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Anno: 2010

Fumo di Londra

Fumo di Londra

«Al Parlamento europeo i deputati sono disorientati per quello che accade in Italia. Non riescono a comprendere come faccia la parte politica maggioritaria del Paese a votare Berlusconi: per le sue malefatte, per il perseguimento di interessi privatistici, per il massacro dell’etica pubblica, per il suo tratto da dittatorello peronista, per il suo populismo cialtronesco, per i collegamenti con la mafia, per il coinvolgimento in processi penali per fatti gravissimi che in altri Paesi, come Germania o Inghilterra, avrebbero condotto un politico a ritirarsi a vita privata. L’Italia ai tempi di Falcone e Borsellino, oltre che di Mani pulite, era all’avanguardia nel contrasto ad ogni forma di criminalità, oggi è la nazione che approva leggi criminogene che favoriscono ogni forma di criminalità tanto da diventare una sorta di asilo politico privilegiato per i delinquenti di ogni risma. Per non parlare del disgusto che si prova per la torsione neoautoritaria – portata avanti da un partito che si definisce liberale – che si manifesta addirittura nella compressione di uno dei diritti fondamentali della casa europea: la libera manifestazione del pensiero. E che dire delle censure al nostro Paese per i rigurgiti xenofobi e razzisti, fatti di respingimenti di massa di immigrati inermi e della criminalizzazione del diverso senza che abbia commesso un crimine?»

Sottoscrivo in pieno le parole di Luigi De Magistris. Ecco perchè capisco ed amo sempre meno i miei connazionali e perchè ogni scusa è buona per fuggire da questo Paese, anche solo per qualche giorno. Adoro il Nord Europa e Londra è una città che sa offire così tanto a chi la visita. La sensazione euforica di essere al centro del mondo per quel che riguarda lo spettacolo, la musica, le mode, i gusti e le tendenze è forte anche in un periodo come questo, certamente non così vitale. Soprattutto se si proviene da una società – la nostra italiana – che definire amorfa è farle un complimento. Una società al cui confronto persino il villaggio dei Puffi apparirebbe ben organizzato e culturalmente stimolante. Partirò verso la capitale inglese fra una settimana e, una volta là, cercherò di evitare tutti i luoghi comuni dell’italiano all’estero, quelli che –  proprio in Fumo di Londra – facevano esclamare ad Alberto Sordi: «E non facciamoci riconoscere  da tutti per quelli che siamo!». Tanto, a farci fare una figura non propriamente lusinghiera in giro per il mondo ci pensa già il nostro Presidente del Consiglio. Ci ritroveremo da queste parti intorno a fine mese. A tutti auguro un Buon Ferragosto!

Il plotone della libertà

Il plotone della libertà

Dopo che per anni a sinistra si è denunciata l’illiberalità e la mancanza di senso dello Stato di berlusconi, anche il Presidente della Camera si accorge che il Premier ha un’idea della democrazia pericolosamente autoritaria: quella di un ordinamento in cui il dissenso – di qualsiasi natura questo sia – vada stroncato in tutti i modi. Ecco allora le reiterate aggressioni agli organi di garanzia istituzionali, ecco le campagne di deligittimazione nei confronti degli avversari politici, ecco poi il tentativo di imbavagliare e spegnere la libera informazione ed ancora la promozione di un clima di intolleranza ed ignoranza sociale, e via così in un crescendo di repressione e populismo che avrebbe fatto felice l’Argentina di Peron.

Quanto è successo giovedì all’interno del Plotone delle Libertà somiglia più ad un regolamento di conti di stampo nazista, piuttosto che un modo per sanare una divergenza politica. Fini ed i suoi uomini vengono epurati dal cosiddetto Partito dell’Amore perchè hanno osato onorare «il patto con milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità». Non è un caso se  il PdL si sfalda su una questione ben precisa: quella della legalità. La prepotente alzata di scudi a beneficio dei vari Verdini, Cosentino e Dell’Utri altro non è che la difesa stessa del Caimano, leader di un partito personalistico, nato per evitare che i due fondatori finissero per rispondere alla Giustizia dei rispettivi reati e per poi consentire, nel corso del tempo, che i propri uomini di punta potessero mettere in piedi un sistema occulto e tentacolare, al fine di conservare e preservare il potere il più a lungo possibile. Si spiega così perchè chi si arrischia a mettere in discussione il nucleo, il fondamento, l’essenza stessa del partito di berlusconi, non possa più farne parte.

