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Categoria: politica

Fenomenologia dell’aggettivo piccante

Fenomenologia dell’aggettivo piccante



Sono anni che l’aggettivo piccante viene utilizzato esclusivamente in materia gastronomica, in relazione – che so – al peperoncino di Soverato o al pepe di Cayenna. Sentire che il papi ieri lo accostava a temi morbosi e trasgressivi, mi ha fatto tornare alla mente quel cinema che negli Anni 70 assolse all’importante servizio sociale di iniziare al sesso la gran parte degli adolescenti italiani, complici le tette della Fenech, il sedere della Cassini o le frenesie [generalmente appagate verso la fine di ogni film] di un Renzo Montagnani piuttosto che un Alvaro Vitali.
 
E’ evidente il tentativo di mitigare l’impatto sgradevole che l’espressione “rapporti sessuali” [perdipiù con minorenni] avrebbe avuto nei titoli dei quotidiani che oggi avrebbero riportato, virgolettandole, le parole di berlusconi. In pratica l’uso del desueto ed allegramente pecoreccio “piccante” ha la stessa funzione del toupè, delle scarpe col rialzo e del cerone, con cui il Nostro cerca ogni giorno di apparire più presentabile. Pensandoci bene, niente di troppo distante neppure da quel che si è fatto con le leggi ad personam, l’occupazione della RAI, l’attacco strumentale alla Magistratura, la deligittimazione degli avversari politici e quant’altro. Iniziative tutte volte a banalizzare, a minimizzare se non a manipolare o persino a nascondere e negare la realtà dei fatti. Quella che vede il nostro Paese guidato da un arrogante e spregiudicato profittatore senza alcun scrupolo.
Siamo tutti dei berlusconi

Siamo tutti dei berlusconi

Mentre Freedom House [organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo], declassa l’Italia da Paese “libero” a “parzialmente libero“, unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia, stralcio poche righe di un articolo dello scorso 30 aprile di The Economist, a titolo La berlusconizzazione dell’Italia, che rende evidente come certe cose ormai si possono dire solo all’estero:
 
Berlusconi sta raccogliendo i frutti dell’influenza sulle opinioni dei suoi connazionali che viene da lontano, influenza che nessun politico contemporaneo è in grado di rivaleggiare. Tutti gli italiani al di sotto dei trent’anni sono arrivati alla maturità politica in un Paese dove Berlusconi e la sua famiglia controllavano la metà dell’offerta televisiva, uno dei quattro quotidiani nazionali, una delle due riviste d’informazione e la più grande casa editrice. Il suo possesso dei media ha cambiato gli atteggiamenti e perfino il significato di alcune parole. Quando entrò in politica nel 1994, pochi avrebbero creduto alle sue affermazioni di essere vittima di un gruppo di magistrati comunisti conniventi; adesso queste affermazioni sono ampiamente ritenute vere. […] La subdola berlusconizzazione dell’Italia potrebbe essere utile per spiegare una tendenza che ha imperversato nel Paese negli ultimi 12 mesi. Non solo per spiegare le divisioni all’interno dell’opposizione e la spaccatura dei sindacati. Serve a spiegare la convinzione che ha attecchito su una buona parte della società convinta che il Premier rimarrà al potere indefinitamente…
 
 
E quindi le confronto con alcuni commenti dei lettori dell’edizione online di Libero news di Vittorio Feltri ad un articolo pubblicato il 3 maggio, in merito alla richiesta di divorzio di Veronica Lario:
 
Allaìelui una ciabatta in casa di meno forza Silvio tanto era un peso morto di sicuro alle prossime elezioni l’avrai come avversaria ma non preoccuparti la gente interessa cosa fai per il paese non per le cose personali e poi ormai tu il tuo contributo a questo vecchio paese già l’hai dato e non da poco perciò vai avanti per la tua strada grazie Silvio
 
Ma smettiamola di considerare la poverina come una vittima. Personalmente la trovo molto ridicola nei suoi patetici piagnistei. Se non le stava bene la vita matrimoniale con il cavaliere poteva separarsi molto tempo fa senza fare tutto il bailame che ha fatto in questi ultimi anni.
 
Come al solito voi donne non siete mai contente.Volete un uomo forte,intelligente,simpatico,di potere, ricco e possibilmente anche bello!! Poi vi rompete le palle perchè non sapete più cose fare nella vita e come consumare la richezza che avete tra le mani ed ecco il risultato…divorzio!! a spese chiaramente dello sposo!. Silvio ci caschiamo tutti è una vecchia storiella che le donne,tutte,hanno imparato a recitare. Sii sempre un galantuomo, dagli quello che vuole e licenziala tanto di “paralumi” ne trovi in quantità e molto più moderni!!. Silvio siamo sempre con Te!!
 
