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Mese: Luglio 2009

LEGAteli!

LEGAteli!

In questi ultimissimi mesi la figura del premier è andata appannandosi. Presto capiremo se la tendenza è incontrovertibile o se, viceversa, berlusconi riuscirà a tornare saldamente in sella.  Comunque, una prima ricaduta di questa situazione è  che Bossi ora può far valere le proprie condizioni, beneficiando di un spazio di manovra maggiore. La Lega, da forza populista qual’è sempre stata, tende a cavalcare in anticipo l’opinione pubblica, come è successo a proposito delle ronde, degli sbarchi dei clandestini e, ultimamente, del ritiro delle forze in Afghanistan. E lo fa con tutto il suo bagaglio di intolleranza e razzismo, che va dalle provocazioni più stupide – vedi le carrozze del metrò riservate ai milanesi doc, o la recente proposta riguardante il test del dialetto per i professori – per arrivare agli attacchi più incivili, come le impronte digitali per i bimbi rom, o l’impresa dell’onorevole Salvini [ma “onorevole” de che, mi domando], colto mentre, con grazia ed eleganza, intonava il coro “i napoletani puzzano come i cani”. Uno sconcertante panorama che non fa che alimentare l’imbarbarimento ed il degrado culturale e morale di questa misera italietta.

Ottimisti o pessimisti?

Ottimisti o pessimisti?

Qualcuno qui sa dirmi il motivo per cui ci si deve imbattere in bicchieri che sono sempre riempiti per metà? Che, dico io, se fossero vuoti o colmi fino all’orlo uno non farebbe nessuna fatica. Non dovrebbe metterci nulla di suo. Non ci sarebbero tentennamenti o dubbi, nè tantomeno differenti modi di vedere la stessa cosa: il bicchiere sarebbe bello pieno, oppure irrimediabilmente vuoto. Punto. Invece così dobbiamo ingegnarci a decifrare una realtà che si presta a interpretazioni diverse, se non addirittura contrastanti. Farò bene a pensarla così? Farò male? Meglio avere una visione ottimista o pessimista? Io, come mi accade spesso per tanti aspetti della vita, ho in me entrambe le spinte: «Sei abbastanza ottimista e fiducioso da riconoscere e cogliere le opportunità che la vita offre, e, nello stesso tempo, sei sufficientemente logico da considerare le difficoltà cui potresti andare incontro nel perseguirle. Difficilmente ti lasci andare ai facili entusiasmi, mentre sei abile nel muoverti con cautela. Sei una persona che tende a guardare al futuro con realismo, anche se a volte è un realismo un pò preoccupato. Di fronte al futuro, pur consapevole degli aspetti positivi che potrebbe riservarti, sei altrettanto conscio delle difficoltà che potrebbero arrivare».
 
Insomma, a quanto sostiene questo interessante test, sono un pò schizoide, ma almeno non rischio nè di diventare una versione aggiornata di Giacomo Leopardi, nè di soffrire della Sindrome di Pollyanna!

L’ormone in astinenza: da Rosanna Fratello a berlusconi, passando per Carlo Martello

L’ormone in astinenza: da Rosanna Fratello a berlusconi, passando per Carlo Martello

Non mi portare nel bosco di sera. Sono una donna non sono una santa. Non tentarmi non sono una santa. In questo modo così evidentemente combattuto fra il desiderio di dar sfogo alla passione ed il terrore di ribellarsi alle convenzioni, Rosanna Fratello, nel lontano 1971, portava alla finale di Canzonissima tutto il sofferente calvario dell’ormone in astinenza. 38 anni dopo, silvio berlusconi, memore del successo nazionale della canzone in oggetto, si propone di diventare il nuovo portabandiera della triste e precaria condizione dei single, specie di coloro i quali, pur avendo superato il traguardo dei 70 anni, si sentono ancora in balia di un immarcescibile “spirito guerrier” ch’entro li rugge. E poco importa se tal guerriero dovrà confrontarsi, come Carlo Martello di ritorno dalla guerra in un’altra canzone d’epoca, con la desolante realtà per cui le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane. Ancor meno ci deve interessare se, fino a ieri, l’avvocato del premier liquidava le prove del fermento testosteronico del proprio assistito come inverosimili e grottesche invenzioni. Ciò che infatti conta realmente è che ora il sagace popolo italico potrà stringersi intorno al suo indomito [ed impunito] cavaliere, urlando come un sol’uomo: «Bravo Berlusca, avanti così e – si può dire? – viva la gnocca!!!»

La luna e la televisione

La luna e la televisione

«Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità». Questa frase, pronunziata dall’astronauta americano Neil Armstrong, mentre posava il piede sinistro sulla superficie lunare, rappresenta uno dei momenti più solenni e simbolici dello scorso secolo. Erano le 21:56 del 20 Luglio 1969 ora di Houston [Usa], in Italia le ore 4:56 del 21 Luglio.

