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Mese: Giugno 2009

Come Peter Pan

Come Peter Pan

Il 29 maggio 1988 andai a vederlo allo Stadio Comunale di Torino. Lo spettacolo fu grandioso, in pieno stile hollywoodiano, e lui si dimostrò un performer formidabile. Allora Michael Jackson era all’apice della notorietà. La sua carriera solista, iniziata 9 anni prima, vedeva all’attivo due album straordinari come Off the wall e Thriller, in cui, grazie alla collaborazione col grande Quincy Jones, era riuscito con abilità a mescolare pop, rock e musica nera. Forse lo stesso tipo di operazione che aveva iniziato a fare sul suo volto. Una serie di interventi di chirurgia estetica, alla cui origine c’era uno spaventoso desiderio di essere amato da tutti, senza distinzione di razza o sesso: crossover, esattamente come la sua musica. 
 
Privato dell’infanzia da un padre violento e dalla fama [insieme ai fratelli maggiori, era un divo già all’età di 5 anni], dopo gli Anni 80 l’uomo si perse definitivamente, sempre più preda dei suoi fantasmi personali. Il suo talento si sprecò in una stanca ripetizione di formule e clichè, del tutto sprovvisto di quella scanzonata ironia che aveva caratterizzato i suoi primi lavori e che era evidentissima nei videoclip di Thriller e Say Say Say [quest’ultima cantata insieme a Paul McCartney]. I suoi dischi divennero irritanti autocelebrazioni e le cronache cominciarono ad occuparsi di lui per altri motivi, oltre quelli più strettamente artistici.
 
E’ volato via ieri come Peter Pan. Come ha sempre voluto, Michael Jackson non sarà mai adulto, nè vecchio.

La storia insegna… ed il PD impara!!!

La storia insegna… ed il PD impara!!!

Il rinnovamento in casa PD passa da Veltroni e Dalema. Il primo infatti sponsorizza Dario Franceschini [di ben tre anni più giovane di lui] come prossimo segretario del Partito Democratico, e il sessantenne ex presidente del consiglio è il nume tutelare di Pierluigi Bersani [che compirà 58 anni a settembre]. Entrambi i candidati, così freschi e ruspanti, non sono per nulla riconducibili alla logiche parruccone che hanno governato il partito fino ad ora, portandolo ad una sconfitta elettorale dopo l’altra. Ecco quindi che, grazie a questi due volti nuovissimi e sconosciuti, vengono assolutamente rispettate le istanze di profondo cambiamento espresse dalla base.

Già prevedo che ci sarà chi criticherà queste due scelte, contestando ai due una mancanza assoluta di esperienza, ma io sono convinto che questa sarà colmata da entrambi con l’impegno e l’entusiasmo, fisiologici in tutti coloro che, per la prima volta, si trovano ad assumersi responsabilità così grandi. A onor del vero si era profilata anche una terza candidatura, quella di Debora Serracchiani, ma il fatto che si trattasse di una donna, che avesse già 38 anni suonati e che fosse così legata alla vecchia nomenclatura del partito, ha indotto il PD ad evitare di battere una strada già percorsa troppe volte in passato. Del resto com’è che si dice? La storia insegna!

Puttanopoli!

Puttanopoli!


Questa volta il complotto mondiale che mira proditoriamente a distruggere la credibilità del nostro amato premier e a sovvertire per via mediatico-giudiziaria il volere dell’ italico popolo sovrano, parte dal quotidiano di chiara matrice comunista Il Corriere della Sera. Il giornale, diretto da quel famigerato stalinista di Ferruccio De Bortoli, arriva buon ultimo nel lanciare i  propri strali contro berlusconi, dopo alcune fra le più bolsceviche testate britanniche [The Times, Financial Times, The Economist, Observer, The Sunday Times, The Guardian, The Daily Telegragh, The Independent], tedesche [Frankfurter Allgemeine Zeitung], spagnole [El Pais], francesi [Le Soir, Liberation] americane [The New York Times], olandesi [The Telegraaf] e finlandesi [Hensingin Salomat], solo per fare qualche nome.

Questi giornali – lo si sa – sono  tutti manovrati da una suprema e spietata cupola presieduta da Franceschini, Fassino e Rosi Bindi. I primi due invidiosi della quantità industriale di gnocca vista aggirarsi allo stato brado nelle ville del papi, la terza imbestialita per  lo scarso successo ottenuto dal suo book fotografico durante l’ultimo congresso del PdL. Ma siccome in Italia nessuno legge e le cose accadono solo se lo dice la televisione, ritengo molto interessante ed educativo osservare come i telegiornali nazionali abbiano dato – o meglio – NON abbiano dato la notizia secondo cui a Bari è in corso un’indagine per induzione alla prostituzione, in riferimento ad alcune feste date nelle residenze di proprietà del Premier, Palazzo Grazioli a Roma e Villa Certosa in Sardegna. 

Sinistra e Libertà

Sinistra e Libertà

E così, dopo una lunga e sofferta decisione, ho finito per votare “Sinistra e Libertà“. L’ho fatto con l’auspicio che un buon successo del partito di Nichi Vendola possa configurare una rottura degli attuali malsani equilibri che governano l’opposizione. La speranza, neppure troppo celata, è che il PD, una volta liberatosi dalla zavorra della sua componente cattolica, che gli ha spesso impedito di portare avanti un’azione fluida, coerente e coraggiosa, possa compattarsi a sinistra, finendo col diventare ciò che era nelle intenzioni sin dall’inizio: ossia un nuovo e moderno partito di sinistra riformista europea. Un soggetto politico di rinnovamento culturale e sociale, che sappia catalizzare l’intera area laica e sia in grado di parlare al Paese, a cominciare dalle sue fasce popolari. Occorre essere guidati da persone che si muovano secondo ideali di giustizia e tolleranza, per riportare nel tessuto sociale tutti quei valori che 15 anni di berlusconismo hanno contribuito a spazzare via.

Mai come ora l’Italia ha bisogno di “Sinistra” e di “Libertà”. Due dimensioni che in questo regime illiberale vengono negate da un’informazione di Stato che copre tutto quanto è scomodo, e da una destra impresentabile, che ha abbruttito il nostro paese con il culto dell’impunità e della discriminazione, composta soltanto da zelanti servitori di un primo ministro  che recentemente ha del tutto perduto le sue già poche facoltà mentali. Come recentemente ha scritto Veltroni«la destra sta edificando un paese violento. Violenza reale, mai così diffusa. E violenza nei rapporti tra le persone. Il paese è tornato a vivere nell’odio e la frantumazione di ogni rete di relazione – tra giovani e anziani, tra italiani e immigrati, tra deboli e forti, tra Nord e Sud – spezza l’anima migliore della nostra Italia».

Oggi persino il Nobel per la letteratura José Saramago scrive sull’argomento, riferendosi al premier come a: «una cosa pericolosamente simile a un essere umano, che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi. Non è che disobbedisca alle leggi ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni».