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Mese: Aprile 2011

La democrazia imbrogliata

La democrazia imbrogliata

«Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo; invece io spero che tra 1 o 2 anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia». Questa dichiarazione di silvio berlusconi, rilasciata ieri durante la conferenza stampa alla fine del vertice bilaterale Italia-Francia, nasconde molto di più che la semplice arroganza di un potere che non intende accettare limitazioni. C’è infatti anche la concezione di una democrazia che è tale solo nelle parole, mentre non esiste più nella realtà delle cose. E’ certamente vero che negli ultimi anni il referendum è diventato uno strumento di cui si è abusato, tuttavia tale istituto resta un momento alto di ogni democrazia che si rispetti: un’occasione con cui il popolo decide in prima persona, senza alcun filtro, di questioni importanti per la collettività. Boicottarlo in questo modo rappresenta un vero e proprio colpo di mano istituzionale [a cui spero la Cassazione possa porre rimedio] e dimostra che, al di là del becero populismo dei proclami per cui la volontà popolare è considerata al di sopra di ogni cosa, questo Governo mira esclusivamente a conservare il proprio potere fascista. Un potere che di fatto impedisce all’elettorato di esprimersi, se in contrasto con chi comanda.

Come non condividere allora le parole dell’intellettuale Asor Rosa che, a proposito di quanto sta accadendo, parla di  «uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta “sovranità popolare”, la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di “pubblico” [scuola, giustizia, forze armate, forze dell’ordine, apparati dello stato, ecc.], e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile [o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile] uscire?».

Scripta Manent

Scripta Manent

Siamo alle comiche finali. Il PdL è un partito confuso, allo sbando, dove berlusconi si occupa ormai solo della propria guerra personale contro i magistrati, ed i maggiorenti stanno lottando uno contro l’altro allo scopo di ereditarne la guida. Non si può spiegare altrimenti la vergognosa vicenda dei manifesti “Via le BR dalle Procure” con cui in queste settimane si è tappezzata Milano, e contro i quali ieri ha tuonato Napolitano. La responsabilità di questa ignobile operazione è stata assunta da Roberto Lassini, un candidato nella lista del Partito delle Libertà alle prossime elezioni comunali.

Oggi il PdL – Sindaco di Milano e Presidente del Senato in testa – pretende il ritiro della sua candidatura. Resta però da capire di cosa è colpevole Lassini, visto che i suoi manifesti riprendono dichiarazioni che il Presidente del Consiglio rilascia ormai da tempo. Solo 10 giorni fa, ad esempio, aveva affermato: «Devo liberare il paese dai giudici. La magistratura in Italia è un cancro, una metastasi. Abbiamo avuto le Brigate Rosse che usavano i mitra, ma certi pubblici ministeri sono peggiori perché usano il potere giudiziario, sono più pericolosi per la democrazia». E’ evidente allora che questi manifesti non sono altro che il frutto di un clima avvelenato di cui è responsabile il premier, quindi, quando Schifani chiede la testa di Lassini, non si vede perchè non debba fare altrettanto con berlusconi, a meno che certe cose sia possibile dirle ma non scriverle. Chissà.

Habemus Papam

Habemus Papam

Un nuovo film di Nanni Moretti è un evento, e lo è ancor di più se arriva dopo ben 5 anni dal precedente, il riuscitissimo e profetico Il Caimano. E mentre la pellicola incentrata sulla figura del Presidente del Consiglio tratta di un personaggio disposto a qualsiasi cosa pur di conquistare e mantenere il potere, qui invece si ragiona su un uomo che decide deliberatamente di rinunziare all’enorme responsabilità conferitagli. Da Il Caimano a questo nuovo lavoro, Moretti passa dal raccontare chi ha tracotantemente messo se stesso al di sopra di tutto a chi viceversa, con umiltà, riesce a scorgere i propri limiti pur se investito di un incarico importantissimo. Habemus Papam – una godibilissima commedia surreale che rappresenta una boccata d’ossigeno nel panorama alquanto asfittico del Cinema Italiano – narra le vicende di un Pontefice che si sente inadeguato al ruolo che è stato appena chiamato a ricoprire. Per trovare una soluzione all’angoscia che lo attanaglia e che getta nello sgomento sia la grandissima folla di credenti in attesa della ufficializzazione del nuovo pontificato, sia i cardinali che devono cercare di gestire questo evento mai verificatosi prima, si affiderà ad uno psicanilista e al proprio amore per il teatro.