Silvio sarà quel che sarà ma ha sempre parlato bene della sua famiglia al contrario di lei. Se fosse stata una vera donna avrebbe lasciato che fosse lui a dare la notizia. Mi dispiace molto per Silvio ma sono sicura che come Preidente del consglio continuerà a fare ancora meglio per noi italiani, ora che non ha più da preoccuparsi della signora.
Il prodotto 25 aprile

Il prodotto 25 aprile

Dopo anni di polemiche, che puntualmente si riproponevano all’avvicinarsi del 25 aprile, il premier parteciperà per la prima volta in veste ufficiale a una cerimonia per le celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo. Non credo affatto che questa scelta sia casuale. La popolarità di berlusconi è oggi alle stelle, complice anche il suo sfacciato presenzialismo alla recente tragedia in Abruzzo, dove il Nostro, aggirandosi fra le macerie ancora fumanti, si è prodotto in funambolici esercizi di discorsi di circostanza, promesse da marinaio, offerte delle proprie case al mare. Per contro l’opposizione è ridotta ai minimi termini. Le prossime elezioni europee potrebbero persino sancire la fine del Partito Democratico, se il risultato dovesse essere ancora peggiore delle previsioni tuttaltro che rosee. In questo scenario berlusconi comprende, probabilmente a ragione, di poter far propri anche i simboli che da sempre hanno contraddistinto la sinistra italiana. Sente di aver piegato sia l’opposizione parlamentare che quella presente nel Paese.
 
In questi ultimi anni l’attuale presidente del Consiglio ha gestito la politica come se fosse un qualsiasi prodotto di mercato, secondo precise strategie di marketing mediatico, in cui si è progressivamente concesso sempre meno spazio a questioni legate a coerenze politiche o, peggio, a principi etici. Quegli stessi che determinarono, per illeciti persino meno gravi di quelli di cui si è reso protagonista berlusconi, la fine politica e l’esilio del suo mentore Bettino Craxi. Ora invece è tutto possibile, proprio perchè prima si è pensato a creare i presupposti grazie ai quali berlusconi potesse costruire un’Italia a sua immagine e somiglianza, di fatto stralciando ogni fondamento morale e quindi non dovendosi più preoccupare di ciò che è tollerabile per il Paese o legale per il Diritto.
Il pensiero unico – parte seconda

Il pensiero unico – parte seconda

Francamente trovo che i nuovi attacchi rivolti da berlusconi, Fini e la maggioranza ad Annozero siano sempre più preoccupanti. Nella fattispecie non comprendo bene cosa si contesti alla trasmissione di Michele Santoro dedicata al terremoto in Abruzzo. Può l’aver dato voce a qualche opinione critica degli sfollati in merito al lavoro di pianificazione ed organizzazione della Protezione Civile o l’aver sottolineato l’incuria di moltissime costruzioni, fra cui la Casa dello Studente e l’Ospedale San Salvatore, essere la reale motivazione per questa bufera polemica? Ovviamente no, anche perchè se fossero state dette delle falsità o delle diffamazioni si sarebbe risposto in sede penale. Non mi pare peraltro che Annozero abbia assunto una posizione rispetto ai fatti raccontati più partigiana di quella di  certe recenti puntate di Porta a Porta sul caso Englaro, solo per fare un piccolo esempio. Il punto è naturalmente un altro e si inserisce nel disegno berlusconiano di normalizzare l’informazione [si veda al riguardo il tentativo di nominare Maurizio Belpietro alla dirigenza del TG1]. 

Il progetto di creazione di un pensiero unico in Italia è ormai sempre più violento e sfacciato, complice il disinteresse e l’ignoranza dell’italiano medio, obnubilato da decenni di indottrinamento mediatico. Qualsiasi opinione si abbia su Annozero, non si può contestare che sia la più visibile espressione di giornalismo critico e d’inchiesta in Italia. Quella che meglio [insieme a Report e qualcosa di Ballarò] consente un approfondimento e un’analisi critica che può difformarsi dal dominante pensiero unico o, peggio ancora, dal non pensiero. Ho sempre ritenuto che una pluralità di opinioni costituisca un arricchimento, un importante stimolo alla creazione di un senso civico, base indispensabile per ogni democrazia, ammesso e non concesso che quella italiana sia ancora una democrazia.

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

E’ la fine della stampa [e dei blog], bellezza!

