Browsed by
Categoria: politica

Una republica televisiva

Una republica televisiva

L’Italia non è più uno Stato occidentale ma una barzelletta, un cartone animato, una rappresentazione del teatro dell’assurdo di Eugene Ionesco,  in cui in un precipitare del non senso, si arriva all’inquietante assenza della realtà [e di ogni parvenza di pudore]. Sabato scorso la sinistra ha legittimamente manifestato per protestare contro i pesanti attacchi alla libertà e alla democrazia. Sabato prossimo, esattamente per gli stessi motivi, manifesterà anche il centrodestra! Praticamente viviamo in un Paese in cui entrambe le parti politiche denunciano l’emergenza democratica provocata dai comportamenti eversivi dell’avversario. «Sovversivi!» «No, i sovversivi siete voi!». «Antidemocratici» «Ma siete voi che minacciate la democrazia». Così, mentre il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, il più applaudito alla manifestazione del Popolo Viola, sosteneva: «L’Italia non è una repubblica televisiva fondata sull’impunità. Dobbiamo dare speranza a chi non ne ha più: abbiamo il compito di risollevare in piedi l’Italia stanca e sofferente», il premier di rimando commentava «Quello di oggi a Roma è davvero un’ammucchiata stravagante e contraddittoria. E’ grottesco che la sinistra reclami più libertà mentre a noi, che la libertà ce l’abbiamo nel sangue, vogliono negare la libertà di voto». Un assurdo paradosso in grado di far ammazzare delle risate qualsiasi osservatore straniero.

Ancora una volta il presidente del consiglio, per capovolgere a suo favore la situazione che lo vede in difficoltà, interpreta il ruolo che meglio gli riesce, ossia quello della vittima. L’oggetto di un complotto ordito dai comunisti e dalla magistratura che vogliono impedirgli di vincere le elezioni. Sì perchè, per l’ennesima volta, le prossime elezioni regionali si sono trasformate in un referendum pro o contro berlusconi. Ecco perchè diventa fondamentale andare a votare per una delle opposizioni. Il carisma del premier è in calo, e se si configurerà una sconfitta elettorale, i movimenti che vedono Fini sganciarsi progressivamente dalle spire del caimano per avvicinarsi al centro, potrebbero subire un’accelerazione, e  dunque porre le basi per la fine politica del Nostro.

Nemmeno nello Zimbabwe

Nemmeno nello Zimbabwe

Quest’ultima settimana, in uno straordinario crescendo rossiniano, berlusconi ha dimostrato di quale spregio delle regole democratiche e di quanto tracotante abuso di potere sia capace. Dapprima, cosa priva di precedenti in una democrazia, ha cambiato le norme elettorali senza una discussione parlamentare, grazie ad un decreto legge evidentemente anticostituzionale, che è stato subito dopo sconfessato dal Tar del Lazio. Quindi ha fatto approvare il cosiddetto legittimo impedimento, ossia l’ennesima abietta legge ad personam, fatta ad hoc per consentirgli di non rispondere alla Magistratura delle accuse che lo riguardano. Poi, tra mille ingiurie rivolte agli organi istituzionali, ha spudoratamente mentito per coprire gli errori commessi dai suoi in merito alla vicenda dell’esclusione della lista del PDL a Roma, montando un sistema di accuse contro gli avversari politici, le toghe rosse, la burocrazia e la libera stampa.

Infine alcune intercettazioni telefoniche hanno comprovato le sue esplicite pressioni su Giancarlo Innocenzi [ex deputato PDL], commissario dell’Autorità per le Comunicazioni Agcom, che dovrebbe essere il massimo organo di garanzia della pluralità e della trasparenza dell’informazione, e su Augusto Minzolini, il direttore del TG1. Durante queste conversazione berlusconi avrebbe chiesto la chiusura di Annozero di Michele Santoro e la realizzazione di alcuni servizi per screditare il pentito di mafia Spatuzza ed alcuni magistrati “politicizzati”. Inoltre il presidente del consiglio si sarebbe lamentato della presenza del direttore de La Repubblica Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari a un’altra trasmissione da lui odiata, Parla con me, condotta da Serena Dandini. «Nemmeno nello Zimbabwe» si sarebbe lagnato il direttore generale della RAI, quando – alla vigilia di una puntata di Annozero riguardante la vicenda Mills – gli telefonò Innocenzi per imbavagliare Santoro. Subito dopo però Mauro Masi avrebbe illustrato il sistema per chiudere Annozero, in futuro però, perchè per farlo la sera stessa ci sarebbe voluto un golpe.

