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Mese: Marzo 2009

La banda dei cuori solitari di Vinicio Capossela

La banda dei cuori solitari di Vinicio Capossela


Tutto si può dire tranne che il “Da Solo Show” di Vinicio Capossela sia uno spettacolo solitario, visto la formidabile band di “strumenti inconsistenti” che supporta il cantautore ed il pubblico che ogni sera continua a rispondere numeroso e calorosissimo! Definirlo un concerto è assolutamente riduttivo. Ciò a cui abbiamo assistito ieri sera al Carlo Felice di Genova è uno zibaldone in forma di varietà, affollato da tanti personaggi prelevati di peso dai baracconi delle stranezze che ad inizio del secolo scorso affiancavano il Circo Barnum. Ed ecco quindi maghi illusionisti, saltimbanchi, giganti e donne mangiafuoco, l’uomo dalla faccia deturpata dalle storie, il polpo palombaro, la medusa nervosa, il minotauro, il maiale dalle due teste che «mangia per due ma rende la stessa quantità di prosciutto. Lo spettacolo è uguale, ha due teste quindi scusate le spalle e scusate la faccia».

La prima parte dello show racchiude le canzoni dell’ultimo splendido e celebrato disco, l’unico disco italiano che la famosa rivista britannica Mojo inserisce fra i migliori dieci dell’anno scorso. E’ la parte più intimista e raccolta, che inizia con Il gigante e il mago e si snoda attraverso la poesia e la magia di canzoni come In clandestinità, Parla piano e Orfani ora fino ad approdare alla struggente metafora de Il paradiso dei calzini, eseguita con un pianoforte giocattolo non più alto di 20 centimetri. Dopo l’intervallo, comincia una seconda parte in cui la scaletta pesca invece dai precedenti lavori. L’atmosfera si fa più calda, sul palco fa il suo ingresso una gabbia illuminata, i musicisti, le cui divise ricordano in parte quelle di Sergent Pepper, incantano con grancasse, tromboni, vibrafoni, banjo e clarinetti e Vinicio trascina un pubblico sempre più festoso ai piedi del palco. Esegue Marajà con una maschera scimmiesca, Canzone a manovella in abito da pesce e Che cos’è l’Amor vestito da cantante country. Per L’uomo vivo il mago viene impacchetato in una camicia di forza ed appeso a testa in giù, fino a quando, secondo la migliore tradizione di Houdini, riesce a liberarsi. In un attimo il teatro è tutto in piedi e vi rimane sino alla fine dello show, ballando, cantando e battendo le mani a tempo, sotto diluvi di coriandoli.
C’è spazio anche per diversi pensieri  su Genova, «una città in cui ti senti imbarcato, anche se rimani a terra» e per una personale versione de La citta vecchia di De Andrè. Capossela, che dà fondo al suo genio fantastico e visionario, sa intrattenere con intelligenza ed ironia: «se non proprio l’autostima, che di questi tempi è un lusso, coltiviamo almeno un pò di autosolidarietà». Per due e ore e mezza il suo varietà ci ha emozionato, avvinto ed esaltato e, cosa più importante di tutte, è riuscito a condurci in un luogo dove si è tornati bambini a sgranare gli occhi «dentro una sfera di meraviglia».

 

  

