E’ il Cinema che è diventato piccolo

Quo Vado” si avvia a diventare il maggior incasso nella storia del cinema italiano. Come se non bastasse, ai primi 5 posti dell’elenco dei film che hanno guadagnato di più si trovano altri due lavori di Checco Zalone. Ci troviamo di fronte al nuovo Alberto Sordi? Mah… poco probabile. Più verosimilmente non è il comico pugliese ad essere grande… è il nostro Cinema che è diventato piccolo.

Zalone realizza film leggeri e divertenti, calati in un contesto sociale riconoscibile, in cui tutti, chi più chi meno, si possono ritrovare. Conosce bene il nostro Paese ed è abile a mettere alla berlina malcostumi, vizi e debolezze di molti connazionali, senza per questo avere pretese di denunce sociali o di voler far riflettere ad ogni costo, senza cioè dare lezioncine, puntare il dito o salire in cattedra, ma ponendosi unicamente l’obiettivo di divertire. In altri periodi storici questo Cinema avrebbe rappresentato il minimo sindacale, oggi invece – inserito in un panorama asfittico e desolante – non può che svettare. L’ultima generazione di comici degni di questo nome (tutti molto popolari, alcuni grandi altri meno) risale ormai alla fine degli Anni 70 ed oggi è praticamente finita. Troisi ci ha lasciato troppo presto. Nuti sta male da tempo. Benigni non fa più film (comparsata con Woody Allen a parte) da oltre 10 anni. Moretti nell’ultima parte della sua carriera si è allontanato dalla dimensione comica degli inizi. Resta Verdone, dal quale però, per mere questioni anagrafiche, non ci si possono attendere particolari novità. Se la vera alternativa a Zalone si riduce quindi ai Soliti Idioti, a Lillo e Greg, all’ennesimo cinepanettone scandito da scorregge e turpiloqui, a Pieraccioni che ripete lo stesso film da 25 anni, alla solita commediola sentimentale di rara inconsistenza alla Federico Moccia, allora diventa più chiaro come il buon Checco – sorretto perdipiù da uno sforzo produttivo e distributivo straordinario – riesca nell’impresa di sembrare un gigante. Ecco perchè il tweet del Ministro della Cultura che, ringraziando il comico, sostiene che il suo successo fa bene a tutto il Cinema italiano è – nella migliore delle ipotesi – alquanto ingenuo. Un’ industria cinematografica tutt’altro che florida ha bisogno di ben più del successo di uno per potersi riappropriare di una vitalità che – specie sul piano culturale – manca da troppo tempo.

Questo post è catalogato in cinema, cultura, franceschini, politica, societa, zalone. Vai al permalink.

59 Commenti

  1. emmeggi commenta:

    Vabbè, il ministro della cultura deve un po’ arruffianare. Ma di certo il cinema che ti fa sognare, pensare, cambiare e anche divertire è tutt’altra cosa

    http://mulosetaccioepiccone.blogspot.it/2016/01/classifica-film-2015.html

    grazie per essere venuto da me a commentare; a te cosa è piaciuto dell’ultimo anno?

    dimenticavo di dirti di là, che Orange is the new black pure te la consiglio, è una serie “relazionale”, efficace, divertente, istruttiva, emozionante e moooolto femminile!

  2. RearWindow commenta:

    @emmeggì
    Purtroppo con la bimba piccola (i nonni sono distanti e la baby sitter non è sempre disponibile) riesco ad andare al Cinema meno di un tempo. Quindi seleziono parecchio (dando tendenzialmente la precedenza a quei film che “guadagnano” da una visione su un grande schermo) ed il resto lo recupero dopo. Direi comunque Interstellar su tutti, poi mi è piaciuto Anime Nere, Edge of Tomorrow (che potrebbe sembrare il solito film fracassone e stupido ed invece sorprende, almeno me) e naturalmente l’ultimo episodio della saga dello Hobbit… Moretti e Sorrentino invece mi hanno un pò deluso…
    Quanto ad Orange, ne ho sempre sentito parlar bene e, visto che anche tu ne confermi la qualità, l’ho metto in lista fra le serie che ho in programma

  3. emmeggi commenta:

    Di Anime nere (che penso sia del 2014) hanno parlato molto bene anche a me, me lo segno. Probabilmente è accostabile a Non essere cattivo, anche se quest’ultimo credo abbia uno stile visivo e narrativo più personale e potenzialmente intrigante.
    Edge of Tomorrow effettivamente sembra una tamarrata, ma proverò ad approfondire