Via libera alla dittatura

Via libera alla dittatura

La vicenda del decreto salva-liste, che sarebbe più opportuno chiamare decreto salva-PDL, dato che è stato fatto su misura per le violazioni commesse nella presentazione della lista del Pdl e non di altre liste, rappresenta il momento più buio della storia di questa nostra ormai virtuale democrazia. Già molte altre volte in precedenza berlusconi aveva piegato le regole del gioco sotto il peso dei suoi interessi privati, ma mai si era spinto ad intervenire sul delicato tema delle leggi elettoriali, ossia sul principale istituto di garanzia del sistema democratico. L’obiettivo sempre più evidente è quello di distruggere il nostro sistema costituzionale, in modo da instaurare un regime semi-autoritario, sia pur ancora guidato dai partiti già al potere. Ecco il perchè delle intimidazioni e degli attacchi e – se ciò non bastasse – delle riforme per limitare l´autonomia e l´indipendenza delle istituzioni non allineate. In questo senso il Parlamento va ridotto a mero strumento di ratifica di decisioni e di accordi presi al di fuori delle sue aule. La magistratura e la Corte Costituzionale vanno deligittimate e subordinate al controllo politico. Il Presidente della Repubblica va reso inoffensivo, perchè privo dell’investitura popolare. La libera informazione va censurata e l’opinione pubblica manipolata e anestitizzata.

Purtroppo Giorgio Napolitano non ha fatto molto per opporsi a questo progetto che nei fatti altro non è che il cosiddetto Piano di Rinascita Democratica ideato da Licio Gelli ed oggi realizzato dal premier piduista berlusconi. Un Presidente della Repubblica che, come scrive Luigi De Magistris nel suo blog, «…non ha avuto problemi a promulgare leggi incostituzionali, come la vergogna del Lodo Alfano, oppure leggi in violazione del diritto comunitario, come lo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato. Un Presidente della Repubblica che, in pochi minuti, ha promulgato un decreto legge incostituzionale in materia elettorale modificando le carte in tavola, avallando il ruolo di baro del diritto assunto del Governo. In questi casi, soprattutto se l´arbitro non è imparziale, é il popolo – custode primo ed ultimo della Costituzione Repubblicana – che alza la vigilanza democratica e non permetterà – con una resistenza pacifica costituzionale – ad una oligarchia istituzionalmente golpista di stravolgere lo Stato di diritto nel nostro Paese».

Le liste e lo spregio delle regole

Le liste e lo spregio delle regole

La vicenda dell’esclusione della lista PdL a Roma sta assumendo ogni giorno che passa contorni sempre più esemplificativi del modo che questa destra illiberale ha di intendere la politica. Si è partiti con una sconcertante mancanza di professionalità da parte di chi vorrebbe candidarsi a governare una Regione, per poi finire – ancora una volta – col dimostrare l’assoluto spregio delle regole, tipico di berlusconi e i suoi. Si è parlato di far prevalere la sostanza sulla forma – dimenticando che in democrazia la forma E’ sostanza. Si è pensato a decreti legge da promulgare in grande fretta per salvare il PDL da questa farsa tragicomica. Si è montato un sistema di accuse contro la burocrazia, contro la magistratura, contro la stampa e contro gli avversari politici. Si è gridato in difesa dello Stato di Diritto. Gasparri ha affermato: «Chi usa cavilli va contro le regole della Costituzione. Polverini non puo’ essere fermata da chi ha fatto dell’odio la sua battaglia». Una reazione che è parsa tracotante persino all’elettorato di destra, visto il flop della manifestazione indetta dalla Polverini in Piazza Farnese e visto che il sondaggio pubblicato sul sito del PDL, dal tendenzioso titolo “Trovi giusto impedire agli elettori del centrodestra di votare i loro candidati per formalità burocratiche?”, è stato improvvisamente chiuso, dopo che i SI erano arrivati sino al 97%. Forse anche chi vota a destra  sta iniziando a comprendere che il “Governo del fare” in realtà non è altro che il “Governo del fare quello che gli pare”?