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

La crisi della Stampa è oramai irreversibile. Negli Stati Uniti, che anticipano l’economia europea di qualche anno,  gli introiti pubblicitari dei giornali sono diminuiti del 23% negli ultimi due anni. Diversi giornali sono in bancarotta, altri hanno perso all’incirca tre quarti del loro valore, e dal 2001 quasi un giornalista della carta stampata su cinque ha perduto il proprio posto di lavoro. La causa principale di tutto ciò è Internet, cioè la massiccia migrazione dell’audience verso la Rete, che l’anno scorso ha prodotto una crescita del 27% del traffico dei primi 50 siti di news. In Italia la crisi ha molteplici cause. Dapprima la scarsa credibilità culturale dei quotidiani, sempre più asserviti a logiche di potere e connotati da superficialità, sensazionalismo e partigianeria. Poi la posizione centrale di cui gode la televisione nel nostro paese. Media per eccellenza [ahinoi] per quel che riguarda la creazione di un’identità collettiva. Infine il fenomeno della free press, ossia  dei quotidiani che vengono distribuiti gratuitamente nelle stazioni delle metropolitane e delle ferrovie, i quali stanno vivendo un grosso successo grazie ad un formato snello, leggibile in pochi minuti, privo di orpelli e con un ampio spazio dedicato alle notizie locali. A tutto questo si aggiunge la concorrenza sempre più forte di Internet, i cui investimenti pubblicitari sono in continua ed inarrestabile crescita. il Web si sta facendo protagonista di una vera rivoluzione. E’ infatti l’unico media capace di interpretare l’attuale complessità del mondo dell’informazione in cui tutto è interconnesso, ed è quello che meglio garantisce la pluralità dell’informazione stessa. Non è pertanto casuale che la nostra politica stia cercando di imbavagliarlo.

 

In ordine di tempo l’ultimo tentativo è di Gabriella Carlucci, responsabile cultura e spettacolo (!!!) del PdL, la quale ha recentemente presentato un fumoso progetto di legge in cui si mira a vietare di immettere in Rete anonimamente contenuti di qualsiasi tipo. Dimenticandosi [o forse no] che chi scrive sul Web è già quasi sempre identificabile. L’ex soubrette intende inoltre equiparare ogni blog alla Stampa, per ciò che concerne i reati di diffamazione, con le nefaste conseguenze che ognuno di noi può facilmente immaginare!


Finalmente a casa

Finalmente a casa

Mi piace personalizzare casa. In particolare mi piacciono i quadri alle pareti. Quadri che rappresentino le passioni mie ed anche quelle di Simona, ovviamente. Così la sala e la camera da letto ospitano stampe di dipinti di Van Gogh e Chagall. La cucina fotografie dei vicoli della nostra Genova, ed il corridoio disegni di Emanuele Luzzati. Ma è lo studio la stanza che più mi dà soddisfazione, perchè i muri dello studio – camera ricreativa per eccellenza – parlano di cinema! Ed ecco che Totò e Peppino de Filippo campeggiano sopra la scrivania dalla quale sto scrivendo queste righe, a fare da sponda alla mia voglia di ironia, umorismo e leggerezza. Il mio lato inquieto e tormentato è ben rappresentato da una dolcissima foto di Montgomery Clift insieme a Marilyn Monroe. James Stewart in Harvey invece incarna il mio bisogno di poesia, magia e fuga dalla realtà. Con Simona al mio fianco e con loro che occhieggiano intorno a noi mi sento protetto, finalmente a casa.

Lo sguardo di Stanley Kubrick

Lo sguardo di Stanley Kubrick


Dieci anni fa se ne andava Stanley Kubrick. Regista di culto, autore di visionari adattamenti letterari, è stato fra i cineasti più controversi, coraggiosi, creativi e sorprendenti. Un Artista che ha reinventato i generi e rivoluzionato le tecnologie e che ha saputo guardare alle cose del mondo in modo unico ed inconfondibile. Un Autore a tutto tondo in grado di controllare ogni aspetto del suo lavoro. Ci ha lasciato 13 film, alcuni dei quali considerati fra i massimi capolavori della storia del Cinema, contraddistinti, come lui stesso ebbe a dire, da «una riflessione riguardante l’uomo del Ventesimo secolo, gettato su una barca senza timoniere, in un mare sconosciuto.» Il suo è uno sguardo privo di speranza: le organizzazioni sociali, politiche e militari non sono altro che macchine che producono infelicità e distorsioni. Pare non esserci alcuna possibilità di redenzione per gli uomini, ma solo un affannarsi verso il raggiugimento di falsi obiettivi. Uno sguardo  sbarrato sul mondo, proprio come quello di Malcom McDowell in Arancia Meccanica. Oppure come quello che Charles Manson aveva quando fu arrestato dopo l’omicidio di Sharon Tate e che il regista suggerì come modello a Jack Nicholson per Shining.
 