  4. Sed commenta:

    Dunque vediamo un po’ : Zalone è prodotto da Valsecchi che ha prodotto anche Luchetti – sul papa, ok, ma è un film dignitoso assai soprattutto in epoca di santini a go-go – e una filiera di fiction televisive di una certa qualità.
    Cosa vogliamo dire allora quando diciamo che i cospicui incassi fanno bene al cinema italiano?
    Che per fare il cinema,pure quello da due camere e cucina, ci vogliono i quattrini.Tanti. Se funzionano gli incassi si può continuare a lavorare anche puntando su prodotti differenti, altrimenti siamo tutti destinati a morire telespettatori.
    Domandatelo al povero Mastandrea che per finire Non essere cattivo (buono.. ma niente di che ) momenti s’ammala.
    Ora è giunto per noi tutti il momento di sapere che i produttori non hanno più voglia di assumersi rischi,i tempi sono cambiati e nessun Goffredo Lombardo può aspettare l’anno 2000 per rientrare dei soldi del Gattopardo (anno 1963) monumentale capolavoro che peraltro l’aveva già mandato a gambe all’aria una volta.
    Eppoi parliamoci chiaro : la commedia sofisticata non è nelle nostre corde,non la sappiamo fare…ben che ci vada abbiamo uno Scola,un Sordi,un Monicelli che decisamente hanno fatto altro ramazzando incassi all’epoca in cui c’era l’abitudine di andare al cinema.
    Il plauso del pubblico consente il prosieguo di quest’industria.
    Non mi piace inoltre la piega che prendono i dibbbattiti al cospetto del successo di un film non blasonato. Qui si tenta di costruire movimenti che incitano il pubblico a uscire dalla sala prima che il film sia finito.
    Ma cosa siamo diventati?
    Non so a quanti milioni di spettatori sia arrivato Quo vado ma conoscendo un po’ l’andazzo, ogni volta che vado a vedere le cifre devo darmi un pizzicotto – sogno o son desta – tutta quella gente è uscita di casa,ha comperato il biglietto e s’è seduta in una sala? Miracle!
    Incassare tanti soldi non è un valore di per sé ma questi numeri impongono una riflessione tanto più che non stiamo parlando di un prodotto raffazzonato,mal girato e sceneggiato peggio ma di una commedia leggera con battute divertenti a cura di un comico che tutto è fuori che stupido e che fortunatamente ha infine fondato una sua casa di produzione. Evviva lui.
    ( Una nota su Verdone : Scola il meglio l’ha dato intorno all’età di Carlo)

  5. RearWindow commenta:

    @Emmeggì
    Edge of Tomorrow non è sicuramente una tamarrata. Ma a proposito di tamarrate: io non ho ancora visto Mad Max: Fury Road che tu citi fra i tuoi film preferiti dell’anno e che fa parte dei candidati all’Oscar, proprio perchè pensavo lo fosse. Sto sbagliando?

    @Sed
    Chiarendo che a me il film è piaciuto (se nel post non l’ho detto espressamente), mi viene però da notare che Zalone ha già fatto almeno due incassi stratosferici prima di Quo Vado (e che, come ho detto, sono ai primi 5 posti dei maggiori incassi) eppure non mi pare che lo stato del Cinema Italiano ne abbia tratto giovamento. Evidentemente il problema è ben diverso ed è prettamente culturale da una parte ed industriale dall’altra. Ieri sera mi è capitato di vedere una trasmissione di Red Ronnie su Bowie, dove ad un certo punto il conduttore afferma una cosa del genere: “Il mondo di oggi non avrebbe permesso a David Bowie di esistere. Mogol mi ha detto che neanche Battisti sarebbe potuto uscire, perchè questo è un mondo che premia il conformismo, l’omologazione, l’imitazione, la moda”. Ecco, direi che la questione è in qualche modo legata a questa dichiarazione. Ed è un problema che non riguarda solo l’Italia o solo il mondo della Musica o del Cinema. Purtroppo.
    Su Verdone: mi riferivo più all’attore che al regista. E’ difficile per un comico trovare strade inedite a 65 anni…

    • Sed commenta:

      Lasciamo stare la teoria. Nessuno può dire cosa ne sarebbe oggi dei vari Battisti e Bowie : è una simulazione che non ha senso. Questo guardare indietro ad epoche che si definiscono felici solo perché trascorse è tipico di mentalità anziane che tendono a mitizzare il passato per fatti più biologici che culturali .
      Quando il cinema italiano produceva 300 film l’anno, solo una piccola percentuale era accettabile.Anche lì l’orientamento era fare del cinema commerciale,seguire i gusti del pubblico e bistrattare il cinema di qualità.Però siccome la televisione non c’era o c’era meno di quanto ci sia oggi, la gente al cinema ci andava.
      La differenza semmai stava nel fatto che era motivo di orgoglio per produttori fare cento film di cassetta per poi investire i guadagni in un progetto degno di questo nome. De Sica e Sordi non hanno realizzato solo capolavori e così Monicelli,Risi etc.
      Valsecchi in tal senso è un esempio diverso da De Laurentis figlio.
      Ciò detto, gl’incassi incoraggiano produttori, distributori e proprietari di sala oggi divenuti troppo pavidi, ma non contengono di per sé la bacchetta magica.Per fare del buon cinema ci vogliono anche buone idee, storie interessanti e sceneggiature in grado di travalicare i confini nazionali.E quelle mancano. Garrone,Sorrentino, Virzì, Moretti se li comprano a scatola chiusa (manco li vedono),il resto ….eh il resto è affidato al caso.D’altronde un Caligaro che fa tre film sull’evoluzione del sottoproletariato da Pasolini in poi, come glielo spieghi ad un americano che ancora deve introiettare Pasolini? Alla fine ti fanno male i polmoni.

