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Anno: 2010

In ricordo di Vittorio e Walter

In ricordo di Vittorio e Walter

Dieci anni fa in questi giorni ci lasciavano due giganti del Cinema. Vittorio Gassman e Walter Matthau però non sono accomunati soltanto dal fatto di essere scomparsi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, ma anche e soprattutto per lo svolgimento della loro carriera cinematografica. Infatti, agli esordi, ambedue si impongono come attori drammatici, talvolta persino nel ruolo dell’odioso antagonista. Dovranno trascorrere oltre 10 anni ed un magnifico regista – Mario Monicelli per Gassman e Billy Wilder per Matthau – per scoprire l’inespresso talento comico dei due. Inutile elencare i tanti capolavori che da allora li vedono come protagonisti di quà e di là dell’oceano, entrambi sovente in coppia con attori altrettanto memorabili, come Ugo Tognazzi, a fianco dell’attore genovese in 5 film, e Jack Lemmon, ben 8 volte sodale di Matthau. Resta il ricordo di due volti in grado di riempire in un attimo lo schermo e raccontare un personaggio anche solo con uno sguardo.
 
Panem et circenses

Panem et circenses

All’indomani della disfatta azzurra ai Mondiali di Calcio, diversi commentatori, sportivi e non, hanno avanzato la tesi che la Nazionale non sia altro che lo specchio del nostro Paese e, perchè no, del nostro governo. Il più efficace è stato il direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, che si è espresso così: «”Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno”. Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra […]. L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato spirito di squadra. Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri». Lippi come berlusconi? Cannavaro come Alfano? Cassano come Fini? Potrebbe essere.

Di diverso ci sarebbe soltanto la reazione della massa sempre più bovina, che si indigna di fronte all’uscita della squadra di Marcello Lippi dalla Coppa del Mondo, ma resta al palo dinanzi alle uscite del Governo. Basti pensare alla recente vicenda del ministro per il federalismo, Aldo Brancher, nominato solo da pochi giorni [senza che ne siano certe nè l’utilità nè l’onestà] e già invocante il legittimo impedimento, al fine di sottrarsi ad un processo che lo vede imputato insieme alla moglie. E poco importa se Napolitano abbia per la prima volta dato un segnale di coraggio e di senso dello Stato mettendosi di traverso, perchè la protervia di berlusconi resta in tutta la sua enorme gravità. E se è vero che panem et circenses sono strumenti straordinari per anestetizzare i malumori popolari, adesso che i circenses se ne sono andati via anzitempo e che il panem è stato drasticamente ridotto da una manovra finanziaria sbagliata ed iniqua, l’opinione pubblica sarà finalmente pronta a reagire all’inedia e a ritrovare la sua rabbia?

Un ministro (indagato) in più

Un ministro (indagato) in più

Penso che al mondo non ci sia mai stato Governo con un così grande senso dell’umorismo come il nostro. Bossi e berlusconi sono dei guitti straordinari, degni della miglior tradizione della Commedia dell’Arte.  L’ultimo frutto della loro intesa promette di far sbellicare i pochi connazionali non ancora vittime di 25 anni di ottundimento mediatico.
 
Il federalismo meritava un dicastero, così il nostro beneamato premier, di concerto col suo fedele alleato, ha pensato di affidarlo a tale Aldo Brancher, un passato prima da sacerdote e poi da manager Fininvest. Come a dire una promozione: dalla Chiesa, direttamente all’Unto del Signore. Nel 1993 il neoministro finisce in galera, condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Tutto si risolve però in Cassazione, dove il primo reato viene prescritto ed il secondo depenalizzato da berlusconi. Con un curriculum del genere, Brancher è pronto ad occuparsi di politica. Il Cavaliere, sempre riconoscente verso i propri dipendenti che evitano di fare nomi scomodi ai giudici, nel 2001 lo porta in Parlamento e successivamente al Governo, in qualità di sottosegretario alle riforme e alla devolution di Bossi. Nel 2005 il Nostro viene di nuovo indagato per appropriazione indebita, nell’inchiesta relativa alla scalata alla Banca Antonveneta. Reato di cui è tuttora imputato, con un processo ripetutamente rinviato a causa dei suoi legittimi impedimenti istituzionali. Roba che Claudio Scajola al confronto è puro come un giglio di campo. Tre giorni fa Brancher giura fedeltà alla Repubblica Italiana e alle leggi dello Stato dalle mani del suo mentore berlusconi. Bossi è  servito: il federalismo e gli italiani sono in buone mani! L’unico rischio che si può correre è quello di ammazzarsi dalle risate. Ora in Italia, tra il silenzio dei TG di regime, possiamo anche vantarci di avere un ministro reo confesso di corruzione di un altro ministro!
Paraculo è chi il paraculo fa