La conquista della Luna è stato un evento globale senza precedenti che ha aperto una nuova era di comunicazione di massa. Si stima infatti che 500 milioni di persone abbiano guardato, in un granuloso bianco e nero, Armstrong ed il compagno Buzz Aldrin volteggiare sul terreno polveroso della Luna. Per la prima volta gli italiani poterono assistere in diretta ad un avvenimento storico di quella portata. Nello studio 3 di via Teulada Tito Stagno e, collegato da Houston, Ruggero Orlando, raccontarono la vicende dello sbarco degli astronauti americani, in una lunghissima diretta durata 28 ore, culminata in un famoso battibecco perchè i due giornalisti non concordarono sul momento preciso dell’allunaggio.  Da quel giorno la televisione si conquistò il ruolo di testimone principale della Storia, portando però con sè anche la sostanziale ambiguità della sua rappresentazione. Si compresero allora l’enorme potere che questo mezzo poteva assumere ed i modi per intervenire e speculare sulla mediazione fra ciò che è e ciò che appare, al fine di  generare l’interpretazione voluta.

Lo sciopero dei blogger

Lo sciopero dei blogger

«Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia da Catilina in avanti è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e talora alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l’interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare? […] È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente – se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio – la mordacchia messa [per ora sperimentalmente] alla stampa».
 
Così Umberto Eco su berlusconi e sul Decreto Alfano, che mira a colpire la libertà d’informazione di tutti i media, Rete compresa. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa 2009 di Reporter Senza Frontiere mette l’Italia al 44^ posto su 173 stati al mondo, dopo paesi come il Cile, l’Africa del Sud, la Corea del Sud. Persino la Namibia sta più in alto di noi! In particolare, noi blogger saremo assoggettati ad un obbligo di rettifica sui contenuti pubblicati e ritenuti inesatti. L’omesso adempimento di quest’obbligo entro 48 ore [esattamente come accade già per la carta stampata] comporterà la condanna di una sanzione pecunaria fino a 12.000 euro! Senza che peraltro vi sia diffamazione provata! Appare evidente che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – non è altro che un modo per disincentivare e di fatto imbavagliare l’informazione su Internet, ultima roccaforte di libertà rimasta in Italia. Per tale motivo per la prima volta nella storia, i blog osserveranno il 14 luglio una giornata di sciopero per protestare – insieme ai giornalisti dei quotidiani, delle televisioni e dei siti intenet – contro il decreto Alfano, che punta a censurare qualsiasi critica al governo e a preservare l’ignoranza della gentecome un dato indispensabile per la sopravvivenza di questo vergognoso regime.

Preferisco vivere nel mio appartamento

Preferisco vivere nel mio appartamento

Circa un quarto di secolo fa, terminavo i miei anni teen cercando invano di scollare il mio naso dallo schermo televisivo ogni qualvolta Farrah Fawcett entrava in scena in un episodio delle Charlie’s Angels, oppure provando ad abbozzare, con ancor meno successo, una delle più semplici mosse di danza di Michael Jackson, mentre sul piatto del mio stereo Thriller girava senza soluzione di continuità. Non esistevano i DVD, le serie televisive non si potevano scaricare dalla Rete [a dirla tutta non c’era neppure la Rete] e le canzoni erano ancora qualcosa di “fisico”, inciso in una musicassetta o su un disco di vinile. I cellulari erano soltanto dei furgoni in dotazione alla Polizia Penitenziaria per il trasporto dei detenuti, e se in automobile ci si perdeva, tutto quel che si poteva fare era chiedere informazioni ad un passante o dispiegare una cartina formato lenzuolo. La malattia e la morte erano concetti non così definiti, e si aveva la sensazione che le cose non dovessero mai conoscere una fine reale.
 
Capita poi, per quei bizzarri scherzi del destino, che, lo stesso giorno, 25 anni dopo, due icone di allora perdano la vita. E così [non per la prima volta in verità, per quanto mi riguarda] si comprende che il tempo scorre volgare ed inesorabile, e non fa sconti a nessuno, divi compresi. E’ vero, potremo ascoltare la musica di Michael Jackson per sempre, così come ancora non ci siamo stancati di assaporare i film di Marilyn o le canzoni di Presley, ma non è esattamente la stessa cosa. Perchè penso che tutto sommato abbia ragione Woody Allen quando dice «Non voglio raggiungere l’immortalità attraverso le mie opere, voglio raggiungerla vivendo per sempre. Non mi interessa vivere nel cuore della gente, preferisco vivere nel mio appartamento».