  6. Emmeggì commenta:

    Tralascio i commenti sul multimilionario Zalone, non l’ho visto nè lo vedrò perchè non mi interessa, noto invece che negli ultimi anni il cinema italiano ha saputo offrire non pochi interessantissimi spunti. Tralasciando l’underground e la sperimentazione, in cui comunque ci sono valide promesse almeno per quel poco che riesco a filtrare io, quest’anno ho un sacco di film italiani nella mia classifica, tutti usciti in sala; autori come Marcello, Frammartino, Gaudino, Ciprì e Maresco sono ormai affermati nel saper produrre veri gioielli di cinema. Diverso il discorso distributivo, ma noto che in molte città si sono mosse nuove realtà capaci di fare belle proposte anche per questo cinema.

    • Sed commenta:

      Emmegì ma vedilo ‘sto Zalone no? Nemmeno un po’ di curiosità?Questo è male per un cinematografaro.
      Eppoi c’è un talento nel piacere a tutti. Scoprirlo,al di là delle pulsioni semplici che questi film di successo sollecitano,significa avere una chiave di lettura in più della realtà che ci circonda.
      Niente televisione,niente Zalone ti manca qualche tassello per capire a che punto siamo in questo paese. E’ forse quello che non t’interessa?

      • Emmeggì commenta:

        Probabilmente!
        Vidi un suo film in passayo, così come occasionamente guardo film del genere, ma onestamente non mi divertono, quindi passo!

  7. RearWindow commenta:

    @Sed ed @Emmeggì
    Mi pare di poter dire di non essere mai stato più in disaccordo con Sed come in questa occasione. Non ho poi ben capito se ha elegantemente dato del vecchio coglione a me o a Red Ronnie, ma visto che fra me e lui vi sono più di 10 anni confido di essere stato (almeno per questa volta) esentato. Per quello che mi riguarda non credo di essere diventato una sorta di Norma Desmond dei poveri, e a dirla tutta non riesco neppure a capire cosa ci sia di tanto incomprensibile nel sostenere che viviamo un periodo culturalmente meno vitale di altri che lo hanno preceduto. A me pare invece che sia un dato incontestabile. Mi limito (per adesso) al Cinema Italiano.

    E’ certamente vero quello che sostiene Emmeggì. C’è in Italia chi si adopera a fare del cinema di qualità. Ma io sto parlando di mainstream, non di pellicole che uno si deve andare a cercare in qualche piccola sala d’essay, dove assiste alla proiezione in compagnia di intellettuali perlopiù sinistrorsi che si radunano quasi di nascosto, come tanti carbonari. Io parlo di Cinema che arriva alla gente, più o meno popolare e certamente non di nicchia, come quello indicato dal nostro amico.E’ questo il Cinema che messo insieme dà il senso non solo dello stato di salute di un’industria, ma anche – e soprattutto – del livello del pubblico che lo va a vedere. In questo senso dovrebbe essere evidente a tutti che le cose migliori il nostro Cinema le ha fatte in passato. Ecco un elenco del tutto personale di una trentina di film girati fra la fine degli Anni 40 e la fine dei 70 nel nostro Paese (copiaincollato da un commento che feci un paio di mese fa da qualche parte in Rete). Davvero qualcuno pensa che la qualità media di questi lavori e la grande quantità di autori ed attori di estremo talento che vi hanno lavorato sia paragonabile a quanto realizzato negli anni più recenti???

    Roma città aperta (Roberto Rossellini)
    Ladri di biciclette (Vittorio De Sica)
    Guardie e ladri (Mario Monicelli e Steno)
    Miracolo a Milano (Vittorio De Sica)
    I vitelloni (Federico Fellini)
    I soliti ignoti (Mario Monicelli)
    Arrangiatevi! (Mauro Bolognini)
    La grande guerra (Mario Monicelli)
    I magliari (Francesco Rosi )
    Tutti a casa (Luigi Comencini)
    La dolce vita (Federico Fellini)
    Rocco e i suoi fratelli (Luchino Visconti)
    Una vita difficile (Dino Risi)
    Divorzio all’italiana (Pietro Germi)
    Il sorpasso (Dino Risi)
    Mafioso (Alberto Lattuada)
    Le mani sulla città (Francesco Rosi)
    Il Gattopardo (Luchino Visconti)
    Il buono, il brutto e il cattivo (Sergio Leone)
    Signore & signori (Pietro Germi)
    Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri)
    Il caso Mattei (Francesco Rosi)
    Amarcord (Federico Fellini)
    C’eravamo tanto amati (Ettore Scola)
    Pane e cioccolata (Franco Brusati)
    Novecento (Bernardo Bertolucci)
    Una giornata particolare (Ettore Scola)
    Un borghese piccolo piccolo (Mario Monicelli)