Ogni democrazia che si rispetti è tenuta in piedi da un sistema di regole che deve valere per tutti indinstintamente. Se si ritiene che tali norme siano inadeguate le si cambi, ma fino a quando queste esistono vanno rispettate. Nessuno può sentirsi in diritto di agire al di sopra della legge in una condizione di arrogante impunità. Se si sostiene che non conta se una firma c’è oppure no, se si arriva in tempo oppure in ritardo, se un timbro è quadrato oppure rotondo, allora occorrerà spiegare ai cittadini perchè è loro dovere pagare le tasse entro i tempi previsti, o perchè ci si deve presentare in tribunale, quando si è convocati per essere interrogati. Una casta di intoccabili che ogni volta stravolge in corsa le regole che si frappongono ai propri interessi, non può che generare una pericolosissima condizione di anarchia nel Paese.

Il coprifuoco delle idee

Il coprifuoco delle idee

Il Governo sta nuovamente tentando l’annientamento della libera informazione, da ricondurre per intero ad una velina di regime in cui le prescrizioni si trasformano per incanto in assoluzioni. Il TG1 in Italia ha sempre avuto un ruolo istituzionale vicino alle posizioni governative, facendo però attenzione a mantenersi dentro una dimensione di pubblico servizio. Augusto Minzolini invece lo ha trasformato in una struttura sfacciatamente organica al potere, arrivando persino a dare notizie false pur di compiacere chi lo ha scelto per ricoprire un ruolo così determinante. E così l’avvocato Mills, che – sebbene riconosciuto colpevole del reato di corruzione, viene prosciolto per intervenuta prescrizione del reato [i cui tempi sono stati ridotti grazie ad una delle tante leggi ad personam] – secondo il TG1 è semplicemente assolto. Qualcosa che dovrebbe scuotere il sistema della pubblica informazione e portare a dimissioni esemplari, e che invece scivola via fra l’indifferenza e l’assuefazione dei più. Ancora una volta però la Rete, come già accaduto per il Movimento Viola, si fa portavoce dell’indignazione della parte sana della società e promuove la costituzione di un Gruppo su Facebook al fine di stigmatizzare quanto accaduto. In capo a pochi giorni l’appello intitolato alla dignità dei giornalisti e al il rispetto dei cittadiniraccoglie l’adesione di più di 100.000 persone.

Un segnale incoraggiante che però non ferma l’affondo del Governo. Infatti nei giorni scorsi la vigilanza RAI delibera la cancellazione dei programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale, dimostrando chiaramente la volontà di evitare qualsiasi dibattito, e ponendo il Paese in una posizione che non ha precedenti nel mondo occidentale. In tal modo la pubblica opinione sarà chiamata a votare secondo i temi decisi soltanto dai principali telegiornali. Incidentalmente controllati dal presidente del consiglio. Persino Farefuturo, la fondazione vicina a Gianfranco Fini, condanna aspramente questa decisione: «Un pensiero unico che ha paura delle domande, di qualsiasi domanda. Che ha paura dei dubbi e che non vuole farsi mettere in discussione. Che ha paura dell’agorà, del luogo in cui la polis palpita, in cui i cittadini si guardano in faccia, si scontrano, litigano, decidono. Una politica che cancella i talk show di approfondimento dalla televisione pubblica è una politica autodistruttiva che non fa scendere la gente in piazza, per le strade. è una politica che dichiara il coprifuoco alle idee».