Il PD. Questo sconosciuto.

Il PD. Questo sconosciuto.

C’è ormai un dato di fatto nella politica italiana, e cioè che Fini e i suoi stanno più a sinistra del PD. “Ci vuol poco” obietteranno in tanti… vero anche questo. Tuttavia mi domando se è possibile che la questione morale all’interno del PdL debba essere sollevata dal Presidente della Camera, quando il maggior partito dell’opposizione – di fronte all’abisso di malaffare recentemente scoperto – seguita a far scena muta, in preda ad un evidente smarrimento identitario e politico che lo rende incapace di intercettare gli umori del proprio elettorato. E’ possibile che Bocchino e Granata un giorno sì e l’altro pure incalzino i berlusconiani, esigendo le dimissioni immediate di quanti siano incorsi in atti politicamente insostenibili, mentre le dichiarazioni più esplosive di un dirigente del Partito Democratico sono affidate all’onorevole D’Alema che – con linguaggio e logiche cerchiobottiste da piena Prima Repubblica – propone governi di larghe intese, invoca momenti di responsabilità, auspica nuovi patti sociali, non provando neppure il minimo imbarazzo a reiterare la solita formuletta, mandata a memoria in questi ultimi 15 anni, che «non si esce da una crisi di questo tipo attraverso una soluzione giudiziaria, come immagina parte dell’opposizione, o attraverso una campagna moralista e giustizialista». Va bene continuare a non dire mai nulla di sinistra, però neppure queste irritanti cazzate che potrebbero benissimo stare in bocca ad un Lupi o ad un Capezzone qualsiasi!

Verrebbe poi da chiedersi perchè fra i “momenti di responsabilità” D’Alema non includa anche lo stringersi attorno ad un nuovo leader, giovane, colto, responsabile, appassionato, in grado di smuovere le coscienze ed accendere le speranze come Nichi Vendola. Sorprende infatti [ma fino ad un certo punto] il fuoco di fila che proprio dal PD e dall’IdV s’è alzato contro la candidatura del Governatore della Puglia alle primarie del centrosinistra. E’ forse troppo radicale per questa nostra opposizione inetta ed in parte collusa al potere, il concetto “obamiano” che si possa far politica anche attraverso valori come passione ed ideali?

La fatica di far ridere

La fatica di far ridere

A causa del cuore malato e di una vita condotta sul filo dell’autolesionismo, il 24 luglio di 30 anni fa, a soli 54 anni, moriva Peter Sellers, uno dei più grandi geni comici del secolo scorso, abilissimo nei travestimenti e nelle imitazioni, ma perfettamente a suo agio anche in ruoli drammatici. A detta di tutti era un uomo con cui era difficile vivere e lavorare. Il suo privato fu molto inquieto: collezionò 4 mogli, fra cui la bellissima attrice svedese Britt Ekland ed ebbe numerose passioni, la più celebre delle quali fu quella, non corrisposta, per Sofia Loren. Come molti comici, nutriva seri dubbi sulle sue capacità e questo lo rendeva soggetto a periodi di forte depressione. Fu  inoltre troppo spesso vittima di sceneggiatori e registi che non seppero sfruttare appieno il suo immenso talento.

La sua filmografia annovera, comunque, anche una serie di film buoni e persino eccezionali, che gli assicurano un posto di primissimo piano nella storia del Cinema. Fra questi Lolita [1962] e Il dottor Stranamore [1964] entrambi di Stanley Kubrick, e poi Hollywood Party [1968] di Blake Edwards. Nel 1963, sempre insieme ad Edwards, l’attore crea il mito Clouseau, il maldestro detective francese de La pantera rosa. La pellicola ha un tale successo che l’anno successivo viene realizzato un brillante seguito intitolato Uno sparo nel buio. Quando la serie viene riesumata negli anni settanta, perchè Sellers si trova in problemi economici e di popolarità, l’ispettore Clouseau è diventato una parodia, che comunque raccoglie nuovamente i favori del grande pubblico. Il suo autentico capolavoro arriva un anno prima della morte. In Oltre il giardino di Hal Ashby, l’attore inglese, nei panni di un giardiniere candido e ritardato che viene portato in trionfo come genio della politica, fornisce un’intepretazione sottile, misurata, poetica e commovente. «Non c’è nessun me! C’era un po’ di tempo fa, ma me lo sono fatto asportare chirurgicamente!», dichiarò in una intervista. Una frase che ben sintetizza la complessità della sua esistenza, in cui la capacità camaleontica di calarsi nei ruoli più diversi si univa alla disperazione per non essere mai soddisfatto del risultato ottenuto.

Aperto ai bovini

Aperto ai bovini

E’ davvero istruttivo e persino terapeutico seguire ogni tanto Studio Aperto. Se ne ricava un’impressione dell’Italia molto distante da ciò che la disfattista stampa di sinistra vorrebbe rifilarci. Un Paese florido in cui ci si sa divertire con spensieratezza e gusto, pronto ad ospitare tanti turisti stranieri, felice per aver passato indenne la crisi e per essersi affidato, così assennatamente, alle capaci mani di berlusconi e tremonti. Ecco allora, per la gioia di grandi e piccini, alcuni dei titoli delle ultime 4 edizioni serali del telegiornale diretto da Giovanni Toti.

Sono gli Hot Pants la tendenza più calda di quest’estate. Lanciati dalle dive sono ora di moda sulle nostre spiagge. Presa a Genova la banda dei rapinatori albanesi di ville. Sentenza di Erba conferma in appello l’ergastolo ai coniugi Romano. Naufragio in Sardegna: affonda un trimarano; due morti ed un disperso. Prevista per i prossimi giorni una nuova ondata di caldo africano. Una studentessa di 25 anni diventa una escort per pagarsi l’Università. Boom dei “ritocchini last minute” a ridosso delle vacanze: per la prova costume il gentil sesso sceglie il chirurgo estetico. Irina, la modella russa fidanzata di Cristiano Ronaldo, annuncia pubblicamente che sposerà presto il campione, nonostante il tradimento subìto. Amanda Knox parla dal carcere e dice che non è stata lei ad uccidere Meredith. Un Boa constrictor in fuga per le campagne della provincia di Alessandria. La stagione delle feste è ufficialmente partita: il divertimento in Versilia si chiama Capannina e Twiga. Estate 2010: tornano gli stranieri in Italia. Fra mare e città d’arte il Bel Paese va forte.

Per quanto in Italia non interessi a nessuno, Studio Aperto, conscio del ruolo formativo ed informativo che un TG deve avere in una democrazia moderna, dedica spazio anche alla politica. Quattro servizi intramuscolari. Uno per edizione. Pochi secondi per far riflettere i telespettatori, senza però annoiarli troppo. Berlusconi denuncia: dai media campagna furibonda che mira ad oscurare i successi del Governo. Tremonti afferma: gli Italiani hanno accettato la manovra. Non ce ne sarà un altra nel 2010. Per berlusconi la crisi economica è alle spalle, infatti l’industria italiana vola. Secondo tremonti non esiste un’alternativa al Governo berlusconi.

Omertà di Stato

Omertà di Stato

«Ritengo che Schifani sia una persona che non occupa degnamente la sua carica. Non ci siamo arrogati il diritto di proibire a Schifani di venire in via D’Amelio. E’ lui che ha scelto di non venire. Se avesse fatto come Fini che ha affrontato le contestazioni – perche’ Fini e’ stato contestato quando e’ arrivato pero’ ha accettato di spiegarsi e dopo e’ stato applaudito – Schifani sarebbe potuto venire. E’ stata una sua scelta fuggire e andare a deporre la corona in una posizione protetta». Queste parole sono di Salvatore Borsellino, il giorno dopo le commemorazioni della strage di via D’Amelio. Il fratello del giudice ucciso 18 anni fa dalla mafia ha poi commentato la dura presa di posizione del Presidente della Camera contro chi continua a giudicare Vittorio Mangano un eroe e fa di tutto per ostacolare il lavoro della magistratura: «Ecco, vedete perche’ Fini e’ potuto venire e altri no? Chi considera Mangano un eroe non e’ gradito in via D’Amelio».