    • Sed commenta:

      Beh…tu non vai in giro vestito ancora come Sgt Pepper’s Lonely (Hearts Club Band) pur essendo in età pensionabile, quindi il vecchio coglione non è rivolto a te (che non mi permetterei mai) ben sapendo che la tua inclinazione a celebrare il passato ( anche in politica) non è coglionaggine ma qualcosa d’altro.
      E tutto sommato manco a Red Ronnie poveretto. Solo che anche mio nonno diceva che a i suoi tempi con Pabst,Dreyer Lubitsch Blasetti e Soldati il cinema era più grande e il sistema culturale più attivo.
      E vagli a dare torto.
      E tuttavia mi fa piacere che ti sia sentito punzecchiato,vuol dire che non ti fa piacere essere scambiato con mio nonno.In realtà quel che voglio dire io è che confronti assoluti di periodi storici non convengono mai e che pur essendo naturale rimpiangere epoche che sembrano migliori in assoluto solo perché si era più assertivi e attivi dal punto di vista neuronale,non è giusto nei confronti di un presente che magari fra qualche decennio sarà celebrato come rivoluzionario. Molti dei film che citi nell’elenco sono stati stroncati dalla critica e dal pubblico che,bada bene, non ha sgomitato per vedere Ladri di biciclette ( in America sì) magari semplicemente perché trovava che Assia Norris e i telefoni bianchi fossero migliori.
      Oggi, da persone mature, dovremmo assumerci l’onere di guardare al presente senza preconcetti, recuperando in pieno lo sguardo dello spettatore che vive il suo tempo.Oggi un film come Novecento non avrebbe lo stesso impatto di allora.Qualcosa vuol dire.
      M’incanto a guardare Rocco o il Lubitsch del Ventaglio di Lady Windermere,mi alzo in piedi e mi avvicino allo schermo per scrutare meglio -.a proposito di spettatori rincoglioniti – fermo l’inquadratura,guardo indietro e riparto cento volte e se è vero che film così non se ne fanno più è altrettanto vero che se ne fanno altri : tra Roma città aperta e Un borghese piccolo piccolo del tuo elenco, c’è di mezzo il mare delle differenze e del clima politico-culturale.Se ripensi alla diatriba pubblica Monicelli – Moretti troverai che quel dibattito non è dissimile da quelli che stiamo facendo.

      • Sed commenta:

        Ah..curiosità a proposito dei tempi che cambiano e chi l’avrebbe mai detto e dove andremo a finire :
        Mad Max – che voialtri palati fini definite tamarrata – è nelle parti alte delle top ten di fine anno di

        Indiwire

        Premiére

        Cahiers

        Inrockuptibles

        Film Comment

        Sight & Sounds

        Insomma un bel raggruppamento di cinefili puri e duri che peraltro s’intendono della materia. Vai a capì.

        • Emmeggì commenta:

          Per me uno dei più grandi film degli ultimi anni è Spring Breakers, che molti considerano poco più di un gangsta&sex movie. E Mad Max lo vedi in classifica anche da me. Sento invece fastidio per una presunta sopravvalutazione del film di Caligari, che è un ottimo film, e secondo me lo sai pure tu. Non è che a te rompe che abbia avuto una così ampia esposizione, quasi mitologica?

          • Sed commenta:

            No,capisco il dispiacere di tutti per la fine prematura di uno che per fare i suoi film ha patito parecchio, io preferivo l’Odore della notte ma tutti e tre i film hanno il difetto di essere un po’ troppo romani Anzi di Ostia Lido che poi non capisco perché dato che a Roma per il filone tossico delinquenziale anni novanta abbiamo ampia scelta toponomastica.
            Poi basta con Pasolini, lasciamolo riposare in pace che non solo è morto lui ma tutto il suo mondo si è evoluto in maniera tale da non riconoscersi più.
            Del resto la ruota gira : Rocco ( ovvero la beatificazione di Ciro attraverso l’Alfa Romeo intesa come fabbrica) Mamma Roma (ovvero Ettore che muore da povero cristo) Non essere cattivo con Vittorio e Cesare privi di qualunque beatificazione o santificazione. Solo morte.
            Finiamola qui : il ciclo si è mi pare abbastanza esaurito.