Mi piace ricordare cosa disse di lui Steven Spielberg, suo amico ed estimatore: «La prima cosa che rende Kubrick speciale è il fatto che era un camaleonte: non ha mai fatto lo stesso film due volte, ogni singolo film è un genere diverso, un periodo diverso, una storia diversa, un rischio diverso. L’unica cosa che univa tutti i suoi film era l’incredibile maestria che aveva nella sua arte e nel montaggio, la recitazione e la posizione della cinepresa, ma ogni storia era diversa e ogni storia, in qualche modo, era così misteriosa nel modo in cui veniva narrata che ti manteneva curioso: “Come andrà a finire? Non riesco ad immaginare cosa succederà” e tutti i suoi film sono pieni di alti e bassi, di sorprese nella trama e sorprese nei personaggi che li devi vedere più di una volta perché desideri quella stessa sorpresa.»

 

 
La pubblicità è l’anima della blogosfera

La pubblicità è l’anima della blogosfera

Si sa, in una società come la nostra in cui esisti solo se appari, la questione della visibilità diventa fondamentale. Naturalmente questo vale anche per la blogosfera. Certo, dei contenuti sempre interessanti, un’esposizione brillante ed un design accattivante sono aspetti importanti, ma niente incide di più della visibilità. Ed ecco infatti che più si commenta e più si è commentati, più si visitano i blog altrui e più si ricevono visite. Per fare un solo esempio, io ho recentemente pubblicato lo stesso post qui e qui, e su CineBlabbers ho ottenuto un numero di commenti 4 volte inferiore rispetto a quello di RW 2.0. Tutto ciò mi ha fatto riflettere e quindi mi ha spinto a prendere il chihuahua per le orecchie [il che è senz’altro molto più salutare che andare in giro ad afferrare i tori per le corna]. E poco importa se ho estinto il misero gruzzoletto messo via durante lunghi ed assennati anni da formichina. Ciò che davvero conta è che ora il mio blog gode finalmente della giusta visibilità, come si evince dalla seguente immagine.

Pensosamente leggero

Pensosamente leggero

Diciamolo subito: Pacifico è il miglior autore italiano di musica pop. E lo è da 8 anni a questa parte, ovvero sia da quando uscì il primo dei suoi 4 dischi. Ognuno dei lavori del cantautore milanese è ricolmo di piccoli capolavori. Gemme minimaliste che riescono a trascinare chi ascolta dentro una nuvola di emozioni, suggestioni e ricordi. Pacifico sa evocare, partendo da dettagliate fotografie che affondano nel quotidiano, nella vita di ciascuno, dentro ogni casa, trovando la bellezza e l’intensità nella semplicità. Ed è proprio Dentro ogni casa il titolo del suo nuovo album, pubblicato un mese fa. Un disco avvolgente in cui i duetti con Gianna Nannini e Malika Ayane esaltano la raffinatezza delle sonorità e dei testi del Nostro. Canzoni che si aggirano nel labirinto dei sentimenti, e che sanno scavare nell’intimità meno protetta e quindi più innocente ed autentica. Quella di Pacifico è musica pensosamente leggera, mai frivola, in equilibrio tra strumenti acustici e tappeti elettronici, frutto di ragionamenti ed istintivo talento. Musica piacevole che si presta ad un ascolto d’intrattenimento, ma allo stesso tempo profonda, senza mai essere compiaciutà nè tantomeno pesante.

Lo scorso mese ho avuto la fortuna di assistere ad uno show case che il cantante ha tenuto alla Fnac di Genova e ho scoperto oltre all’Artista sensibile e delicato, anche un uomo simpaticissimo e brillante. Alla fine del mini concerto si è intrattenuto con i fan e ha scambiato qualche battuta anche con me e Simona. Pochi minuti, ma sufficienti per apprezzarne la genuina naturalezza, tipica di chi fa della propria creatività ed espressività un momento di verità.