La crisi della Stampa è oramai irreversibile. Negli Stati Uniti, che anticipano l’economia europea di qualche anno,  gli introiti pubblicitari dei giornali sono diminuiti del 23% negli ultimi due anni. Diversi giornali sono in bancarotta, altri hanno perso all’incirca tre quarti del loro valore, e dal 2001 quasi un giornalista della carta stampata su cinque ha perduto il proprio posto di lavoro. La causa principale di tutto ciò è Internet, cioè la massiccia migrazione dell’audience verso la Rete, che l’anno scorso ha prodotto una crescita del 27% del traffico dei primi 50 siti di news. In Italia la crisi ha molteplici cause. Dapprima la scarsa credibilità culturale dei quotidiani, sempre più asserviti a logiche di potere e connotati da superficialità, sensazionalismo e partigianeria. Poi la posizione centrale di cui gode la televisione nel nostro paese. Media per eccellenza [ahinoi] per quel che riguarda la creazione di un’identità collettiva. Infine il fenomeno della free press, ossia  dei quotidiani che vengono distribuiti gratuitamente nelle stazioni delle metropolitane e delle ferrovie, i quali stanno vivendo un grosso successo grazie ad un formato snello, leggibile in pochi minuti, privo di orpelli e con un ampio spazio dedicato alle notizie locali. A tutto questo si aggiunge la concorrenza sempre più forte di Internet, i cui investimenti pubblicitari sono in continua ed inarrestabile crescita. il Web si sta facendo protagonista di una vera rivoluzione. E’ infatti l’unico media capace di interpretare l’attuale complessità del mondo dell’informazione in cui tutto è interconnesso, ed è quello che meglio garantisce la pluralità dell’informazione stessa. Non è pertanto casuale che la nostra politica stia cercando di imbavagliarlo.

 

In ordine di tempo l’ultimo tentativo è di Gabriella Carlucci, responsabile cultura e spettacolo (!!!) del PdL, la quale ha recentemente presentato un fumoso progetto di legge in cui si mira a vietare di immettere in Rete anonimamente contenuti di qualsiasi tipo. Dimenticandosi [o forse no] che chi scrive sul Web è già quasi sempre identificabile. L’ex soubrette intende inoltre equiparare ogni blog alla Stampa, per ciò che concerne i reati di diffamazione, con le nefaste conseguenze che ognuno di noi può facilmente immaginare!


L’impotenza

L’impotenza

«Ho la responsabilità di non avercela fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano milioni di persone». E così lo scorso martedi Walter Veltroni si è dimesso. Si è assunto il peso dei propri errori e se n’è andato. In quest’ultimo anno il PD  ha dovuto fare i conti con sconfitte elettorali e scandali brucianti, polemiche  correntizie e divisioni interne, sullo sfondo del perenne dilemma se fare una opposizione dura oppure responsabile.  Resta da valutare l’opportunità di queste dimissioni così a ridosso delle elezioni europee, in cui un partito democratico allo sbando subirà sicuramente una severissima batosta. Fatto sta che l’ex leader del PD ha compiuto sicuramente un atto in controtendenza, in un paese dove tutti restano aggrappati alla propria fetta di potere, a dispetto del buon gusto, del buon senso, quando non anche della legge.

E a proposito di legge, nello stesso giorno, l’avvocato Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per aver testimoniato il falso in due processi – tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian – che vedevano coimputato silvio berlusconi. La posizione del premier è stata stralciata in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimita’ del Lodo Alfano. Nessun capo del Governo sospettato di corruzione, per evitare la condanna in due processi, sarebbe ancora al suo posto. In un Paese occidentale se non si fosse liberamente dimesso, sarebbe stato cacciato. Invece martedi sera questa notizia di enorme rilevanza era fra i titoli del solo TG3. Il giorno dopo, il maggior quotidiano d’Italia, Il Corriere della Sera, relegava la stessa notizia in un minuscolo riquadro, mentre l’articolo di approfondimento era a pagina 21, dopo la cronaca!

Si prova una terribile impotenza nel constatare che se si vuole un’informazione che non sia controllata dal premier, occorre rivolgersi alla stampa straniera, che – contrariamente alla nostra – dà un ampio risalto alla condanna dell’ex legale di berlusconi. Per fare solo un esempio, Le figaro scrive: “Lo scorso ottobre, Silvio Berlusconi si è messo al riparo della giustizia facendo approvare una legge che gli garantisce l’immunità penale durante il suo mandato alla guida del governo italiano. Immunità che non copre però il suo ex avvocato, condannato per falsa testimonianza in favore del Cavaliere”, si legge sul giornale, che sottolinea come Mills non sia l’unico avvocato del premier ad essere condannato al carcere e cita Cesare Previti, riconosciuto “colpevole di corruzione di magistrati nell’affare Fininvest”. Si prova una feroce impotenza nel rendersi conto di quanto impermeabile alle peggiori nefandezze sia la grande maggioranza dei nostri connazionali. E’ ormai evidente, anzi, che più berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più gli italiani lo apprezzano, in un gioco di specchi che sta conducendo allo spegnimento della coscienza civicadi un’intera nazione. Al modello devastante che il premier ha offerto in quasi venti anni, il paese risponde similmente a quei ragazzi che nelle province del sud ammirano il camorrista o il mafioso locale.