Un sistema gelatinoso

Un sistema gelatinoso

Mi riesce difficile commentare l’ennesimo grave episodio di corruzione che sta occupando da giorni le prime pagine dei giornali. Appare ormai evidente che questo Paese è un sistema completamente da rifondare. A conferma di ciò, riporto uno stralcio dell’intervista che Giorgio Bocca ha rilasciato a Marco Travaglio.

Giorgio Bocca, lei ha appena scritto Annus Horribilis: ma si riferiva al 2009. Il 2010 si annuncia ancora più horribilis…
Vedremo. Il 2009 mi è sembrato il più orribile per una tendenza irresistibile alla democrazia autoritaria. Più Berlusconi ne combinava di cotte e di crude, più i sondaggi lo premiavano. Ora, con questi ultimi scandali, la gente potrebbe cominciare a stancarsi e capire qualcosa.
Che cosa la spaventa di più?
Il muro di gomma. Succedono cose terribili, o terribilmente ridicole, e nessuno reagisce. Lanci allarmi, provocazioni anche forti, e non risponde nessuno. Come dicono i giudici dello scandalo Bertolaso? “Sistema gelatinoso”. Ecco, è tutto gelatinoso. Non resta che sperare, come sempre nella nostra storia, in qualche minoranza coraggiosa che cambi la storia.
Anche Tangentopoli, 18 anni fa, partì da una mazzettina di 7 milioni a Mario Chiesa.
Andai a intervistare Borrelli e gli domandai perché i magistrati fossero riusciti a scardinare il sistema così tardi. Mi rispose che la magistratura in Italia riesce a incidere nel profondo solo quando nella società c’è un grande allarme, quando si accende una grande luce. Oggi la luce non si accende ancora.
Forse, con più informazione e più opposizione, sarebbe più facile ribellarsi.
La cosa più deprimente è la lettura dei giornali, per non parlare della televisione. La nostra democrazia diventa autoritaria anche perché ci sono giornalisti comprati con prebende e privilegi, ma soprattutto terrorizzati.
La beatificazione di Craxi, i dossier su Di Pietro e ora l’immunità parlamentare d’accordo col PD.
Beh, è tutto collegato. E’ la complicità fra colpevoli delle due parti. […] Craxi piace tanto a questa destra e a questa sinistra per due motivi: intanto perché era un corrotto, e poi perché, con l’idea della Repubblica presidenziale, ha dato un’ideologia alla democrazia autoritaria che questi selvaggi di oggi inseguono ma non riescono nemmeno a teorizzare. Questa democrazia malata la dobbiamo pure a questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi.
Che speranza abbiamo?
Che la gente si accorga del suicidio di farsi governare da uno abilissimo a fare soldi: quello i soldi, invece di darteli, te li porta via. Che gli italiani si vergognino almeno per le sue cadute di stile, tipo gli sghignazzi sulle belle ragazze mentre parla del dramma degli immigrati col presidente albanese. Che capiscano come un minimo di decenza e legalità è meglio di questa anarchia lurida. Non dico la virtù, l’onestà: un po’ di normalità e di civiltà. L’unica bella notizia degli ultimi anni è il popolo viola, spero che le prossime manifestazioni siano ancora più massicce e visibili. Se si ribellano i ragazzi, non tutto è perduto.

Quanti perfetti e inutili buffoni

Quanti perfetti e inutili buffoni

Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni direbbe Franco Battiato. La citazione non è casuale, visto che l’artista siciliano è uno dei riferimenti musicali del povero Morgan. I buffoni sarebbero, naturalmente, tutti i vari esponenti del centrodestra che, in un Parlamento in cui non mancano certo tossicodipendenti e pregiudicati, hanno afferrato al volo la fin troppo facile occasione, costituita dall’intervista in cui l’ex leader dei Bluvertigo ammette l’uso di cocaina, per ergersi a strenui paladini della morale. C’è da chiedersi se costoro non considerino forse più dignitoso delinquere, magari proprio spacciando droga, esportare i capitali all’estero, poi farli rientrare grazie allo scudo fiscale, e quindi reinvestirli come si ritiene più opportuno.

