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Mese: Maggio 2009

Fenomenologia dell’aggettivo piccante

Fenomenologia dell’aggettivo piccante



Sono anni che l’aggettivo piccante viene utilizzato esclusivamente in materia gastronomica, in relazione – che so – al peperoncino di Soverato o al pepe di Cayenna. Sentire che il papi ieri lo accostava a temi morbosi e trasgressivi, mi ha fatto tornare alla mente quel cinema che negli Anni 70 assolse all’importante servizio sociale di iniziare al sesso la gran parte degli adolescenti italiani, complici le tette della Fenech, il sedere della Cassini o le frenesie [generalmente appagate verso la fine di ogni film] di un Renzo Montagnani piuttosto che un Alvaro Vitali.
 
E’ evidente il tentativo di mitigare l’impatto sgradevole che l’espressione “rapporti sessuali” [perdipiù con minorenni] avrebbe avuto nei titoli dei quotidiani che oggi avrebbero riportato, virgolettandole, le parole di berlusconi. In pratica l’uso del desueto ed allegramente pecoreccio “piccante” ha la stessa funzione del toupè, delle scarpe col rialzo e del cerone, con cui il Nostro cerca ogni giorno di apparire più presentabile. Pensandoci bene, niente di troppo distante neppure da quel che si è fatto con le leggi ad personam, l’occupazione della RAI, l’attacco strumentale alla Magistratura, la deligittimazione degli avversari politici e quant’altro. Iniziative tutte volte a banalizzare, a minimizzare se non a manipolare o persino a nascondere e negare la realtà dei fatti. Quella che vede il nostro Paese guidato da un arrogante e spregiudicato profittatore senza alcun scrupolo.
Lunga vita e prosperità

Lunga vita e prosperità

La saga di Star Trek, nata in televisione nel 1966 dal genio di Gene Roddenberry, è stata tra le prime serie a produrre larghe comunità di fan e ad allargare la propria dimensione in modo transmediale, replicandosi in cartoni animati, fumetti, romanzi, giochi di ruolo e videogames, fino a sbarcare, dagli anni Ottanta, anche al cinema. Un panorama che ha finito poi per estendersi anche a successive serie televisive le cui avventure si sviluppavano a secoli di distanza e  con differenti personaggi rispetto alla serie classica del ’66-’69, che vedeva il Capitano Kirk, il Signor Spock e il Dottor McCoy guidare l’astronave Enterprise «ad esplorare strani mondi, a ricercare nuove forme di vita e nuove civiltà, e ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima».
 
Il film di J.J. Abrams, in programmazione in questi giorni, tenta – riuscendoci in pieno – una nuova fondazione narrativa, raccontando gli eventi che porteranno a formare per la prima volta lo storico equipaggio dell’Enterprise.  E lo fa dimostrando uno straordinario equilibrio, da una parte concedendo alla storia una giusta autonomia, di modo che il film possa vivere di vita propria, e dall’altra mantenendo comunque un legame diretto con l’universo seriale di appartenenza, che viene riletto secondo lo stile personale del regista creatore di Lost. Uno stile fatto di sequenze d’azione adrenaliniche, sensazionali effetti speciali, strutture ad incastro, cortocircuiti temporali, citazioni cinematografiche ed ironia. Non rinunciando neppure ad un pò di commozione, quando un invecchiato Leonard Nimoy [il Signor Spock della serie degli anni 60], alzando la mano con le dita divaricate a V saluta con la mitica formula «Lunga vita e prosperità».
30 anni fa in musica