Libertà e Giustizia

Libertà e Giustizia

Ciò che sta succedendo in queste ore è indegno di un paese civile. berlusconi si è macchiato della peggiore infamia della sua già miserabile carriera. L’utilizzo strumentale della triste vicenda Englaro, cavalcata al fine di sferrare un attacco senza precedenti alla Carta Costituzionale, a Napolitano, alla magistratura e alle sinistre, è oltremodo deprecabile.
 
La strategia appare evidente fin da subito: screditare la magistratura che ha consentito che si staccassero gli apparati che tengono artificalmente in vita la donna, addossare a Napolitano e alle sinistre la responsabilità della morte della povera Eluana  ed infine attaccare l’intero ordinamento repubblicano. Tutto questo allo scopo di modificare unilateralmente la Costituzione, a dire del Premier «una legge fatta molti anni fa sotto l’influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello», e quindi accreditarsi come prossimo Presidente della Repubblica. Tale tattica presenta inoltre il “vantaggio” di incassare solidarietà e consensi da parte del Vaticano e dei cattolici in genere, facendo ergere berlusconi come paladino della “vita”, lui che ha portato a morire i soldati in una guerra ingiusta e che ha appena firmato una legge che che priverà migliaia di immigrati delle cure mediche indispensabili.
 
Invece di tacere, di riflettere sulla tragedia umana che ha costretto una ragazza all’incoscienza su un letto d’ospedale per 17 anni, e di rispettare il dolore dei familiari, si è cercato con feroce cinismo di trarre vantaggi politici e di potere anche da una morte così triste. Ottenendo pure il risultato di  sviare l’attenzione della pubblica opinione dallo sfascio sociale, economico e culturale in cui versa il Paese e di cui quest’uomo è fra i maggiori responsabili.
 
Io ho firmato l’appello di Libertà e Giustizia, per contrapporsi ai “segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti.”
 
Per favore, fatelo anche voi!
Il pensiero unico

Il pensiero unico

W.” è un film incolore, almeno quanto la figura di George Bush. Un presidente inadeguato, privo di ideali, se non quelli religiosi inculcategli da un pastore protestante. Ma non è della pellicola in sè che voglio parlare, quanto piuttosto del fatto che in Italia il film di Oliver Stone non abbia goduto di una regolare distribuzione in sala e che, di conseguenza, sia stato trasmesso direttamente in televisione, su La7, due settimane fa.
 
Già lo scorso ottobre vi erano state delle polemiche quando la Festa del Cinema di Roma aveva deciso di non programmare “W.” I responsabili della produzione avevano allora affermato:  «Eravamo in trattativa con la manifestazione di Roma, ma la cosa è stata un po’ strana perchè a un certo punto gli organizzatori ci hanno detto che il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, è un gran sostenitore del Presidente Bush e quindi non avrebbe gradito che un film come quello di Stone aprisse il festival». Il film è uscito nelle sale americane lo scorso ottobre, incassando un totale di circa 26 milioni di dollari. Certo non un incasso eccezionale, ma sicuramente dignitoso, in grado di rassicurare i distributori italiani, specie se si considera che sul nostro territorio sono stati fatti circolare film che alla prova dei botteghini americani si erano comportati molto peggio, e che Oliver Stone è comunque un regista che anche da noi ha uno zoccolo duro di estimatori. Visto che i maggiori distributori italiani sono Medusa [di proprietà di berlusconi] e 01 Distribution [controllata dalla Rai, che è controllata dal primo ministro] la questione diventa sempre più evidente.
 
Amareggia constatare che anche in questo caso nel nostro Paese diventa sempre più difficile star fuori dal coro, sia che si tratti di registi, di giornalisti televisivi o della carta stampata, di avversari politici o quant’altro. Impossibile criticare. I panni sporchi si lavino in casa o, meglio ancora, si mantengano sporchi. Chi esprime idee o porta avanti azioni non aderenti ad una sorta di “pensiero unico” viene discreditato, attaccato e, quando si riesce, allontanato.