Che bello sarebbe se una nuova onda di consapevolezza travolgesse questa vergognosa ipocrisia, ed anche l’ignoranza dei più, che consente ai politici d’essere così disonesti. Che poi si tratta anche dell’ipocrisia e dell’ignoranza di chi finge di non sapere o proprio non comprende lo stato comatoso della nostra democrazia. Mi si dice: «Ma il fatto stesso che tu abbia un blog e possa dire le cose che dici dimostra che la democrazia in Italia c’è, eccome!». Ma la democrazia non è un interruttore: on/off. Qualcosa che c’è, oppure non c’è. Esistono varie sfumature e gradazioni. Democrazie piene e democrazie malate. La nostra è indubbiamente una democrazia malata. Prima di tutto perchè – alla base – viziata da un’anomalia che non ha corrispettivo in nessun’altro stato occidentale. Un’anomalia che ha condotto la pubblica opinione a lasciarsi trasportare dalla sloganistica più superficiale – o peggio strumentale – del nostro Governo. E’ la democrazia dei sondaggi, del populismo ai fini dell’audience, della politica-pubblicità che non vuole convincere ma conquistare, che scansa il contenuto e il ragionamento, puntando forte sugli effetti speciali. Una scelta che galvanizza, ma instupidisce la gente perché non parla alla testa e al cuore, ma solo alla pancia. Una comunicazione che manipola e giustifica decisioni già prese. Che spinge a sentirsi partecipi – se il proprio schieramento è al Governo – delle scelte da esso compiute in nome di un sedicente “interesse generale”, che – in realtà – è l’interesse di uno soltanto.

Ecco allora che si è pronti ad accettare il legittimo [??!!] impedimento, ma si diventa inflessibili nei confronti di chi ha avuto l’ingenuità di confessare a tutti la propria fragiliità di uomo.

Dalle leggi ad personam alla Presidenza della Repubblica

Dalle leggi ad personam alla Presidenza della Repubblica

L’anno giudiziario si è inaugurato nelle Corti d’Appello tra polemiche, denunce dell’Associazione Nazionale Magistrati e critiche al processo breve. I magistrati hanno lasciato le aule con la Costituzione in mano in moltissime città, non appena hanno preso la parola i rappresentanti del governo. Nella mia Genova, così si è espresso l’ex sindaco Adriano Sansa, attualmente presidente del Tribunale dei minori, «Il processo breve è una burla. La giustizia italiana funziona male, le riforme vanno fatte ma non con una serie di leggine fatte per togliere dai guai Silvio Berlusconi. Ho lasciato l’aula con grande disagio, è un gesto doloroso ma noi magistrati stiamo perdendo l’indipendenza e l’autonomia di fronte a un sultano. È una protesta estrema – prosegue Sansa – ma è anche un modo per fare capire che serve il dialogo. Noi diciamo sì alle riforme, ma democraticamente, fatte da un Parlamento che non sia subordinato e soggetto ai capricci del premier. È a rischio la democrazia». Il presidente dell’ANM in Liguria, Francesco Pinto, gli ha fatto eco con queste parole: «La denigrazione continua della magistratura è un vero e proprio atto eversivo».

E che si tratti di un processo eversivo è anche confermato da Carlo Taormina, avvocato di berlusconi fino al 2008, che  in un’interessantissima intervista [di cui consiglio a tutti la lettura e la più larga diffusione possibile] racconta il piano del premier per sfuggire alla giustizia e diventare il prossimo Presidente della Repubblica. La vicinanza della fonte al Cavaliere è tale da garantire una certa attendibilità e – di conseguenza – lasciare davvero pochi dubbi su quanto ci aspetta nei prossimi anni. Con l’opposizione allo sbando, diventa sempre più urgente far crescere dal basso un movimento di opinione in grado di reagire al degrado in cui è precipitato questo Paese. In queste ore l’Onda Viola è tornata in piazza per invitare alla mobilitazione contro l’ennesimo attacco alla Costituzione. Facciamo in modo che la sua voce sia sempre più pressante.

