la decadenza da parlamentare di berlusconi. Insomma: comunque la si metti la via della riforma costituzionale diventa per Letta molto più stretta. Complicato spiegare alla propria base che si intende mettere mano alla prima legge dello Stato insieme ad un pregiudicato.