30 anni fa in musica

Il 1979 è un anno di grande fermento ed innovazione nel campo musicale. Un anno che fa da spartiacque fra il tipico seventies sound e la new wave degli Anni 80. Sicuramente, se si esaminano le vendite nei primi mesi dell’anno, la disco è ancora in auge, anche se spesso virata su nuove sonorità come in Hot Stuff di Donna Summer o come in Rapper’s Delight dei Sugarhill Gang che segna la nascita embrionale dell’ hip hop, la nuova musica nera che negli anni a venire governerà le classifiche di mezzo mondo. Con un impianto più tradizionalmente da discoteca si presentano invece i due smashing hit I Will Survive di Gloria Gaynor e We are family delle Sister Sledge. Sempre nello stesso anno la scena underground newyorkese diventa famosa su scala internazionale, specie con gruppi come i Talking Heads e come i Blondie con il loro clamoroso successo Heart of Glass. Tra gli artisti più popolari del 1979 vi sono, oltre ai già citati, i Bee Gees, gli Chich, Rod Stewart, i Police, i Pink Floyd, i Supertramp. Esplodono i Knack di My Sharona che qualche critico paragona ai Beatles, salvo però cambiare repentinamente idea quando, solo un anno dopo, nessuno si ricorderà più della band.
Siamo tutti dei berlusconi

Siamo tutti dei berlusconi

Mentre Freedom House [organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo], declassa l’Italia da Paese “libero” a “parzialmente libero“, unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia, stralcio poche righe di un articolo dello scorso 30 aprile di The Economist, a titolo La berlusconizzazione dell’Italia, che rende evidente come certe cose ormai si possono dire solo all’estero:
 
Berlusconi sta raccogliendo i frutti dell’influenza sulle opinioni dei suoi connazionali che viene da lontano, influenza che nessun politico contemporaneo è in grado di rivaleggiare. Tutti gli italiani al di sotto dei trent’anni sono arrivati alla maturità politica in un Paese dove Berlusconi e la sua famiglia controllavano la metà dell’offerta televisiva, uno dei quattro quotidiani nazionali, una delle due riviste d’informazione e la più grande casa editrice. Il suo possesso dei media ha cambiato gli atteggiamenti e perfino il significato di alcune parole. Quando entrò in politica nel 1994, pochi avrebbero creduto alle sue affermazioni di essere vittima di un gruppo di magistrati comunisti conniventi; adesso queste affermazioni sono ampiamente ritenute vere. […] La subdola berlusconizzazione dell’Italia potrebbe essere utile per spiegare una tendenza che ha imperversato nel Paese negli ultimi 12 mesi. Non solo per spiegare le divisioni all’interno dell’opposizione e la spaccatura dei sindacati. Serve a spiegare la convinzione che ha attecchito su una buona parte della società convinta che il Premier rimarrà al potere indefinitamente…
 
 
E quindi le confronto con alcuni commenti dei lettori dell’edizione online di Libero news di Vittorio Feltri ad un articolo pubblicato il 3 maggio, in merito alla richiesta di divorzio di Veronica Lario:
 
Allaìelui una ciabatta in casa di meno forza Silvio tanto era un peso morto di sicuro alle prossime elezioni l’avrai come avversaria ma non preoccuparti la gente interessa cosa fai per il paese non per le cose personali e poi ormai tu il tuo contributo a questo vecchio paese già l’hai dato e non da poco perciò vai avanti per la tua strada grazie Silvio
 
Ma smettiamola di considerare la poverina come una vittima. Personalmente la trovo molto ridicola nei suoi patetici piagnistei. Se non le stava bene la vita matrimoniale con il cavaliere poteva separarsi molto tempo fa senza fare tutto il bailame che ha fatto in questi ultimi anni.
 
Come al solito voi donne non siete mai contente.Volete un uomo forte,intelligente,simpatico,di potere, ricco e possibilmente anche bello!! Poi vi rompete le palle perchè non sapete più cose fare nella vita e come consumare la richezza che avete tra le mani ed ecco il risultato…divorzio!! a spese chiaramente dello sposo!. Silvio ci caschiamo tutti è una vecchia storiella che le donne,tutte,hanno imparato a recitare. Sii sempre un galantuomo, dagli quello che vuole e licenziala tanto di “paralumi” ne trovi in quantità e molto più moderni!!. Silvio siamo sempre con Te!!
 
Silvio sarà quel che sarà ma ha sempre parlato bene della sua famiglia al contrario di lei. Se fosse stata una vera donna avrebbe lasciato che fosse lui a dare la notizia. Mi dispiace molto per Silvio ma sono sicura che come Preidente del consglio continuerà a fare ancora meglio per noi italiani, ora che non ha più da preoccuparsi della signora.