Ci sono voluti ben 18 anni perchè diventasse chiaro a tutti che dietro le stragi del 1992 non ci fu solo la mafia. E proprio per questo motivo da più parti si sta denunciando a gran voce il tentativo di pezzi dello Stato di contrastare le indagini. Inequivocabile la dichiarazione di ieri del Procuratore Antonio Ingroia: «La verità di quella stagione difficile è un’eredità pesante, ingombrante. Una parte rimane sepolta perchè c’è chi ancora – certamente anche nelle istituzioni – non la vuole scoprire». Che sia allora un caso che questo Governo abbia etichettato i magistrati di Palermo come deviati mentali e abbia poi negato la protezione a pentiti come Spatuzza, le cui rivelazioni hanno chiamato direttamente in causa berlusconi e dell’utri? E’ un altra coincidenza che ieri, nel giorno del ricordo, il Presidente del Consiglio abbia disertato ogni commemorazione, preferendo recarsi al Duomo di Milano per assistere al concerto di Aznavour?

Italiota Pride

Italiota Pride

Questa settimana nella cattolicissima Argentina diventano legali i matrimoni gay: il Senato ha approvato la legge che autorizza le unioni omosessuali, dopo che la Camera lo aveva già approvato lo scorso maggio. Le coppie gay sposate potranno inoltre adottare bambini ed avere accesso a sicurezza sociale e congedo familiare. L’Argentina è quindi il primo Paese dell’America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.

Tutto questo accade mentre il Policlinico di Milano rifiuta di accettare il sangue da un donatore dichiaratamente omosessuale. Decisione grave e preoccupante perché la motivazione non si basa su elementi di stile di vita considerati dalla scienza “a rischio”, ma semplicemente su quella dell’orientamento sessuale. Ed ancora mentre il turismo gay a Roma cala del 30 per cento a causa delle troppe aggressioni omofobiche. Un fenomeno drammatico e sempre più diffuso che evidenzia l’arretratezza politica e culturale di un Paese in cui non si riesce neppure ad attuare una legge contro l’omofobia, figuriamoci pensare ai matrimoni tra persone dello stesso sesso!

Appunto!

Appunto!

Il berlusconismo è entrato nella sua fase terminale. Una fase che verrà ricordata per Bertolaso, Scajola, Brancher e le rispettive cricche e – siccome non ci si vuol far mancare nulla – anche per le sue belle logge massoniche deviate. Ecco quindi che si scopre come il coordinatore del PdL Denis Verdini si sia impegnato – insieme al faccendiere piduista Flavio Carboni, al senatore amico dei mafiosi Marcello Dell’Utri, al sottosegretario all’Economia in odore di camorra Nicola Cosentino e ad altri stimati compagni di merenda –  nel mettere in piedi un sistema occulto di potere, allo scopo di condizionare i giudici della Consulta chiamati a decidere sul lodo Alfano, fare pressioni su componenti del Csm per la nomina a cariche direttive di alcuni magistrati graditi e promuovere ispezioni nei confronti di quelli considerati ostili, manovrare i PM dell’inchiesta sul G8, fabbricare falsi dossier ai danni degli avversari dentro il Popolo delle Libertà, e spartirsi malaffari di vario tipo.

Questo ennesimo scandalo è stato scoperto proprio grazie a quelle stesse intercettazioni telefoniche che il nostro beneamato premier vorrebbe pesantemente limitare. Guarda a volte la coincidenza! Non c’è niente da fare: le cose ultimamente per berlusconi stanno girando per il verso sbagliato, ed ora – dopo il Dipartimento di Giustizia americano – contro la cosidetta Legge Bavaglio interviene anche l’ONU, che chiede al governo di «abolire o modificare il disegno di legge sulle intercettazioni, perché se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia». Quando si dice la sfiga! Capezzone ha replicato suggerendo all’ONU di dedicare il proprio tempo a contrastare le dittature. Pare che da Bruxelles abbiano risposto: «Appunto!».

Dean & me: una storia d’amore

Dean & me: una storia d’amore

Per dieci anni furono popolari come solo Elvis o i Beatles sarebbero stati dopo di loro, ottenendo un successo senza precedenti in ogni forma d’intrattenimento possibile: night clubs, teatri, radio, televisione ed infine cinema. Dean Martin e Jerry Lewis furono un’istituzione nazionale, sempre accompagnati da scene di incredibile isterismo da parte dei moltissimi fan che li seguivano ovunque. Nel luglio 1956, quando la coppia si sciolse, l’America visse un vero e proprio trauma.