            • Emmeggì commenta:

              NOTA DI CRONACA
              Nei giorni in cui ti sollazzavi negli USA, un nordico pseudocontadinosenzativvù trovò ospitalità, anzichè in Trastevere, proprio in Ostia Lido, a casa di un vecchio amico ex Spinaceto che mi ha narrato e mostrato gioie e dolori della (a suo parere, ma mi trovavo d’accordo) rinnovata cittadina (che poi è un quartiere di Roma…incredibile, con 1 euro e 50 col trenino da Piramide ogni 20 minuti!!).

              • Sed commenta:

                E che trenino…funziona così bene che lo volevamo dare in gestione ai giapponesi.In pratica: una delle croci di questa città.
                Ostia è stata oggetto di cospicui investimenti ed è molto cambiata. Sappiamo bene però anche di infiltrazioni esiziali.Ancora senza televisione? E il piccoletto quando va a scuola non si sente un pesce fuor d’acqua quando gli amici celebrano le gesta di Masha e Orso?

                • Emmeggì commenta:

                  Masha e Orso arrivano sul computer di casa, e quando va dai nonni, essi provvedono a iniettargli abbondante dosi di tv in modo che esso possa poi portare le sue richieste a casa e condividere a scuola. A casa però si cerca di educare alla visione un pochino; Masha va bene, quella drogata di Dora, ad esempio, no (o a piccole dosi, come con l’hashish insomma).

                  • Sed commenta:

                    Ah ecco la discriminante tra le visioni – computer e televisione – passa per la censura.E questo perché tu credi ancora nell’educazione.
                    Anni fa in una diatriba con alcuni minori in cui tentavo di piazzare 2001 Odissea nello Spazio mi sono ritrovata ad essere – io tuttora – fan affezionata di Star Wars.Per dire.

    • Emmeggì commenta:

      Anche secondo me è un po’ vacillante questa tua considerazione, Rear. I film degli autori citati da me non sono poi così di nicchia, tutto è relativo. Piuttosto è vero che i film che un tempo furono visti da pochi poi sono stati rivalutati e (più o meno) visti da molti.
      E vale anche il discorso di Sed sotto su Garrone, sorrentino e compagnia cantante.

  8. RearWindow commenta:

    @Sed
    Tranquilla! Scherzavo sul vecchio coglione… e Red Ronnie per carità non è esente da critiche, però ricordo suoi programmi dove si cercava di fare “didattica” musicale. Lui si metteva lì e spiegava chi era stato Presley, i Beatles, gli Stones, i Pink Floyd e compagnia. Oggi guarda come è trattata la musica in TV. Talent e poi ancora talent e poi di nuovo talent e basta. Ecco, vedi, ci sono ricascato… capisco il tuo ragionamento, però io credo di essere sufficientemente lucido e capace di analisi oggettive per capire quando si stava meglio e quando peggio, e rispetto a che cosa. Per dire: oggi la tecnologia è arrivata a livelli straordinari. C’è la rete, gli smartphone. Hai a disposizione tutto il genere di informazioni che vuoi facendo un semplice click. Puoi comperare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Puoi metterti in contatto con un sacco di persone che altrimenti non avresti mai conosciuto e con loro scambiare opinioni e pareri. Guarda noi per esempio! Puoi inviare col telefonino un video del tuo bimbo che augura buon compleanno al nonno che vive all’altro capo del mondo, in tempo reale. Non è fantastico? Beh… tutte queste cose 40 anni fa non c’erano ed io certo ritengo che oggi siano una risorsa meravigliosa. Quindi non credo che il ragionamento “del quando ero giovane io si stava meglio” si possa applicare su di me…
    …quanto poi a Mad Max, devo dire che a questo punto varrebbe la pena recuperarlo per poterlo valutare con calma, al di là della sensazione iniziale di tamarrata che, visto il consenso così diffuso presso “che se ne capisce”, forse non è così appropriata, forse…

    • Sed commenta:

      In televisione – quella generalista intendo – mancano sia la musica che il cinema,nel senso che non ci sono programmi dedicati ma soprattutto che scarseggiano visioni significative.Per quanto riguarda il tempo che fu, segnalo una battuta del film di Scola La Terrazza in cui la saggia ( e cornuta) moglie di un senatore del PCI (Gassman), in risposta ai nostalgici (della lotta politica) ribatteva ” Beh mica possiamo richiamare i tedeschi e fare una nuova guerra per far divertire voi ”
      Mad Max mi aveva interessato parecchio all’epoca ma francamente tutto questo unanime tripudio di teste d’uovo ha stupito anche me.
      Per il resto suggerisco sempre di guardare con maggiore attenzione Sorrentino, Garrone, Moretti,Archibugi, Costanzo Comencini (sorella minore) e Calopresti : cito i più noti (amati da me) e reperibili che però sembrano essere perseguitati dal problema che pongono sempre le grosse aspettative . Ergo gran delusione che non li rende troppo profeti in patria.(mio nonno era ironico, simpatico, colto, iracondo e niente affatto conservatore : ed è incredibile quanto,a distanza di anni, non abbia mai smesso di mancarci)

  9. RearWindow commenta:

    @emmeggì
    Beh emmeggì… permettimi di non essere d’accordo. Gli autori che citi sono sicuramente popolari, ma all’interno di un settore di pubblico alquanto ristretto. Sarebbe curioso verificare quanti spettatori hanno fatto… non so se Sed ha questi dati. Fatto sta che io ho portato un’elenco di film e di autori che – chi più chi meno, chi subito chi dopo (ve lo concedo) – ha avuto sia una considerevole risposta di pubblico, sia il plauso della critica. Si pensi, per fare un esempio, a Leone, capace da solo di reinventare e rivitalizzare un genere neppure italiano allora in declino, e proporsi come punto di riferimento per le nuove generazione di registi americani. Erano certo altri tempi, c’erano altre abitudini, altri costumi, e tutto quello che volete, ma Nunziante non è e non sarà mai Monicelli. Poi, può anche succedere di tutto… Totò è stato rivalutato dopo la sua morte da molta critica saccente… chissà, può darsi che succederà anche a Zalone… staremo a vedere…

    @sed
    Io ricordo un quiz divertente sul Cinema con la Dandini che andava su RAI3 e poi, ancora prima, uno condotto da un giovane Paolo Limiti. Cose leggere che comunque offrivano l’occasione per parlare di Cinema e segnalare a chi non li conoscesse film, attori ed autori del passato. Senza parlare naturalmente del mio grande concittadino Claudio G.Fava senza il quale non avrei imparato tante cose. Ma ce lo vediamo oggi uno che su RAI1 dopo la messa in onda del film, si mette lì e ti spiega le scene o ti racconta i temi cari ad un regsita ecc… oggi lo fa Vieri Razzini, ma sei tu che ti compri il DVD e decidi di guardarti i contributi speciali. E vogliamo non citare i cicli monografici fatti sempre da Fava negli Anni 70? Tra i registi che hai citato io aggiungerei Virzì che a me piace molto.

    • Sed commenta:

      Ti consiglio Hollywood party alla radio ( terzo programma). Alberto Crespi – da sempre critico dell’Unità – è uno di quelli che ci capisce.Ed è particolarmente istruttivo starlo a sentire. Virzì non è un ‘omissione,fa parte di quella schiera rara di autori, eredi diretti della ditta Age e Scarpelli,ha il dono della scrittura e di conseguenza non ha bisogno di raccomandazioni : l’attenzione te la ruba comunque.( in molti suoi DVD, la sua ansia divulgatrice si trasforma in spiegoni del film passo passo…in Tutta la vita davanti per esempio, ed è un film del film imperdibile)
      E poi ha il pallino dell’antiretorica, dote secondo me preziosa quando si affrontano tematiche sociali. Ricordi Ferie d’agosto? Dimmi tu se non aveva capito tutto. A marzo esce il suo nuovo film. Ma le 1.500 copie di Zalone chi te le dà? Ben che vada per autori di successo sono 600 – 700 e pure questo conta.

  10. RearWindow commenta:

    @Sed
    Grazie per la dritta… non conosco la trasmissione, ma me la vado a cercare. Io ogni tanto sento “La Rosa Purpurea” su Radio24… ci ho vinto pure qualche DVD come premio al quiz settimanale che fanno… ;-)
    Ferie d’Agosto è un film che amo moltissimo e per questo fa fieramente parte della mia DVDteca…

    Nota a margine: qualcuno faccia finire presto questo gennaio, perchè io l’ecatombe dei miei eroi personali non riesco a superarla…

    • Sed commenta:

      Non ne parliamo. Solo che qui non si tratta di gennaio o aprile…è il nostro Pantheon che stenta a rinnovarsi. Ergo siamo destinati al lutto.
      Ieri un amico ha commentato ma aveva solo 84 anni
      Manco fossero tutti Manoel De Oliveira.

  11. RearWindow commenta:

    @Sed
    Non potrei essere più d’accordo…
    …84 anni… con questi chiari di luna non ci resta altro che metterci la firma!!! :-)))

  12. elisa commenta:

    Io non desidero essere severa su questo argomento… mi presento sono Elisa e sono capitata ora nel tuo blog, buongiorno.
    Io vedo tante persone stanche di questo Paese che per ridere un po’ dovevano aspettare un film di Checco Zalone. Disperazione del mal di vivere la chiamerei. E’ non pensare per due ore a tutto quello che mandi giù tutti i giorni. Forse il lavoro, forse il tuo stesso partito e la tua morale, o la famiglia, o gli amici o chissà cosa … ma di fatto a parte poche eccezioni nessuno è veramente felice.
    E’ per questo che si ride tanto quando si è tristi e anche rassegnati forse che non può cambiare niente. La speranza forse è già morta e quindi… va bene così.
    Vivere in questo Paese a parte poche eccezioni (che sono quelle che non sono andate al cinema – facciamo i conti) è pesante.

  13. RearWindow commenta:

    @Elisa
    Benvenuta Elisa dalle mie parti. Certamente c’è del vero in quello che sostieni: la funzione dei comici, e dei film comici in particolare, è quella di intrattenere gli spettatori in modo divertente e spensierato, cercando di alleviare anche se per poco il peso di problemi e stanchezze. E non è un compito di poco conto. Probabilmente è anche vero che in periodi difficili come questo si ricorre ad un intrattenimento leggero con maggiore facilità… è più o meno sempre stato così. Ritengo anche però che questa non possa essere la sola lettura del “fenomeno” Zalone… credo infatti che il motivo del suo successo (peraltro ridimensionato da considerazioni di questo tipo) sia un pò più complesso

    • elisa commenta:

      assolutamente si e posso osare di aggiungere una cosa? … a me piace. Mi diverte e sono certa di passare due ore in cui rido di cuore. Poi quando ho voglia di cose serie ed impegnate lo faccio e lo cerco …

    • Emmeggì commenta:

      Bella l’equazione non vedo ZallyZalone = vivo leggero in questo paese

    • Sed commenta:

      I paragoni col passato sono decisamente impropri. E francamente in termini di qualità è preferibile Zalone alla la Maya desnuda o la Donna più bella del mondo e non è soltanto questione di gusti : alle relative epoche si faceva di meglio e di più anche nel settore intrattenimento . Guerra e pace by Hollywood nun se po’ guardà. nonostante il cospicuo impiego di cast e dollari.
      Il punto è che Zalone è un fenomeno del suo tempo ma soprattutto del mercato cinematografico del suo tempo. Che poi sarebbe quello della televisione (insisto) e dei trecentomila modi di procurarsi una visione in tutti i luoghi possibili con tutti i mezzi e a prezzi stracciati.Quando non gratis.
      L’articolo parla di ridimensionamento delle copie…da 1.500 a 500 ..un numero quest’ultimo che prodotti popolari si sognano.
      Il merito di Zalone,questa volta almeno,è di avere più di un livello di lettura.E allora piace a chi cerca la risata e l’evasione ma offre, divertendo, se non la riflessione vera e propria almeno la proposizione di un tema chiave : il posto fisso.Si fa presto a dire che oramai è una chimera andare in pensione con lo stesso impiego con cui si è cominciato a lavorare.Poi però il tema riaffiora quando invece che alla sicurezza degli occupati si punta alla sicurezza del posto.In termini politici se almeno la metà degli spettatori avesse toccato con mano il ridicolo di certe aspirazioni,saremmo già a buon punto.

  14. RearWindow commenta:

    @elisa
    Come ho scritto nel post, i suoi film piacciono anche a me… specie se si rapportano alle alternative (terribili) che si hanno a disposizione…

    @Emmeggì
    Vedi caro Emmeggì… abbiamo la prova provata che sei una persona priva di problemi!!! :-)))

  15. RearWindow commenta:

    @sed
    Concordo su tutto. Come ho detto anche sul blog di Emmeggì, le classifiche sono un gioco. Non ha un valore assoluto quella dei maggiori incassi, ma neppure quella del maggior numero di spettatori, perchè si sta parlando di epoche storiche diversissime. Tuttavia si può fare un ragionamento (che esula strettamente dal fenomeno Zalone) sulla qualità media del prodotto cinematografico nel corso del tempo. Ragionamento che abbiamo in parte affrontato nei commenti e che forse non ci trova tutti d’accordo, ma che nonostante questo qualche elemento di oggettività in più ce l’ha…

    • Sed commenta:

      … ma soprattutto non si vede la necessità di dover ridimensionare Zalone.Manco incassi, presenze e numero di copie fossero gonfiati.
      Poi ci si domanda perché i giornali non li compera più nessuno.
      (Vedere Tornatore Verdone e Virzì..su! Da bravi…)

  16. RearWindow commenta:

    @Sed
    Beh… se per ridimensionare si intende semplicemente ricordare che con l’aumento del costo dei biglietti una classifica dei maggiori incassi premia i titoli più recenti e che perciò maggior incasso non significa necessariamente maggior numero di spettatori, ci sta… a mio avviso.