Paraculo è chi il paraculo fa

Ormai non passa giorno senza che la Lega non confermi l’ignoranza e la somma stupidità che contraddistingue la sua dirigenza. E’ di sabato scorso la notizia secondo cui il governatore del Veneto, Luca Zaia, in occasione dell’inaugurazione di una scuola nel trevigiano, abbia preferito che il coro intonasse il Va’ pensiero, canto verdiano dei raduni leghisti, al posto del tradizionale Fratelli d’Italia, fatto scivolare alla fine della cerimonia. Trascorre solo qualche giorno ed ecco che i commentatori di Radio Padania si segnalano per aver esultalto al gol del Paraguay, avversario della nazionale italiana nella nostra gara d’esordio ai Mondiali. Quel gran genio di Matteo Salvini poi, nella sua pagina di Facebook, ha così rincarato la dose: «Meglio Para-guay che para-culi! Forza Zaia».

E’ ormai evidente l’escalation degli attacchi sferrati dal partito di Bossi contro qualsiasi cosa rappresenti e simboleggi l’idea di Stato in senso unitario, sia questa una bandiera, un inno od una squadra di calcio, in nome di un’idea separatista e di affermazione di un’altra entità politica diversa dallo Stato italiano, come del resto conferma Borghezio in una sua recentissima intervista: «Confermo con grande orgoglio e soddisfazione che il nostro obiettivo strategico è e resta quello dell’indipendenza della Padania, al fianco dei coraggiosi patrioti padani che hanno seguito e seguono il cammino di Umberto Bossi. E non saranno certo i professionisti della politica romana a interromperlo».

Il triangolo no!

Il triangolo no!

Tal Eliana Cartella, 20 anni da Castel Mella in provincia di Brescia, è recentemente assurta agli onori della cronaca per essere contesa da due figure paradigmatiche di questa povera italietta: Mario Balotelli e Renzo Bossi. Pare che la giovine barista che sogna di diventar modella, reduce dall’aver partecipato al concorso Miss Maglietta Bagnata [!!], organizzato dai Giovani Padani proprio mentre – guardacaso – il Governo di Maroni, del Senatur e di diversi altri ministri leghisti si distingueva per gli incondizionati tagli a cultura e scuola, abbia dichiarato che se il calciatore dell’Inter è il più bello fra i due, Renzo Bossi è il più intelligente [!!!]. 

Ora, a parte i brividi che si sentono salire immaginandosi quale angosciante vuoto cosmico debba albergare nella testa dell’attaccante dell’Inter, visto che soccombere in un confronto di intelligenza con la “trota” è un pò come essere inferiori a Vladimir Luxuria in quanto a virilità, resta da domandarsi quanti lustri saranno necessari perchè il popolo italiano, orribile e bovino, torni a vivere in una società in cui la cultura costituisca un valore fondante, e dove non si debba valutare tutto dal punto di vista del successo economico, della bellezza, del denaro, della popolarità, del potere.

L’ignoranza al potere

L’ignoranza al potere

Il premier irrompe istericamente a Ballarò per contestare al telefono un giornalista ed un sondaggista, rei di aver fatto presente verità scomode, e poi butta giù la cornetta senza attendere alcuna replica. Pare che subito dopo abbia chiamato il Convento delle Orsoline con voce ansimante e sibilo da maniaco. I ministri della Lega disertano la Festa della Repubblica a Roma, perchè – a detta loro – ormai «è più sentita la Sagra della Patata di Lazzate». Al che berlusconi ha tenuto a precisare che le patate portate da lui a Palazzo Grazioli sono decisamente meglio. L’attaccante del Milan Marco Borriello, dopo aver dribblato a fatica un paio di coriacei congiuntivi, disquisisce di letteratura, sostenendo che Roberto Saviano ha lucrato su Napoli perchè «non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra», che è un pò come dire che non occorreva che Primo Levi scrivesse Se questo è un uomo perchè si venisse a conoscenza dei lager nazisti. Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, regala [si, si… non si spende neppure un centesimino] una collana di DVD con i discorsi di Mussolini, dal titolo Il Duce, le parole, gli applausi. Le prossime uscite monografiche saranno dedicate ad Hitler, Pol Pot, Gengis Khan e Sandro Bondi. Il Giornale di Vittorio Feltri titola in prima pagina Israele ha fatto bene a sparare. Da sottolineare in cronaca altri due lucidissimi articoli intitolati rispettivamente Perchè i pedofili sono da stimare e Chi non spacca il culo ai negri è un frocetto.
Ritornare è difficile

