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Mese: Febbraio 2013

Siamo ingovernabili

Siamo ingovernabili

«E’ chiaro che gli italiani respingono l’austerità» titola il Wall Street Journal. «Gli italiani dicono basta all’austerità. I messaggi populisti e anti-establishment conquistano gli elettori» sintetizza il Financial Times. Ed in effetti le elezioni sono state vinte dal rimborso dell’IMU, dal reddito di cittadinanza, dalla salvifica uscita dall’Euro e da un sonoro vaffanculo a tutti, senza alcuna distinzione. Chi – come berlusconi e Grillo – hanno cavalcato il malcontento per una politica di rigore e la sfiducia verso la classe politica, riscuotono un successo inaspettato. Coloro che – più seriamente, come Bersani e Monti – non hanno nascosto all’elettorato la necessità di sacrifici per uscire dalla crisi economica, ottengono un risultato inferiore alle attese, che nel caso di Casini e Fini è davvero umiliante. E’ un voto di pancia quello che delineano queste elezioni. Un voto che si alimenta di bugie, di promesse irrealizzabili, di bassi espedienti, di retorica da “Bar dello Sport”, di insulti gratuiti, di violenza verbale. Un voto che rincorre il radicalismo presente nel malessere sociale e nella rabbia anticasta nel caso di Grillo, e che vive della seduzione mediatica e del colpo ad effetto nel caso di berlusconi. Protagonisti entrambi di una proposta demagogica che attrae consensi ma che non può produrre alcuna stabilità governativa, e che giustamente sta creando forti preoccupazioni presso gli osservatori internazionali.
 
Quanto al Partito Democratico, ha sbagliato prima di tutto a non imporre una nuova legge elettorale, quando aveva la possibilità di farlo. Una legge che non consegnasse il Paese ad una drammatica situazione di ingovernabilità, come invece è accaduto. Secondariamente non ha saputo intercettare quel forte bisogno di rinnovamento che arrivava dalla pubblica opinione. Un’opzione che al momento diventa improcrastinabile. Ed ora? Ed ora rischiamo che il peggio debba ancora venire.
Un vaffa liberatorio

Un vaffa liberatorio

Questo Paese è unico al mondo. Da nessun’altra parte infatti sarebbe possibile presentarsi alle elezioni politiche evitando di rispondere a qualsiasi domanda, e limitandosi invece a fare comizi privi di contradditorio. Quant’è facile in Italia cavalcare il malcontento nazionale, urlando che sono tutti dei ladri, senza proporre alcuna reale formula di Governo. Ma il programma? Si chiederà qualcuno. I punti principali sono all’insegna della vaghezza e della superficialità. Contano di più le demagogiche promesse come quella di istituire un reddito di cittadinanza, le richieste di chiusura di TG e reti nazionali colpevoli di aver sollevato questioni scomode, le affermazioni scomposte come quella di uscire dall’Euro, le pericolose aperture a movimenti come Casa Pound, la strategia del vittimismo, le estromissioni degli attivisti che la pensano diversamente dal leader, le offese e le contumelie ad avversari politici ed istituzioni. La violenza verbale è la cifra del populismo grillino, la stessa che ha segnato il successo elettorale di forze come la Lega, avvezze da sempre a parlare alla pancia della gente con slogan da Bar dello Sport.

Gli Italiani, specie nei momenti di grave crisi politica, sono soggetti a farsi incantare da personaggi che, sfruttando il clima di protesta, portano avanti la più logora delle banalità politiche, ossia la diversità da tutti gli altri partiti, esattamente come berlusconi e Bossi fecero nei primi anni ’90. Del resto anche il Movimento 5 Stelle, come Forza Italia e la Lega di 20 anni fa, è una forza leaderistica che poggia soltanto sul carisma del proprio portavoce, al di là del quale c’è il vuoto. Un vuoto che non è nè di destra nè di sinistra, ma che rappresenta unicamente il bisogno di protestare e distruggere tutto quanto con un grande vaffanculo liberatorio.

Al voto

Al voto

«Lei viene? Quante volte viene? E con che intervallo temporale?», rivolto ad una bella  impiegata che lo invitava a partecipare all’ inaugurazione di un impianto. «La magistratura sta mandando in malora l’Italia con una interpretazione giacobina: siamo di fronte ad un’offensiva dei magistrati senza alcun limite», riferendosi all’accusa per Formigoni di associazione a delinquere e alla condanna a 4 anni per corruzione all’ex ministro Fitto«Se il festival della canzone italiana diventerà il festival dell’Unità sono certo che il 50% dei cittadini italiani non pagherebbe più il canone», a proposito della kermesse di Sanremo, colpevole – a suo dire – di levargli tempo per rastrellare alla TV i voti degli indecisi. 

In queste 3 dichiarazioni rilasciate dal Cavaliere negli ultimi giorni c’è tutta l’arroganza, la volgarità, la pochezza e la cialtroneria che ha contraddistinto il ventennio berlusconiano. Fra 10 giorni avremo la possibilità di far voltare pagina al Paese, votando per il centrosinistra, che – pur con tutti i suoi limiti – rappresenta l’unica proposta seria di Governo. Potremo risparmiarci una nuova stagione di populismo dilagante, di leaderismo videocratico privo di contenuti, di leggi ad personam,  di attacchi alle istituzioni, di logoramento del tessuto sociale, di promozione di un clima di intolleranza ed ignoranza e di derive – più o meno morbide – verso un regime illiberale. C’è bisogno di un cambiamento radicale di cui farci protagonisti con il nostro voto.

Il grande corruttore

Il grande corruttore

Il grande corruttore dopo aver comprato magistrati, finanzieri, giornalisti, parlamentari, testimoni, prostitute e chi più ne ha, tenta oggi il colpo gobbo: comprare in contanti i voti degli italiani. Una media di 300 euro per un voto al PdL. Ecco cosa è uscito dal cilindro di questo anziano imbonitore, di questo venditore di fumo che promette senza poter mantenere, ma tanto “che importa”, qualche imbecille pronto a credergli lo troverà comunque. E poco conta se questa mossa non riuscirà a garantirgli una vittoria certa. Il suo obiettivo è rendere ingovernabile il Paese per riuscire ancora una volta a mettere al sicuro i suoi processi. 

Votatemi e sarete rimborsati dei soldi spesi per l’IMU. Un uomo che ha costruito il proprio impero economico grazie alla corruzione, per il quale non esiste altro metro o valore che il denaro, non poteva che chiudere la campagna elettorale cercando di comprare il futuro del Paese. Degli ultimi 20 anni ne ha disposto come ha voluto contando sulla credulità degli italiani. Oggi questa credulità non gli basta più, vuole avere anche la loro dignità.