Meno extracomunitari, meno ciminalità

Meno extracomunitari, meno ciminalità

«Meno extracomunitari, meno ciminalità»: questa l’equazione dal tono apertamente razzista espressa ieri dal nostro beneamato premier. A parte che ero convinto che Arcore si trovasse in Europa ed invece evidentemente mi sbagliavo, non so bene come mai, ma l’affermazione del Cavaliere mi ha fatto venire alla mente, uno dietro l’altro, alcuni loschi figuri. Per esempio Marcello Dell’Utri: condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, tutt’ora senatore pdl in carica. E poi Salvatore Cuffaro: condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato di mafiosi, tutt’ora senatore udc in carica. Nicola Cosentino: indagato per presunti contatti con il clan dei Casalesi, tutt’ora sottosegretario all’economia in carica. Raffaele Fitto: rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, corruzione e finanziamento illecito ai partiti, tutt’ora ministro degli affari regionali in carica. Altero Mattioli: imputato per favoreggiamento, tutt’ora ministro dei trasporti in carica. E – last but not least – silvio berlusconi stesso, indagato nei processi compravendita diritti tv mediaset, per corruzione dell’avvocato Mills, e per appropriazione indebita e frode fiscale per l’affare Mediatrade, naturalmente ancora in carica. Parole volgari e superficiali che avranno fatto la felicità di Umberto Bossi, condannato per vilipendio alla bandiera italiana, tutt’ora ministro delle riforme per il federalismo in carica.

Attualmente i ministri e i parlamentari condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio, sono più di settanta, ovviamente – ma non c’è neppure bisogno di precisarlo – tutti extracomunitari!

Un Paese di processi e scuole brevi

Un Paese di processi e scuole brevi

«Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata del processo: questo il titolo ufficiale del Ddl 1880, volgarmente noto come “legge sul processo breve”. Un titolo che rispecchia in maniera esemplare il modus operandi dell’attuale governo che mentre persegue gli interessi particolari di pochi [o di uno], vanta davanti all’opinione pubblica una premurosa sollecitudine verso tutti. Così, nuovamente, ingiustizia è fatta, non solo per le conseguenze di questa norma scellerata ma per la nuova bugia propinata al Paese. Quando si possiede il più potente strumento di comunicazione dell’età contemporanea – la televisione – e numerosi strumenti minori – giornali, radio, portali web – confezionare e vendere bugie non richiede eccessivi sforzi di creatività». Sta in queste poche righe de L’Unità il senso del processo breve, di tutte le 18 leggi ad personam fatte approvare da berlusconi e – in ultima istanza – di tutta la carriera [???] politica del Cavaliere. La forza insinuante e dirompente dell’impero mediatico del premier ha realizzato un vero regime, che certamente non può mettere in dubbio le libertà fondamentali, ma che imponendo un’egemonia politico-culturale è riuscito a svuotare un’opposizione impreparata, a deligittimare gli organi di garanzia costituzionale e a creare un proprio popolo a partire da un vasto pubblico di spettatori televisivi. Il berlusconismo quindi, come il fascismo in passato, si nutre di autoritarismo e plebiscitarismo che preoccupano solo quella parte minoritaria di opinione pubblica non ancora assuefatta al diabolico gioco del Caimano.

Componente essenziale di questo processo è la promozione di un clima di ignoranza diffusa. In questa direzione si muove l’approvazione di un disegno di legge per cui l’apprendistato viene equiparato ad un anno scolastico, quindi i giovani che non hanno voglia di studiare potranno lasciare la scuola a 15 anni, un anno prima dell’obbligo fissato a 16. Un provvedimento classista che impedirà agli studenti più deboli socialmente e culturalmente di uscire dalla loro condizione di emarginazione e ci allontanerà ancora di più dagli altri Paesi dell’Unione Europea, dove invece si sta andando verso un’innalzamento della soglia dell’obbligo ai 18 anni.