Ritornare è difficile

Ritornare è difficile, soprattutto se si è stati in due capitali così rispettose dell’arte del buon vivere, frutto di un’attenzione e di un rispetto verso l’ambiente e le persone, specie quelle più deboli come i bambini e gli anziani. Si pensi, ad esempio, che sia ad Amsterdam che a Stoccolma le barriere architettoniche sono pressochè inesistenti ed il traffico cittadino è ridottissimo, a vantaggio di mezzi come biciclette, metropolitane ed autobus ecologici. In questi ultimi poi, nella città svedese, ci sono pulsanti da premere prima di salire, per avvertire il conducente che si trasporta una carrozzina o un passeggino, in modo da montare in tutta calma. I bagni pubblici hanno, a fianco del water per gli adulti, uno piccolino anche per i bimbi, così come nei numerosi parchi trovano posto insieme alle panchine normali, altre più basse e colorate. Naturalmente poi tutti i grandi negozi hanno un’area ricreativa con babyroom e spazio giochi. Sia gli olandesi che gli svedesi sono aperti, disponibili e gentilissimi nel dare informazioni ai turisti. La televisione, contrariamente che in Italia, non è tenuta in gran conto e la sera, quando il tempo lo consente, persone di tutte le età si riversano per le strade per una passeggiata, una birra o un dolce in un locale. Amsterdam è una città che ha fatto dell’integrazione uno dei suoi punti fermi. Bianchi, neri, mulatti, cristiani, musulmani, indiani. E’ un amalgamarsi di culture diverse che si confondono tra loro. Tante popolazioni hanno portato le loro tradizioni, i loro costumi e le loro religioni imparando a convivere, tollerandosi e adattandosi l’una all’altra. C’è posto per tutti in questa città in cui si respira il profumo impagabile della libertà e dove, per esempio, è facile imbattersi per strada in coppie omosessuali che non fanno mistero della loro condizione.

Si capirà quindi quanto sia difficile ritrovarsi in questa retrograda italietta dalle città congestionate dal traffico, dallo smog e dal cemento, in cui le persone sono chiuse ed intolleranti verso il prossimo e dove una classe politica populista, coinvolta in ogni genere di malaffare, tenta in tutti i modi di preservare sè stessa imponendo leggi liberticide. Un paese che dall’estero viene giustamente considerato alla stregua di una Turchia o di una Grecia, soggiogato da un sistema videocratico che sancisce il trionfo del facile, del grossolano, del volgare e del brutale.

Acqua azzurra, acqua chiara

Acqua azzurra, acqua chiara

Se lunedi mattina qualcuno avrà l’occasione di puntare il proprio bel [?!] nasino all’insù, potrà vedermi sfrecciare nei cieli d’Europa insieme ad Adam’s Rib, alla volta della capitale olandese. Dal blu dei cieli ci dirigeremo verso l’azzurro dell’acqua. Si, perchè Amsterdam è prima di tutto un insieme di isole e canali, di case impiantate su una selva di pali dalla punta di ferro. E’ un sistema complesso di chiuse che impediscono all’acqua di rovinare i pali su cui si reggono gli edifici e di far inabissare ancor di piu la città. Da Amsterdam ci trasferiremo poi ad un’altra capitale che lega il suo destino all’acqua, visto che  è costruita su 14 isole collegate da 57 ponti. Stoccolma sorge su un arcipelago situato intorno al punto in cui il grande lago Mälaren sfocia nel Mar Baltico. Un terzo dell’area cittadina è occupata dall’ acqua, un’acqua talmente pulita che si può bere.

11 dicembre 2008. 11 aprile 2010. Dopo essersi sposato con rito civile un anno e 5 mesi fa, Rear Window lo scorso aprile ha bissato anche con una emozionante cerimonia religiosa ed ora si appresta a partire per un meritatissimo viaggio di nozze verso due città talmente all’avanguardia in tanti aspetti dello stato sociale, che tornare nella nostra misera Italistan sarà uno shock anafilattico!

Siate soltanto seri e sarete poco seri

Siate soltanto seri e sarete poco seri

Il postino, La famiglia, La terrazza, La donna della domenica, C’eravamo tanto amati, In nome del popolo italiano,  Riusciranno i nostri eroi,  Straziami ma di baci saziami,  Il buono il brutto e il cattivo,  L’armata Brancaleone,  I mostri,  La marcia su Roma,  Il Mafioso,  Risate di gioia,  Tutti a casa,  La grande guerra,  I soliti ignoti,  La banda degli onesti,  Totò e Carolina,  Totò sceicco,  Totò le Mokò. Questi sono solo alcuni dei film scritti da Furio Scarpelli. Scorrendo brevemente questa lista, ci si rende subito conto dell’enorme importanza dello sceneggiatore romano, la cui scomparsa, avvenuta ieri all’età di 90 anni, lascia il Cinema italiano e tutti noi un pò più poveri e soli. Il periodo più intenso è quello degli Anni 50 e 60, quando Scarpelli – in coppia con Age – fa parte di una squadra di straordinari talenti che ci consegna – attraverso la lente della cinepresa – un ritratto lucido, spietato, ironico, disincantato, puntuale di questo nostro piccolo grande Paese e dei suoi fondamentali snodi storici. Tra i compagni di strada dei due scrittori, artefici di molti dei più rappresentativi capolavori della Commedia all’Italiana, vi sono registi come Monicelli, Risi, Scola, Comencini e Petri ed attori quali Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi, Mastroianni e Totò. La commedia, più di ogni altro genere, deve molto alla scrittura, alla parola scritta e parlata, ai dialoghi. In questo senso Age e Scarpelli si affermano come gli inventori di un nuovo linguaggio, capace di cambiare completamente il panorama del cinema popolare, innestando per la prima volta la sensibilità dell’impegno e della denuncia, sul modello di un intrattenimento leggero.

Mi piace ricordare Furio Scarpelli con alcune parole che scrisse in occasione della morte di Alberto Sordi, perchè credo possano valere anche per lui: «Alberto non si limitava a riferire, spietatamente, romani e italiani, occidentali insomma, ma era anche la voce della loro parte più nascosta, forse della loro coscienza. Sapeva che sottraendo l’ironia al reale, si commette reato di falsità. Siate soltanto seri e sarete poco seri».

Uno splendido settantenne

Uno splendido settantenne

Bastano una manciata di film, agli inizi degli Anni 70, perchè Al Pacino si imponga come uno dei più grandi interpreti americani. In lavori come Il Padrino, Il Padrino Parte SecondaLo SpaventapasseriSerpico, Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani, l’attore incarna sapientemente un nuovo tipo di antieroe che proprio in quegli anni va affermandosi: ombroso, mediterraneo, anticonformista, figlio della classe lavoratrice. Il suo stile caratterizzato da una recitazione intensa e nervosa, fatta di improvvise esplosioni, con il corpo che sembra percorso da un fuoco represso, frutto del metodo dell’Actor’s Studio che imponeva agli attori di calarsi totalmente nei personaggi, si inserisce perfettamente nel filone più realista della Nuova Hollywood. In questa prima parte della sua carriera, i personaggi di Pacino sono spesso vittima di storture ed iniquità sociali, idealisti e ribelli alle convenzioni borghesi, alle prese con la fine del “sogno americano”.

Otto nomination all’Oscar e una vittoria nel 1993, quindici nomination al Golden Globe e quattro vittorie. Un Leone d’Oro alla carriera, due David di Donatello, un Emmy Award. Questi i principali riconoscimenti ricevuti da Pacino, che oggi compie 70 anni: una vita spesa interamente per l’arte, tra palcoscenici shakespeariani calcati con assoluta disinvoltura, ed uno splendido percorso cinematografico costellato da una lunghissima serie di film memorabili.