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Categoria: grillo

Il delirio della destra

Il delirio della destra

Mai prima d’ora nella nostra storia repubblicana si è giunti a minacciare  simultanee dimissioni di massa dal Governo e dal Parlamento. Berlusconi chiede ai suoi di lasciare subito, aprendo una crisi istituzionale senza precedenti. Non potendolo fare sul tema a lui più caro, ossia quello dell’accanimento giudiziario sulla sua persona, si serve dell’aumento dell’IVA come specchietto per le allodole ad uso e consumo del proprio elettorato. Ancora una volta una becera manovra populista, ancora una volta una spregiudicata torsione della verità: la vera cifra della comunicazione berlusconiana. La realtà ovviamente è assai diversa, ed è quella di una destra che – senza un briciolo di decenza – non si fa scrupolo di piegare le regole democratiche e di utilizzare le istituzioni come uno strumento di ricatto pur di salvare un delinquente condannato in via definitiva. E’ il punto più basso di vent’anni di berlusconismo.

Tutto questo – è bene ricordarlo – con buona pace di Grillo, il quale, per tutta la durata del Governo Letta non ha fatto altro che blaterare di inciuci, di un PdL e di un PD che sarebbero la stessa cosa, di finte contrapposizioni fatte esclusivamente a beneficio dei media, di un esecutivo che non sarebbe mai caduto perchè non conveniva a nessuno dei due partiti, dei democratici che avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di salvare il Cavaliere. Anche in questo caso la verità viene mistificata per mere logiche di consenso. E non è un caso se il ducetto di Arcore ed il profeta del vaffanculo sono allineati sull’andare immediatamente ad elezioni, pur sapendo che se si votasse domani col Porcellum si consegnerebbe il Paese ad una nuova stagione di ingovernabilità dalle ricadute imprevedibili. Entrambi si muovono secondo personali interessi di bottega. Entrambi puntano allo sfascio dell’Italia. La Grecia si avvicina. Muoia Sansone con tutti i filistei.

Il linguaggio è politica

Il linguaggio è politica

In politica il linguaggio è politica esso stesso. E’ difficile pensare che il vocabolario di Beppe Grillo, sempre così truce e violento, possa davvero veicolare un nuovo modello di democrazia più partecipativa ed efficace. E’ difficile pensare che dietro i grevi epiteti con cui l’ex comico genovese descrive istituzioni e uomini politici, dietro le sue parole cariche di disprezzo in cui non riconosce mai dignità all’avversario politico, possa nascondersi un’idea di rispetto e tolleranza verso chi è diverso da sè. Non a caso in una recentissima intervista Gianroberto Casaleggio ha sostenuto che il M5S governerà quando avrà raggiunto il 51% dei consensi. Quando cioè non sarà costretto a confrontarsi con nessun’altra forza politica. Quando la cultura autoritaria ed antidemocratica dei 5 stelle non dovrà scendere a patti con quanti la pensano differentemente.
 
Pochi giorni fa la Presidente della Camera è intervenuta sul linguaggio di Grillo che dal suo blog aveva lanciato l’ennesimo attacco alle istituzioni: «Con il suo linguaggio aggressivo e distruttivo – ha detto Laura BoldriniGrillo continua a rovesciare insulti sulle istituzioni. Dice di volerle migliori, più efficienti, ma i suoi costanti attacchi verbali contribuiscono non poco a screditarle e a far scadere il confronto collettivo: anche perché le sue offese possono autorizzare ogni cittadino a ritenere che questo sia il modo più efficace di intervenire nella discussione pubblica. Grillo dimentica tra l’altro che il Parlamento nasce comunque, nonostante i limiti dell’attuale legge elettorale, dal voto di milioni e milioni di italiani, lo stesso che ha portato alle Camere anche 163 deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. Grillo dovrebbe dimostrare più rispetto per i cittadini e per coloro che li rappresentano».
Setta Pentastellata

Setta Pentastellata

Pensavo di averle viste tutte con la manifestazione dei parlamentari del PdL davanti al Tribunale di Milano per preservare la fedina penale di berlusconi dal complotto bolscevico delle toghe rosse. Invece mi sbagliavo, perchè la manifestazione di parlamentari e fedelissimi pentastellati davanti a Montecitorio per difendere l’onorabilità di Grillo dalle ignominiose critiche delle dissidenti Gambaro e Pinna è – incredibile a dirsi – persino più patetica e penosa.
 
Dopo che la Gambaro è stata scomunicata dall’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari grillini, la decisione è stata confermata oggi dalla rete dei Cinque Stelle. Attenzione però che la rete dei Cinque Stelle non è la “Rete”. Sono gli attivisti certificati del Movimento, ossia un numero ristretto ed irregimentato di persone che si esprimono via web. Fatto sta che dopo questa inquisizione 2.0, a metà tra il processo mediatico, la gogna pubblica, il fanatismo online e il reality show, il M5S si configura come la forza più antidemocratica del Parlamento, riuscendo nella titanica impresa di far apparire il PdL – al confronto – come un partito dove apertura, dibattito interno e pluralismo dominano incontrastati. Nella Setta Pentastellata esiste solo il pensiero unico del profeta del vaffanculo che va difeso e salvaguardato da ogni genere di opinione che non vi si conformi. Peste colga gli eretici! Coloro i quali cioè, ingenuamente, ritengono che le dinamiche di un movimento politico che proclama di voler portare la democrazia diretta nel Paese, debbano svilupparsi secondo logiche altrettanto democratiche e liberali. Ma la purezza della razza grillina non può essere contaminata dal dubbio che il ducetto di Genova non sia sempre nel giusto, a prescindere. Lunga vita al suo Verbo! E per tutti quelli che non  si adeguano una disonorevole espulsione, e si ritengano fortunati che ancora nessuno abbia pensato di propinar loro una bella dose di olio di ricino, come invece meriterebbero per la colpa infamante di cui si sono macchiati! Eia! Eia! Alalà!
Uno vale zero

Uno vale zero

Una senatrice pentastellata individua in Grillo la ragione del crollo elettorale del loro movimento e rilascia questa dichiarazione: «Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più». Per il profeta del vaffanculo è un evidentissimo ed intollerabile caso di lesa maestà. Sul suo blog promuove immediatamente un referendum su di sè, che altro non è che un invito mascherato al linciaggio della parlamentare ribelle. Si titilla l’ego con le centinaia di commenti che lo glorificano e gode delle offese all’ennesima, disgraziatissima, traditrice. Infine convoca l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Movimento, per valutare la proposta di espulsione della senatrice, da sottoporre successivamente alla pubblica gogna della rete! (sic).

Persino berlusconi, prima di mettere alla porta Fini, aspettò parecchi mesi, lasciando che l’ex Presidente della Camera ribadisse le sue posizioni critiche sulla politica del Pdl più e più volte. Viceversa in questo caso [che non è certo il primo] sono sufficienti due righe, espressione di un pensiero non allineato con quello imposto dall’autocrate genovese, perchè chi le ha pronunziate sia fatto oggetto di un processo di scomunica. Ancora una volta Grillo dimostra una scarsissima confidenza col concetto di democrazia. Quella stessa democrazia che il filosofo Norberto Bobbio aveva messo in diretta relazione col diritto al dissenso. Un vero leader questo lo sa perfettamente. Ma Grillo non è un leader. E’ solo un guru capriccioso e demagogo, un capocomico insicuro e volgare, che ha messo in piedi un movimento politico che vorrebbe trasformare in una setta, composta esclusivamente da adepti docili ed obbedienti.

Il Centrosinistra fa il pieno

Il Centrosinistra fa il pieno

Sono due i dati politici che emergono da queste amministrative. Il primo è che il centrosinistra vince ovunque, strappando alla destra, oltre che Roma, anche storiche roccaforti come Imperia, Brescia e Treviso. Si impone un’alleanza incentrata su un partito, il PD, che è rimasto l’unico a vantare una struttura democratica, distribuita e radicata sul territorio. Perdono i partiti e i movimenti padronali, come il PdL ed il M5S, che poggiano unicamente sul carisma del proprio leader e sono incapaci di produrre dei candidati forti e credibili a livello locale. E’ un dato che fotografa, come ha affermato Vendola, l’affermazione di una coalizione che puo’ e deve liberare l’Italia dal berlusconismo e dalla cattiva politica.

L’altro elemento di riflessione è la diffusa protesta, che però – differentemente da quanto successo solo tre mesi fa – prende le distanze dai Cinque Stelle e si rifugia nell’astensionismo. Il Movimento di Grillo infatti non riesce più a mobilitare e smuovere la grande massa dei delusi, continuando la disfatta evidenziatasi due settimane fa e andando a perdere quasi dappertutto in Sicilia [che è andata al voto in ritardo di 15 giorni], con percentuali lontanissime sia dalle elezioni politiche di febbraio che da quelle regionali di ottobre. Da Messina a Siracusa, fino a Catania i grillini non vanno al di là di un misero 4% e restano in corsa per il ballottaggio soltanto a Ragusa.

Polvere di stelle

Polvere di stelle

«Questi qui sono fuori dalla realtà, si devono arrendere, sono circondati e devono andare tutti a casa. Sono banditi che continuano ad usurpare il potere, golpisti e ladri senza più seguito, per loro è finita, non esistono più, lo tsunami sta arrivando, e i morti viventi Pd e Pdmenoelle li spazzeremo via, tutti senza distinzione. Dall’alto del 14% di voti conquistati nella capitale, Beppe Grillo comincia a sperimentare sulla sua pelle la differenza tra fare una rivoluzione e fare politica. La rivoluzione non ammette piani B. E’ tutto o niente. Nessuna alleanza, nessun dialogo, nessun compromesso. A noi il 100% e non ci fermeremo finché non ci arriveremo. E il resto del mondo è uno schifo, uno zombie e una zozzeria. La politica prevede invece per definizione compromesso, raggiungimento di obiettivi concreti, sensibilità ai mutamenti della realtà, elasticità nell’adattare i principi al realismo.» Così il giornalista Marco Bracconi sul suo blog a commento del flop grillino di questa tornata elettorale.

E’ vero che le elezioni amministrative non sono sempre direttamente legate a quelle politiche, ma il crollo del M5S è di tale dimensione e diffusione che non può non avere una forte rilevanza politica. Da nord a sud i Cinque Stelle perdono rispetto a solo tre mesi fa una quota di consensi che va da 10 a 26 punti percentuale, restano fuori da tutti i ballottaggi e scontano più di altri un preoccupante astensionismo. Grillo paga le scelte fatte a livello nazionale dove ha deciso di non assumersi alcuna responsabilità di governo e di congelare quella domanda di cambiamento espressa da 9 milioni di persone. Molti di quelli che a febbraio avevano votato per il profeta del vaffanculo non hanno compreso la sua miopa contrapposizione al sistema, che di fatto ha portato nuovamente berlusconi al Governo insieme al PD. Non hanno creduto all’illusione della democrazia diretta online, posta in essere da un movimento verticistico di natura sfascista. Non hanno condiviso la sua posizione di alterità rispetto a tutto e tutti, che non può e non potrà mai condurre ad una reale alternativa.
Fra la Gabanelli e la Finocchiaro

Fra la Gabanelli e la Finocchiaro

Curioso come la candidata alla Presidenza della Repubblica più votata dagli elettori del M5S sia improvvisamente diventata una venduta ed una traditrice. E’ bastato porre alcune semplici domande, come quella diretta a sapere dove vadano gli introiti pubblicitari del blog di Grillo, perchè Milena Gabanelli non fosse più quel simbolo di giornalismo incorruttibile e senza macchia che era stato fino al giorno prima. Evidentemente i grillini non prevedono la possibilità che si metta in dubbio la purezza del Movimento. Ogni critica, anche quella sarcastica di Renzi, che ha accusato i parlamentari del M5S «di parlare solo di scontrini», scopre intolleranze ed integralismi oltre ogni lecita misura.
 
E’ forse per questo motivo che in soccorso del Movimento è arrivato il PD, nella persona di Anna Finocchiaro. La senatrice, insieme a Zanda e ad alcuni colleghi di partito, ha infatti presentato un disegno di legge che nei fatti sbarra la strada del voto a soggetti senza personalità giuridica e senza statuto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. L’obiettivo del provvedimento è in realtà quello di garantire la massima trasparenza delle associazioni politiche che dovranno indicare obbligatoriamente gli organi dirigenti, un collegio sindacale composto da revisori dei conti e l’attribuzione ad una società esterna iscritta all’albo speciale che certifichi i bilanci. Tuttavia è possibile che la Finocchiaro – che su questa iniziativa è riuscita a farsi prendere a schiaffi anche da berlusconi –  non abbia considerato l’opportunità di un simile decreto, che impedirebbe al M5S di presentarsi alle prossime elezioni? E’ possibile che non abbia immaginato che sarebbe stato interpretato dai media come un espediente per rendere la vita difficile a Grillo? E’ possibile che non abbia compreso che così facendo avrebbe messo il profeta del vaffanculo nelle condizioni di compattare il proprio elettorato e far il martire [cosa in cui eccelle] contro i partiti tradizionali che vogliono farlo fuori per vie traverse? E’ possibile in definitiva che non abbia capito che, come ha detto Renzi, questo provvedimento è un modo per far vincere le elezioni ai 5 stelle?
All’angolo?

All’angolo?

Ieri è arrivata la conferma in appello per la condanna a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale ai danni di silvio berlusconi. Dopo la litania dei vari schifanibrunettasantanchècapezzone che parlano ancora una volta di disgustosa persecuzione giudiziaria, è prevista per i prossimi giorni la solita manifestazione contro la magistratura politicizzata. Fin qui tutto tristemente già visto. L’unica novità è rappresentata dall’angolo in cui il PD, alleato di Governo del Caimano, potrebbe finire per mano del Movimento 5 Stelle e della propria dabbenaggine.

Nel silenzio dei democratici [D’Alema ha clericamente dichiarato che non si commentano le sentenze giudiziarie], l’unica reazione di sinistra alla sentenza del Tribunale di Milano – per quanto ovvia – è arrivata infatti proprio da Grillo, che ha affermato: «Berlusconi altrove sarebbe in carcere, da noi è uno statista». Sull’onda della condanna di ieri, il profeta del vaffanculo è deciso a chiedere l’ineleggibilità per il Cavaliere. La richiesta sarà basata sull’applicazione della legge del 1957 per cui i titolari di una concessione pubblica e i rappresentanti legali di una società che fa affari con lo Stato non possono essere eletti. Grillo lancia un guanto di sfida: «Vedremo chi voterà l’ineleggibilità. Mi mangio un cappello se sarà votata dal pdmenoelle». Cosa farà il PD, dopo aver lasciato che Nitto Palma arrivasse alla presidenza della Commissione Giustizia? Verrà definitivamente scavalcato a sinistra dai Cinque Stelle o farà, una volta tanto, qualcosa in linea con i desideri del proprio elettorato?

Larghi disaccordi

Larghi disaccordi

E così, alla fine, il Presidente Napolitano è riuscito a far bere al PD il calice amaro di un esecutivo col PdL. L’ipotesi tanto invisa sia all’elettorato del Partito Democratico che a tanti suoi esponenti si è materializzata al termine di uno stallo di due mesi. Più che di larghe intese però, si potrebbe parlare di larghi disaccordi, visto che berlusconi e Letta hanno espresso posizioni alquanto distanti, sia rispetto alla durata, che alla natura, che al programma, che alla composizione del Governo.

Un’operazione che ascrive berlusconi come il vero vincitore. Il Cavaliere finalmente ottiene ciò su cui aveva puntato fin dall’indomani delle elezioni, rappresentando il suo partito come forza responsabile e coesa a fronte della frantumazione del PD. Piazza Angelino Alfano allo strategico Ministero dell’Interno, e Quagliarello alle riforme, quindi anche a quella della giustizia e a quella elettorale. Le caselle riempite dal PdL sono diverse e pesanti e quelle non a suo appannaggio non sono comunque sgradite, come ad esempio la Cancellieri che va alla giustizia, offrendo una certa qual rassicurazione sul tema dei processi a carico di berlusconi. Poi naturalmente vince anche Grillo, che dopo aver denunciato da anni che PdL e PDmenoelle erano della stessa pasta, ora se li trova insieme al Governo, in uno scenario che gli permette di ricompattare il suo elettorato con affermazioni come questa: «Il governo che sta nascendo è un’ammucchiata degna del miglior bunga bunga. Tutti passivi tranne uno che di bunga bunga se ne intende». Il perdente? Naturalmente ancora una volta il PD, che si è mosso senza un minimo di dibattito che legittimasse una scelta tanto importante, incapace di motivare con chiarezza e convinzione il proprio cambio di linea.

Fra demagogia, insulti e menzogne

Fra demagogia, insulti e menzogne

Per i grillini si è sempre in campagna elettorale. Quella per cui chiunque non condivida la loro superiorità morale è un morto vivente o un cadavere putrefatto. Nonostante l’ingresso in parlamento, la politica del santone del vaffanculo continua ad essere quella della becera violenza verbale e dell’attacco indiscriminato ai partiti tutti, egualmente responsabili – senza alcuna distinzione – della situazione in cui ci troviamo. Ecco allora che Bersani, berlusconi, Cicchitto, e Monti diventano i «padri puttanieri che hanno governato tutti insieme per 20 anni e che ci prendono allegramente per il culo ogni giorno». Uno spudorato esercizio di volgarità, superficialità e qualunquismo, a cui si unisce un malcelato amore per la menzogna strumentale, che porta i cinquestelle a ripetere di aver conseguito più voti di tutti alla Camera. Da una forza politica che si ripromette di sbugiardare i vecchi partiti ci si aspetterebbe un rispetto maggiore per la verità, anche per quella scomoda, quella cioè che stabilisce che il PD ha ottenuto circa 150.000 voti in più di Grillo. Dati definitivi del Viminale, comprensivi del voto degli italiani all’estero.

Il tutto condito – naturalmente – da fiumi di demagogia, come quella ad esempio che impone che le riunioni con rappresentanti di altri partiti vengano fatte in streaming video, mentre quelle interne – caratterizzate a quanto si dice da frizioni e dissidi – ovviamente debbano restare coperte dal più assoluto riserbo. Oppure quella che porta a definire le voci critiche al Movimento come appartenenti a troll prezzolati [da chi non è dato saperlo]. Sempre la medesima demagogia, ad esempio, ha fatto credere a molti fra gli elettori del Movimento che Grillo puntasse al rinnovamento, salvo rendersi conto soltanto ora – vista la mancata assunzione di responsabilità nei confronti di un Governo del cambiamento – che l’obiettivo reale sia in effetti quello dello sfascio definitivo dell’intero sistema politico istituzionale.