E’ bene sottolineare che la pellicola non si sviluppa come una facile parabola sulla crisi della fede, quanto piuttosto come una presa di coscienza della fragilità umana. Una riflessione molto “laica” sulla solitudine e sulla ricerca di sè. Un film impreziosito dalla magnifica prova dell’ottantacinquenne Michel Piccoli, assolutamente perfetto nei panni del Papa depresso e confuso a cui fa da contraltare lo psicanista Nanni Moretti, convinto di essere stato lasciato dalla moglie collega perchè “il più bravo di tutti”. Due personaggi complementari, ma entrambi soli dinanzi ad una vita a cui non è sempre facile trovare un senso.

Meglio coglione che puttaniere

Meglio coglione che puttaniere

Quanto successo martedì alla Camera rappresenta una delle pagine più umilianti della Storia della nostra Repubblica. Il Parlamento ha sentenziato che berlusconi credeva realmente che Ruby fosse la nipote di Mubarak [solo in questo caso infatti i reati di cui è accusato il premier sarebbero di competenza del Tribunale dei Ministri]. Come se essere guidati da un 75enne sprovveduto e boccalone che crede alle balle raccontategli da una ragazzina di 17 anni costituisca qualcosa di cui menar vanto, qualcosa che sia – perlomeno politicamente – meno devastante dell’avere un Presidente del Consiglio concussore e puttaniere. Ma il Cavaliere non può affrontare il processo dimostrando la sua innocenza, quindi gli va bene persino passare da coglione. Preferisce trascinare il Paese in un conflitto istituzionale senza precedenti e mettere a rischio migliaia di processi, pur di evitare il giudizio. Tanto il suo elettorato non sa o non capisce, avvelenato com’è dalla quotidiana disinformazione di regime.

Così Gad Lerner due giorni fa sul suo blog: «I 314 deputati che quest’oggi si sono dichiarati convinti Berlusconi abbia agito “nell’esercizio delle funzioni” di Presidente del Consiglio telefonando la notte del 27 maggio 2010 alla Questura di Milano per sollecitare il rilascio di Ruby, si sono ricoperti di vergogna e disonore. Sono protagonisti attivi del degrado morale di una nazione. Così i posteri li ricorderanno». Io aggiungo solo che tra i colpevoli di tale infamante degrado vi saranno anche coloro che alle prossime elezioni voteranno ancora per PdL e Lega.

Gli Anni 50 al Cinema

Gli Anni 50 al Cinema

Negli Anni 50 il cinema deve rintuzzare la sfida delle televisione, il nuovo media che catalizza l’interesse delle famiglie americane prima ed europee poi. Ecco allora che – allo scopo di riguadagnare l’attenzione del pubblico –  gli schermi diventano più grandi, i colori più accesi e si impongono generi come la fantascienza e l’epico-storico, caratterizzati da grande spettacolarità ed effetti speciali. Si afferma una nuova generazione di talenti, fra cui Montgomery Clift, Marlon Brando, James DeanPaul Newman. Attori provenienti dall’Actor’s Studio, i quali – contrariamente alle scuole precedenti – non si limitano a recitare una parte, ma – attraverso una profonda introspezione psicologica – mirano a sfruttare passate esperienze personali al fine di immedesimarsi completamente col personaggio interpretato. Appartengono a questo nuovo ambito capolavori come Un Posto al Sole di George Stevens, Fronte del Porto di Elia Kazan e Gioventù Bruciata di Nicholas Ray.

Alfred Hitchcock e Billy Wilder realizzano alcuni dei loro lavori più memorabili: La Finestra sul Cortile, Intrigo Internazionale e La Donna che Visse Due Volte per il maestro del brivido, e Viale del Tramonto, A Qualcuno Piace Caldo e L’Asso nella Manica per il regista austriaco. Generi come il western approdano alla piena maturità, affrontando temi e personaggi più complessi e violenti. Gli esempi più straordinari sono Sentieri Selvaggi di John Ford ed i film nati dalla collaborazione fra James Stewart ed il regista Anthony Mann. Dalle ceneri del Neoralismo prende vita la Commedia all’Italiana, che si discosta nettamente dalle pellicole brillanti realizzate nel nostro Paese fino ad allora, per trattare in chiave satirica argomenti più aderenti alla realtà del tempo, mescolando insieme toni ironici, amari e talvolta drammatici. Le punte più alte del genere sono rappresentate dai due capolavori di Mario Monicelli: La Grande Guerra e I Soliti Ignoti.