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Categoria: politica

Votare secondo incoscienza

Votare secondo incoscienza

Poco fa la Camera si è nuovamente espressa, dopo un anno e mezzo, contro l’arresto del deputato del PdL e coordinatore del partito in Campania, Nicola Cosentino. Il risultato è stato possibile anche grazie ai voti della Lega, che – seppur spaccata al suo interno – si è ancora una volta sottomessa ai diktat di berlusconi. Certo fa piacere che gli uomini vicino a Maroni abbiano assunto una posizione contraria alla linea dettata da Bossi, resta soltanto da domandarsi come può  il Senatur pensare di continuare a tuonare contro la mafia del Sud, e poi opporsi ogni volta alle richieste della Magistratura? Di quale credibilità ritiene possa ancora godere il suo partito? Quando si viene chiamati a decidere su questioni importanti come questa, si dovrebbe farlo indipendentemente dall’opportunità del momento. L’autorizzazione a procedere nei confronti di un politico di spicco, su cui pesano gravissime accuse di collusione con organizzazioni criminali, non può certo essere negata od accordata sulla base di alleanze o convenienze partitiche.

Così, il tentativo dei “maroniani” di smarcarsi da berlusconi sulla questione della legalità non è riuscito. La Lega continua ad andare a traino del PdL, che si configura sempre più come il partito dell’impunità, accampando l’abusato teorema dei complotti bolscevichi ad opera della Magistratura o, in alternativa, la solita panzana del fumus persecutionis. La scorsa settimana si è persino spinto a mettere in dubbio l’opportunità di operazioni di verifica fiscale come quella di Cortina. Evidentemente anche gli evasori fiscali sono perseguitati dalla legge! Fino a quando la maggioranza parlamentere sarà in mano al Partito della Libertà e ad uomini come Cicchitto, che aveva minacciato di compromettere il quadro politico nel caso Cosentino fosse stato arrestato, sarà difficile per questo Paese uscire dalle sacche del berlusconismo.

Un anno di non politica

Un anno di non politica

Il 2011 si apre con un Presidente del Consiglio accusato di concussione ed uso della prostituzione minorile. Due reati gravissimi, specie per un uomo di governo, che si vanno a sommare a pregresse pendenze giudiziarie irrisolte, come corruzione, falso in bilancio e frode fiscale. Si prosegue quindi con la violenta opposizione della Lega alla celebrazione della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità Nazionale. Il Parlamento Italiano delibera che Ruby Rubacuori sia realmente la nipote di Mubarak, mentre tutt’intorno è un affannarsi a  predisporre decreti legge “ad personam”, ad inveire contro la dittatura delle toghe rosse e a negare che la crisi economica internazionale abbia colpito anche il nostro Paese. I referendum e le elezioni amministrative costituiscono due sonore sconfitte. I leader internazionali – fatta eccezione per Putin e Gheddafi [prontamente disconosciuto appena cambia il vento] – lo isolano sempre più ed i mercati dimostrano una crescente sfiducia nei confronti dell’Italia. La sua maggioranza lentamente si sfalda fino a sparire, e Napolitano gli chiede di farsi da parte.

Ora il Governo che molti connazionali – obnubilati da 20 anni di martellamenti mediatici – ritenevano senza alternative, è un altro. Certamente e doverosamente criticabile per più di una ragione, ma finalmente privo di corredi di bunga bunga, culone inchiavabili, ville a Lampedusa, case acquistate ad insaputa del proprietario, forza gnocche, baciamani a dittatori sanguinari, ristoranti pieni, tumori sconfitti in 3 anni, legittimi impedimenti, processi brevi, avvocati Mills, senatori condannati per mafia, e via così fino ad arrivare ai tanti Lavitola, Tarantini e Lele Mora. Vuoi vedere che da adesso in poi anche in questo Paese riusciremo a confrontarci soltanto sulla politica?

I senza vergogna

I senza vergogna

Cominciamo col dire che questa manovra economica non rispetta certo i principi di equità sociale con cui Monti si era presentato. Stabilito questo, le critiche che gli sono piovute addosso in queste ultime ore da parte di berlusconi e l’ignobile gazzarra che la Lega ha portato al Senato e alla Camera, dimostrano in modo inequivocabile il becero populismo e la sfacciata ipocrisia di cui sono capaci il Cavaliere e Bossi. E’ stato proprio il loro Governo, infatti, che ha condotto l’Italia a questa drammatica situazione. Non dimentichiamoci che fino al mese scorso la crisi veniva sminuita o persino negata. Il premier trascorreva il suo tempo insieme alle nipotine di Mubarack o comprando i propri sostenitori in Parlamento, mentre Bossi approvava qualsiasi legge ad personam del suo degno compagno di merende.

Le riforme di questi giorni si sarebbero dovute effettuare già da tempo e si sono rese ancor più urgenti proprio perchè chi ha governato per la gran parte degli ultimi 17 anni è stato incapace di mantenere le promesse fatte, lasciando sprofondare l’Italia sull’orlo del baratro. Ancora in queste settimane sia berlusconi che bossi parlano di pericolo comunista e di difesa della libertà, usando toni e linguaggi che apparivano vecchi e logori già nel 1994. Due anziani parolai il cui immobilismo è ormai patologico. E’ assolutamente legittimo criticare Monti e la sua manovra, ma gli unici che non possono attaccare chi – certamente commettendo degli errori – sta cercando di trovare dei rimedi allo sfascio di questo Paese, sono coloro i quali hanno determinato questo stato di cose.

L’antitesi antropologica

L’antitesi antropologica

Alla domanda se sia finito il berlusconismo, Fini ha risposto «E’ finito il Governo Berlusconi. Accontentiamoci.» E come si fa a non esser contenti quando si pensa che i nostri ministri non sono più gente come Calderoli, Sacconi, Gelmini, Frattini, La Russa e Brunetta? Impossibile! E se Vendola ricorda che «se il ventennio fascista condusse nel baratro della guerra il Paese, il quasi ventennio del populismo berlusconiano ha prodotto macerie economiche e sociali che ci hanno condotto al disastroso rischio di default attuale», Travaglio scrive «la prima Liberazione, nel ’ 45, avvenne grazie alle truppe anglo-americane con qualche migliaio di partigiani. La seconda avviene grazie alle truppe franco-tedesche con qualche Carlucci e Pomicino di complemento». Dobbiamo infatti ringraziare i leader europei, i mercati e la stampa internazionale se oggi berlusconi ha rassegnato le dimissioni. Se avessimo fatto affidamento sulla reattività dell’opposizione o sull’intelligenza politica di molti nostri connazionali, ci saremmo dovuti tenere questo sciagurato Governo – il peggiore dal dopoguerra, espressione di un potere arrogante, corrotto e corruttore, autoritario e mistificatore, populista ed eversivo – ancora per un bel pò.

L’incarico sarà affidato a Mario Monti, un uomo che di berlusconi è «l’antitesi antropologica. Difficile immaginarlo con Mangano in giardino, Gelli e Craxi al piano di sopra, Tarantini dietro la porta, Ruby nel lettone e Lavitola al telefono». Ex Rettore e Presidente della Bocconi, ex Commissario Europeo, in qualità del quale inflisse una multa pesantissima a Microsoft per comportamenti contrari alle normative antitrust, è uomo che ha fatto del rigore [parola caduta in disgrazia durante il berlusconismo] la sua cifra personale e professionale. Come editorialista del Corsera è sempre lui, più recentemente, a criticare aspramente berlusconi all’indomani della sua dichiarazione sull’Euro che non avrebbe convinto nessuno: «A ogni rialzo dei tassi, dovuto alla scarsa fiducia nell’ Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo». Un bel segnale per un nome che rappresenta non solo competenza e serietà [altri termini desueti nell’Italia degli ultimi 20 anni], ma soprattutto la garanzia di un Paese credibile, capace di cambiare registro e politica.

Sic Transit Gloria Mundi

Sic Transit Gloria Mundi

Poco fa la Camera ha approvato il Rendiconto Generale dello Stato con soli 308voti favorevoli. Ben otto voti sotto alla maggioranza assoluta. Otto traditori, come berlusconi li ha definiti in un foglietto dove ha appuntato schematicamente tutti i possibili scenari che lo aspettano dopo la disfatta di oggi. La maggioranza più granitica della Storia della Repubblica Italiana non esiste più. Da alcuni giorni a questa parte si assiste ad una ricollocazione di diversi ex fedelissimi del Cavaliere, i quali – come i famosi topi della nave che affonda – stanno abbandonando il Partito delle Libertà appena prima che si sfaldi. Un triste epilogo, comune ad ogni leader che si sia circondato di uomini di cui ha comprato idee e fedeltà.

Le ultimissime notizie parlano di un Presidente del Consiglio pronto a rimettere il mandato dopo l’approvazione della legge di stabilità economica fissata per il 15 novembre.  Non resterebbe altro da fare quindi che attendere una settimana per assistere alla fine di berlusconi. Ma, dato che ben si conosce l’uomo, il PD ha dichiarato che le dimissioni vanno formalizzate appena possibile. Hai visto mai che il Nostro non ci ripensi e dica d’esser stato frainteso anche questa volta?

Alluvione!

Alluvione!

Sono morte 6 persone. Due bimbe e 4 donne. Tre di quest’ultime erano uscite per recuperare i figli e i fratellini a scuola. A poche ore dall’alluvione che ha messo in ginocchio la mia città, infuria la polemica nei confronti del Sindaco e dei suoi collaboratori, i quali, nonostante l’allerta fosse stata diramata già da diversi giorni, non hanno provveduto a proteggere la città in modo più opportuno. Non si comprende perchè, ad esempio, non si sia disposta la chiusura delle scuole. Il Primo Cittadino Marta Vincenzi ha rigettato ogni accusa, con dichiarazioni quantomeno discutibili: «La scelta di mandare i bambini a scuola è stata provvidenziale, immaginate cosa sarebbero stati 40mila bambini portati in macchina dai nonni, dai parenti o dagli amici in giro per la citta’ durante l’alluvione. Il preallarme è stato dato agli amministratori di condominio già a luglio 2011: sapevano che nelle zone esondabili, tra cui quella del Fereggiano, non ci si doveva muovere in caso di allerta meteo». Facile comprendere come, dopo affermazioni del genere, il Sindaco sia stato duramente contestato.

Gli esperti sottolineano che, a causa del cambiamento climatico in atto, fenomeni meteo così estremi sono ormai sempre più frequenti. Per questo motivo diventano fondamentali una politica di forte contrasto dell’abusivismo edilizio, e – naturalmente – operazioni più ordinarie di pulizia dell’alveo dei fiumi e di manutenzione dei tombini. Dopo due terribili disastri nell’arco di 10 giorni, la rabbia è tanta ed ora diventa necessario capire – come auspica il Presidente Napolitano – quali siano state le cause.

Game Over

Game Over

«Il tempo di Berlusconi è finito. La resistenza del Cavaliere non ha più senso. Rischia di travolgere il suo partito – che dovrebbe spingerlo a lasciare – e soprattutto il Paese. La crisi è economica, ma anche politica legata alla sua persona. Oggi ha davanti a sé una sola strada. Presentarsi al G20 di Cannes con provvedimenti eccezionali, immediati, ma soprattutto credibili. Dimostrare che siamo una nazione capace di onorare i propri impegni, perfettamente solvibile, affidabile. Oppure rendere possibile subito, con un gesto responsabile, un esecutivo di emergenza che concordi con l’opposizione i tempi e i modi per scongiurare il pericolo di un fallimento e l’onta internazionale di vedere il Paese con il cappello in mano».

Ecco un passaggio dell’editoriale di ieri del Direttore del Corsera. Inutile dire che tutta la stampa non in mano alla famiglia berlusconi la pensa allo stesso modo. Il momento è delicatissimo. Il premier ha manifestato tutta la sua incapacità ed impotenza, non riuscendo – come auspicava Ferruccio De Bortoli – a portare al summit dei G20 qualcosa di concreto ed immediatamente esecutivo come un decreto. La seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri di ieri sera ha perdipiù sancito la fine definitiva del rapporto, già compromesso da tempo, fra berlusconi e Tremonti, con quest’ultimo che ha rinfacciato al Cavaliere d’essere il vero problema per l’Europa e i mercati. In questo scenario da fine impero, si sta anche aprendo una nuova fronda all’interno del PdL, con un gruppo di parlamentari che si schiera apertamente contro il Presidente del Consiglio. Pare che la resa dei conti finale sarà l’8 novembre, quando alla Camera bisognerà votare nuovamente il Rendiconto generale dello Stato.

Una risata ci seppellirà

Una risata ci seppellirà

Sarà capitato a tanti, durante un viaggio in Europa, di essere guardati con un misto di incredulità, scherno, commiserazione e preoccupazione, da chi, vivendo in un Paese “normale”, non riesce a comprendere come sia possibile che gli Italiani abbiano scelto di essere guidati da un personaggio come berlusconi. Quando questa situazione travalica la logica ipocrisia delle istituzioni internazionali, allora significa che la misura è davvero colma. Al vertice UE di sabato scorso, alla domanda di un giornalista sull’affidabilità di berlusconi, Sarkozy e la Merkel hanno abbandonato per un attimo ogni etichetta diplomatica e si sono lasciati andare ad un’occhiata complice e ad un sorrisetto ironico.

E’ sicuramente la prima volta nella Storia che la credibilità del nostro paese tocca questo minimo storico. Quanto accaduto a Bruxelles dà la misura esatta della considerazione di cui il Cavaliere gode oltre i confini nazionali, mentre invece qui può affidarsi ancora ai media di sua proprietà per manipolare la realtà dei fatti, e allo stuolo di politici comprati per restare aggrappato ad un potere che sta sempre più sfuggendogli di mano. Hanno un bel daffare i maggiorenti del Governo a rispondere piccati al Presidente francese e alla Cancelliera tedesca, così come hanno di che indignarsi i molti connazionali che dal 1994 hanno dato fiducia a questo imbonitore da strapazzo. Hanno semplicemente ciò che si meritano per aver portato l’Italia ad essere lo zimbello del mondo occidentale.

Il premier ha le orge contate

Il premier ha le orge contate

E’ ormai una politica che sta in piedi solo grazie ai numeri, risicati e perlopiù ottenuti attraverso una triste azione di compravendita. Una politica da bottegai che però consente a berlusconi di restare in sella quel tanto che basta per sfuggire ancora alla giustizia. Unico motivo, questo, che 17 anni fa lo ha spinto a fondare Forza Italia. Il Governo in realtà è politicamente morto dal momento in cui Fini ha deciso di abbandonare il PdL e lo è ancor di più da martedi scorso, quando cioè il Parlamento ha bocciato il primo articolo del Rendiconto Generale. Una stroncatura importantissima che in sostanza riguarda il modo in cui l’Esecutivo ha gestito la finanza pubblica nello scorso esercizio. Esistono solo due precedenti della stessa gravità. Entrambi hanno portato il Presidente del Consiglio in carica a rassegnare le dimissioni. Però berlusconi, che – come scrive il Financial Times di ieri – ha condotto l’Italia ad uno stallo politico che ha di fatto impedito quelle riforme strutturali e quelle azioni correttive che avrebbero aiutato il Paese in un momento di grave crisi economica, si guarda bene dal dimettersi.

Tuttavia è evidente che non sarà certo la fiducia di oggi a risollevare le sorti del Governo, nè tantomeno a sciogliere le preoccupazioni di Napolitano, il quale ha chiesto di assicurare che «la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei». Il premier ha ormai le «orge contate» [per citare Benigni] e appare sempre più verosimile l’ipotesi di elezioni anticipate nella prossima primavera. L’opposizione ha 6 mesi per arrivarci frammentata, litigiosa e senza un leader riconosciuto. Come ha sempre fatto.

Forza gnocca

Forza gnocca

Le prime due agenzie di rating al mondo declassano l’Italia, non potendo far altro che registrare il grave periodo di incertezza economica e politica che sta vivendo il Paese. Una crisi che, a lungo negata da questo Governo, ora è esplosa in tutta la sua evidenza. E mentre sono sempre più le famiglie che stentano ad arrivare a fine mese, berlusconi in Parlamento trova  il tempo per l’ennesima battuta volgare e sessista. A chi gli chiede notizie sul suo nuovo partito, risponde che farebbe bene a chiamarsi «Forza gnocca». I lavori in Aula si fermano perchè si forma un capannello  attorno al premier in vena di “spiritosaggini”. Una deputata del PD si lamenta ed in risposta alle sue proteste dai banchi della Lega le rivolgono un «Fatti scopare che è meglio».

Inutile dire che la notizia fa il giro del mondo in pochi minuti. Sintomatica dello sfascio di questo Governo, che oltre che politico è anche culturale. Nell’episodio c’è infatti tutta l’arroganza e l’ignoranza del bulletto di quartiere, che poi è il vero DNA di PDL e Lega. Riferendosi a berlusconi, Frattini si lascia scappare: «Credo che molti di noi dovrebbero cercare anche di aiutarlo a comprendere qual è il momento per poter fare una battuta e quale non sia invece il momento per farle». Ammettendo implicitamente di avere a che fare con un demente [senile?]. Ieri comunque si registra anche [e i due accadimenti non sono così slegati] la prima  fronda all’interno del Partito del Premier. Pisanu e Scajola escono allo scoperto ed affermano che «Questo governo non è in grado di reggere il peso enorme della crisi». Il primo passo verso la fine dell’impero.