Browsed by
Mese: Novembre 2012

Primarie a confronto

Primarie a confronto

E’ sicuramente curioso come intorno all’istituto delle primarie si stia delineando una significativa distinzione fra gli schieramenti di centrosinistra e di centrodestra. Le primarie del centrosinistra, indipendentemente da chi alla fine vincerà, hanno comunque fatto segnare dei risultati ragguardevoli. Hanno dimostrato cioè che è possibile ritornare ad una idea di politica che vent’anni di berlusconismo aveva cancellato: una politica in cui si confrontano opinioni diverse in modo civile e costruttivo, senza che vi sia deligittimazione o annientamento dell’avversario. Una politica fatta di passione e competenza dove non esiste prevaricazione, in cui il ruolo della gente comune torna ad essere centrale. Portare infatti alle urne tre milioni di persone in questo momento storico di grande disaffezione è di per sè un successo considerevole.
 
Dall’altra parte invece, le primarie, dopo esser state più volte annunciate e messe in discussione, vengono oggi definitivamente affossate da berlusconi. Segno di una politica mossa da tornaconti del tutto personali e bieche logiche di potere, che non è espressione di partiti democratici ma della volontà di un unico generalissimo. Una politica del tutto avulsa dai bisogni reali della gente, alla quale non viene data alcuna opportunità di partecipare alle scelte che la riguardano. L’ex premier torna in campo con tutto il suo bagaglio di arroganza e demagogia, nel tentativo di arraffare ciò che gli è stato tolto l’anno scorso. La speranza è che l’elettorato abbia finalmente compreso la differenza fra la sua politica e quella del centrosinistra e che alle prossime elezioni premi chi ha dimostrato, pur fra mille limiti, errori e difficoltà, di volersi occupare del bene comune.
Gli Anni 90 al Cinema

Gli Anni 90 al Cinema

Negli Anni 90 si assiste alla definitiva affermazione del cinema hollywoodiano postmoderno, nato nel decennio precedente. Un cinema di citazione, contaminazione, riscrittura dei generi, che si si concentra prevalentemente sul proprio potenziale seduttivo, ponendo spesso l’accento sugli aspetti scenografici, sull’uso degli effetti speciali, sulle innovazioni tecnologiche. In questi anni si va delineando in modo netto la tendenza ad inserire nei film un numero sempre maggiore di immagini digitali. Toy Story del 1995 è il primo film realizzato interamente al computer. Il cinema diventa a tutti gli effetti digitale, segnando una vera e propria rivoluzione in cui, dopo 100 anni, abbandona il suo elemento base e il suo simbolo: la pellicola.

Quanto al cinema italiano, gli Anni 90 vedono una serie di riconoscimenti a livello internazionale: Gabriele Salvatores vince l’Oscar per il miglior film straniero con Mediterraneo nel 1992, Federico Fellini riceve l’Oscar alla carriera e Roberto Benigni ottiene 3 Oscar nel ’99 per La vita è bella

I Fantastici 5

I Fantastici 5

Checchè ne dica Grillo, il confronto è il sale della democrazia. Se ne è avuta una dimostrazione ieri sera, assistendo al dibattito fra i 5 candidati alle primarie del centrosinistra. Finalmente si è riusciti a parlare di programmi ed intenzioni con grande misura ed equilibrio senza scontri verbali e personalismi fuori luogo. Bersani, Renzi e Puppato del PD, Vendola di SeL e Tabacci di API sono riusciti ad evitare ogni genere di rissa e, pur nei limiti temporali imposti dal format, a dare un’idea costruttiva di ciò che deve tornare ad essere la politica in Italia: uno scambio serrato, ma civile, di opinioni a confronto.

Dopo vent’anni di aggressioni e violenze, deligittimazioni reciproche e facili demagogie, dopo il cesarismo di berlusconi, la grezza propaganda di Bossi ed il populismo 2.0 di Grillo, si è finalmente tornati a parlare con passione e competenza di cose concrete: di tasse, di casta, di lavoro, di privilegi, di diritti. Un dibattito che difficilmente sposterà dei voti, ma che ha evidenziato come, anche in Italia, possa trovar spazio un’idea diversa di politica. Al di là delle differenti posizioni espresse, il progetto politico del centrosinistra è l’unico in grado di dare un’orizzonte futuro all’Italia post berlusconiana, e porsi definitivamente alle spalle i pifferai magici di ieri e di oggi.

Grillo e la TV

Grillo e la TV

Condivido quanto scritto da Eugenio Scalfari a proposito del rapporto fra Grillo e la televisione. «Grillo non vuole andare in tv perché sarebbe costretto a confrontarsi e a rispondere a domande e non vuole. Vuole soltanto monologare e se un giornalista lo insegue lo copre di contumelie. Quindi fugge dalla televisione ma le televisioni lo inseguono, lo riprendono, lo trasmettono. Conclusione: Beppe Grillo gode d’una posizione mediatica incomparabilmente superiore a quella di qualunque altro leader politico. Una posizione che non gli costa nulla e gli garantisce un ascolto che si ripete fino al prossimo comizio del quale sarà lui a decidere il giorno, l’ora e il luogo. In Sicilia il suo candidato ha avuto il 18 per cento dei voti e il suo Movimento il 14. I sondaggi successivi al voto siciliano lo collocano attorno al 22 per cento. Quale sia il programma del M5S resta un mistero salvo che vuole mandare tutti i politici di qualunque partito a casa o meglio ancora in galera perché “cazzo, hanno rubato tutti, sono tutti ladri”.»
 
La recente partecipazione dell’attivista del M5S Federica Salsi a Ballarò e la conseguente durissima scomunica dell’ex comico genovese ha riacceso il dibattito sulla democrazia interna del Movimento. In precedenza il veto a presenziare tribune televisive veniva giustificato con l’inesperienza degli esponenti del M5S che, secondo Grillo, sarebbero usciti con le ossa rotta dal confronto con conduttori e avversari politici molto più avvezzi ai vari talk show.  Adesso, forse resosi conto della risibilità di tale argomentazione, Grillo ha cambiato rotta, sentenziando che chi si reca a tali trasmissioni lo farebbe soltanto per soddisfare il proprio bisogno ad esibirsi e la propria vanità. Fatto sta che diventa sempre più esplosiva la contraddizione di chi vorrebbe promuovere la democrazia diretta nel Paese, ma che ha ridotto il proprio Movimento ad un contenitore dove tutti sono uguali, ma dove lui è più uguale degli altri.