Dean & me: una storia d’amore, uscito lo scorso mese per Sagoma Editore, è un’autobiografia piena di ricordi toccanti e divertenti, in cui Jerry Lewis racconta con lucidità e schiettezza ogni passo della lunga amicizia con Dean Martin. Dalla primavera del 1945 quando i due ancora sconosciuti si incontrarono per la prima volta «Il solo guardarlo mi intimidì: come fa uno a essere così bello? Ti inondava della sua luce, anche se non ti lasciava entrare. Agli uomini non piace ammetterlo, ma un uomo che sia veramente tale – un cosiddetto ‘uomo perfetto’ – ha qualcosa che lo rende magnetico tanto per noi quanto per le donne. È così che vorrei essere, pensai. Forse se lo frequento diventerò un po’ come lui». Fino alla gelosia e all’acrimonia che li portò a separarsi e a non parlarsi più per vent’anni. Per finire alla maratona benefica di Telethon del 1976, che suggellò la riappacificazione, dinanzi all’amico comune Frank Sinatra: «E arrivò Dean Martin, il mio partner, e per me fu come se il tempo si dilatasse. Le mani iniziarono a sudarmi, la bocca mi diventò secca. Mentre si avvicinava cercai di restare in piedi e poi ci abbracciammo forte, molto forte. Mi diede un bacio sulla guancia e io feci lo stesso. Il pubblico in sala impazzì! Per la prima volta dopo vent’anni eravamo in piedi l’uno accanto all’altro, come sempre Dean a destra del palco, io a sinistra. ‘Mi sembrava fosse arrivato il momento, no?’ disse Frank. Noi due annuimmo contemporaneamente. Parlammo… un po’. Io pregai Dio di farmi dire qualcosa che non mi facesse apparire uno sciocco emotivo. ‘Stai bene?’ chiesi infine, guardandolo dritto negli occhi». Un libro straordinario in cui il grande attore e regista americano, oggi 84enne, si confessa senza vergogna nè reticenze. La vertiginosa ascesa alla celebrità, i casinò, i mafiosi, gli scherzi senza fine, la passione per alcol, donne e spinelli,  le scorribande con Sinatra, i litigi sui set fanno da cornice a questa autentico legame d’amore che ha segnato per sempre la storia della comicità americana.

Mafia e dintorni

Mafia e dintorni

L’altroieri Marcello Dell’Utri è stato condannato in appello a 7 anni per associazione mafiosa. Peter Gomez su Il Fatto Quotidiano ha parlato di “pornografia dell’esultanza” da parte del PdL, riferendosi alle stupefacenti dichiarazioni dei vari capezzonecicchittogasparribondi, oltremodo gaudenti solo perchè si è provato che il cofondatore di Forza Italia e fraterno sodale del premier ha fatto favori alla mafia durante tutti gli Anni 70 e 80, ma non dopo il 92. Per non parlare poi di un sempre più spudorato Minzolini, che si è prodotto in veri e propri salti mortali linguistici per evitare di impiegare il termine “condannato” nei titoli e nei servizi del TG1.

E’ davvero difficile commentare adeguatamente l’abisso in cui è precipitato il governo e i media di regime, nel tentativo scellerato e continuo di proteggere e difendere il proprio padre padrone. Abisso dentro cui non ci si fa scrupolo – tantomeno si prova vergogna – a muoversi con una spregiudicatezza politica senza pari, forti del fatto che in questo Paese ogni contrappeso democratico è ormai fortemente indebolito, sia che si tratti del Presidente della Repubblica, che dell’opposizione o della pubblica opinione. E così diventa “normalissimo” essere rappresentati da un Parlamento nel quale la maggioranza è guidata da un partito il cui ispiratore è Marcello Dell’Utri, uomo che ha lavorato per anni come mediatore tra le ambizioni di Cosa Nostra e gli interessi di berlusconi, ed il cui riferimento ideale è Vittorio Mangano, criminale pluriomicida che il Giudice Borsellino solo due mesi prima della morte definì «la testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia».