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Mese: Giugno 2010

In ricordo di Vittorio e Walter

In ricordo di Vittorio e Walter

Dieci anni fa in questi giorni ci lasciavano due giganti del Cinema. Vittorio Gassman e Walter Matthau però non sono accomunati soltanto dal fatto di essere scomparsi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, ma anche e soprattutto per lo svolgimento della loro carriera cinematografica. Infatti, agli esordi, ambedue si impongono come attori drammatici, talvolta persino nel ruolo dell’odioso antagonista. Dovranno trascorrere oltre 10 anni ed un magnifico regista – Mario Monicelli per Gassman e Billy Wilder per Matthau – per scoprire l’inespresso talento comico dei due. Inutile elencare i tanti capolavori che da allora li vedono come protagonisti di quà e di là dell’oceano, entrambi sovente in coppia con attori altrettanto memorabili, come Ugo Tognazzi, a fianco dell’attore genovese in 5 film, e Jack Lemmon, ben 8 volte sodale di Matthau. Resta il ricordo di due volti in grado di riempire in un attimo lo schermo e raccontare un personaggio anche solo con uno sguardo.
 
Panem et circenses

Panem et circenses

All’indomani della disfatta azzurra ai Mondiali di Calcio, diversi commentatori, sportivi e non, hanno avanzato la tesi che la Nazionale non sia altro che lo specchio del nostro Paese e, perchè no, del nostro governo. Il più efficace è stato il direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, che si è espresso così: «”Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno”. Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra […]. L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato spirito di squadra. Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri». Lippi come berlusconi? Cannavaro come Alfano? Cassano come Fini? Potrebbe essere.

Di diverso ci sarebbe soltanto la reazione della massa sempre più bovina, che si indigna di fronte all’uscita della squadra di Marcello Lippi dalla Coppa del Mondo, ma resta al palo dinanzi alle uscite del Governo. Basti pensare alla recente vicenda del ministro per il federalismo, Aldo Brancher, nominato solo da pochi giorni [senza che ne siano certe nè l’utilità nè l’onestà] e già invocante il legittimo impedimento, al fine di sottrarsi ad un processo che lo vede imputato insieme alla moglie. E poco importa se Napolitano abbia per la prima volta dato un segnale di coraggio e di senso dello Stato mettendosi di traverso, perchè la protervia di berlusconi resta in tutta la sua enorme gravità. E se è vero che panem et circenses sono strumenti straordinari per anestetizzare i malumori popolari, adesso che i circenses se ne sono andati via anzitempo e che il panem è stato drasticamente ridotto da una manovra finanziaria sbagliata ed iniqua, l’opinione pubblica sarà finalmente pronta a reagire all’inedia e a ritrovare la sua rabbia?

Un ministro (indagato) in più

Un ministro (indagato) in più

Penso che al mondo non ci sia mai stato Governo con un così grande senso dell’umorismo come il nostro. Bossi e berlusconi sono dei guitti straordinari, degni della miglior tradizione della Commedia dell’Arte.  L’ultimo frutto della loro intesa promette di far sbellicare i pochi connazionali non ancora vittime di 25 anni di ottundimento mediatico.
 
Il federalismo meritava un dicastero, così il nostro beneamato premier, di concerto col suo fedele alleato, ha pensato di affidarlo a tale Aldo Brancher, un passato prima da sacerdote e poi da manager Fininvest. Come a dire una promozione: dalla Chiesa, direttamente all’Unto del Signore. Nel 1993 il neoministro finisce in galera, condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Tutto si risolve però in Cassazione, dove il primo reato viene prescritto ed il secondo depenalizzato da berlusconi. Con un curriculum del genere, Brancher è pronto ad occuparsi di politica. Il Cavaliere, sempre riconoscente verso i propri dipendenti che evitano di fare nomi scomodi ai giudici, nel 2001 lo porta in Parlamento e successivamente al Governo, in qualità di sottosegretario alle riforme e alla devolution di Bossi. Nel 2005 il Nostro viene di nuovo indagato per appropriazione indebita, nell’inchiesta relativa alla scalata alla Banca Antonveneta. Reato di cui è tuttora imputato, con un processo ripetutamente rinviato a causa dei suoi legittimi impedimenti istituzionali. Roba che Claudio Scajola al confronto è puro come un giglio di campo. Tre giorni fa Brancher giura fedeltà alla Repubblica Italiana e alle leggi dello Stato dalle mani del suo mentore berlusconi. Bossi è  servito: il federalismo e gli italiani sono in buone mani! L’unico rischio che si può correre è quello di ammazzarsi dalle risate. Ora in Italia, tra il silenzio dei TG di regime, possiamo anche vantarci di avere un ministro reo confesso di corruzione di un altro ministro!
Paraculo è chi il paraculo fa

Paraculo è chi il paraculo fa

Ormai non passa giorno senza che la Lega non confermi l’ignoranza e la somma stupidità che contraddistingue la sua dirigenza. E’ di sabato scorso la notizia secondo cui il governatore del Veneto, Luca Zaia, in occasione dell’inaugurazione di una scuola nel trevigiano, abbia preferito che il coro intonasse il Va’ pensiero, canto verdiano dei raduni leghisti, al posto del tradizionale Fratelli d’Italia, fatto scivolare alla fine della cerimonia. Trascorre solo qualche giorno ed ecco che i commentatori di Radio Padania si segnalano per aver esultalto al gol del Paraguay, avversario della nazionale italiana nella nostra gara d’esordio ai Mondiali. Quel gran genio di Matteo Salvini poi, nella sua pagina di Facebook, ha così rincarato la dose: «Meglio Para-guay che para-culi! Forza Zaia».

E’ ormai evidente l’escalation degli attacchi sferrati dal partito di Bossi contro qualsiasi cosa rappresenti e simboleggi l’idea di Stato in senso unitario, sia questa una bandiera, un inno od una squadra di calcio, in nome di un’idea separatista e di affermazione di un’altra entità politica diversa dallo Stato italiano, come del resto conferma Borghezio in una sua recentissima intervista: «Confermo con grande orgoglio e soddisfazione che il nostro obiettivo strategico è e resta quello dell’indipendenza della Padania, al fianco dei coraggiosi patrioti padani che hanno seguito e seguono il cammino di Umberto Bossi. E non saranno certo i professionisti della politica romana a interromperlo».

Il triangolo no!

Il triangolo no!

Tal Eliana Cartella, 20 anni da Castel Mella in provincia di Brescia, è recentemente assurta agli onori della cronaca per essere contesa da due figure paradigmatiche di questa povera italietta: Mario Balotelli e Renzo Bossi. Pare che la giovine barista che sogna di diventar modella, reduce dall’aver partecipato al concorso Miss Maglietta Bagnata [!!], organizzato dai Giovani Padani proprio mentre – guardacaso – il Governo di Maroni, del Senatur e di diversi altri ministri leghisti si distingueva per gli incondizionati tagli a cultura e scuola, abbia dichiarato che se il calciatore dell’Inter è il più bello fra i due, Renzo Bossi è il più intelligente [!!!]. 

Ora, a parte i brividi che si sentono salire immaginandosi quale angosciante vuoto cosmico debba albergare nella testa dell’attaccante dell’Inter, visto che soccombere in un confronto di intelligenza con la “trota” è un pò come essere inferiori a Vladimir Luxuria in quanto a virilità, resta da domandarsi quanti lustri saranno necessari perchè il popolo italiano, orribile e bovino, torni a vivere in una società in cui la cultura costituisca un valore fondante, e dove non si debba valutare tutto dal punto di vista del successo economico, della bellezza, del denaro, della popolarità, del potere.

L’ignoranza al potere

L’ignoranza al potere

Il premier irrompe istericamente a Ballarò per contestare al telefono un giornalista ed un sondaggista, rei di aver fatto presente verità scomode, e poi butta giù la cornetta senza attendere alcuna replica. Pare che subito dopo abbia chiamato il Convento delle Orsoline con voce ansimante e sibilo da maniaco. I ministri della Lega disertano la Festa della Repubblica a Roma, perchè – a detta loro – ormai «è più sentita la Sagra della Patata di Lazzate». Al che berlusconi ha tenuto a precisare che le patate portate da lui a Palazzo Grazioli sono decisamente meglio. L’attaccante del Milan Marco Borriello, dopo aver dribblato a fatica un paio di coriacei congiuntivi, disquisisce di letteratura, sostenendo che Roberto Saviano ha lucrato su Napoli perchè «non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra», che è un pò come dire che non occorreva che Primo Levi scrivesse Se questo è un uomo perchè si venisse a conoscenza dei lager nazisti. Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, regala [si, si… non si spende neppure un centesimino] una collana di DVD con i discorsi di Mussolini, dal titolo Il Duce, le parole, gli applausi. Le prossime uscite monografiche saranno dedicate ad Hitler, Pol Pot, Gengis Khan e Sandro Bondi. Il Giornale di Vittorio Feltri titola in prima pagina Israele ha fatto bene a sparare. Da sottolineare in cronaca altri due lucidissimi articoli intitolati rispettivamente Perchè i pedofili sono da stimare e Chi non spacca il culo ai negri è un frocetto.