  17. Sed commenta:

    In realtà il dato degli incassi di film così vecchi non è la cosa più semplice da trovare,infatti tutti parlano di record d’incassi ma poi si riferiscono al numero degli spettatori.
    Il punto è che fare informazione importerebbe chiarezza di dati e metodi di confronto con un minimo di dignità aritmetica.
    L’altra verità è che chiunque abbia successo deve essere ,in un modo o nell’altro, crocifisso.Fortuna vuole che anche le crocifissioni tirano acqua al mulino di certi prodotti, ergo : più se ne parla più la macchina gira. Per finire, se si volesse davvero porre in evidenza l’aumento del prezzo del biglietto basterebbe un bel titolo a caratteri di scatola con articolo grondante sdegno e disapprovazione a seguire. Sempre a proposito di corretta informazione.

  18. RearWindow commenta:

    @Sed
    Direi che a questo giro Zalone è stato meno crocifisso del solito. Anche perchè “Quo Vado” è il suo miglior film, che contiene – come giustamente hai scritto tu – se non una riflessione vera e propria, almeno la proposizione di un tema chiave di cui si è molto dibattuto in questi ultimi tempi. Quindi anche una parte di quella critica un pò snob ed intellettualoide che in passato aveva scritto parole di fuoco, questa volta è stata più morbida. E poi forse anche perchè, lo ripeto ancora, se si vuole fare i critici “cattivi” a tutti i costi, non è che il cinema mainstream nostrano (ma anche straniero) non offra spunti ed occasioni succose…

    • Sed commenta:

      La critica – quale che sia – dev’essere prima di tutto utile e lo è (tanto) nel momento in cui, al di là del gusto personale del critico – che vale quanto quello di qualsiasi altro – aiuta a capire meglio la struttura del film,ci informa sull’autore e via discorrendo.Esempio : Mereghetti – Accidentaccio! – mi stronca l’ultimo Tarantino ma lo fa circostanziando e anche se non sono d’accordo manco su una virgola m’interessa egualmente il suo punto di vista sul formato e sull’uso dello splatter etcetcetc.Anche altri al cospetto di Tarantino si sentono in dovere di scrivere cose congrue.
      Zalone non riceve lo stesso trattamento,lo crocifiggono più soft ,ne dicono bene perché nel frattempo hanno letto (male) Gramsci ed è entrato loro in zucca il concetto di nazionalpopolare ergo si vergognano di andare contro i gusti di tanto pubblico.Quanto poi a interrogarsi – come pure Gramsci suggeriva – sul perché Carolina Invernizio/Zalone piace tanto a tutti non se ne parla meglio lanciarsi in inutili considerazioni: Ora Tarantino non è Zalone ma merita lo stesso rispetto. E anche noi spettatori di Tarantino e Zalone lo meritiamo.
      Perché come diceva quello : la differenza tra una granduchessa e una fioraia sta esattamente nel modo con cui la si tratta.

  19. Luigi commenta:

    Agli italiani piace andare al cinema per farsi quattro risate in compagnìa.. non va certo a vedere, come facevo io in gioventù, i film nei cinema d’essai…
    Zalone non è il nuovo Sordi, ma è uno che ha capito come fare soldi…e non è poco.
    Anche in questo caso, vale il detto “ognuno ha ciò che si merita”…

  20. RearWindow commenta:

    @Sed
    Parli con uno che preferisce il cinema di Zalone a quello di Tarantino!!! :-)… anche se The Hateful Eight mi è dispiaciuto di meno degli ultimi due.
    Comunque è vero poi che certa critica non ama il nazionalpopolare per definizione e che in passato è successo che attori stroncati in vita vengano poi riabilitati post mortem. Si pensi a Totò naturalmente, ma anche – in certa misura – a Franchi ed Ingrassia.

    @Luigi
    Gli italiani vanno poco al cinema, o perlomeno ci vanno di meno che in altri Paesi, come in Francia, per fare un esempio. Detto questo e detto anche che la distribuzione premia solo film dal sicuro successo commerciale, si inizia a capire perchè il problema è – guarda un pò il caso – anche questa volta prevalentemente di tipo culturale. Se ci fossero delle politiche che provassero anche a “formare” il gusto, invece che soltanto ad assecondare quello imperante, forse fra una ventina di anni avremmo un pubblico più maturo e composito…

  21. Luigi commenta:

    Permettimi di avere qualche dubbio…
    io sulla crescita culturale della gioventù di oggi, ho delle serie perplessità
    spero di sbagliarmi.

  22. RearWindow commenta:

    @Sed
    Diciamo che sono io che non amo particolarmente il genere Tarantino. Poteva rappresentare una novità promettente con Le Iene, una conferma convincente con Pulp Fiction, ma poi trovo che il suo cinema – dopo il successo di questi primi due lavori – sia diventato troppo compiaciuto e pieno di sè. Ormai Tarantino non cita più nemmeno certo cinema di genere del passato, cita solo se stesso.

    @Luigi
    Ma la crescita culturale andrebbe in qualche modo anche promossa, con politiche adeguate…

    • Sed commenta:

      Beh non è da tutti diventare un genere fatto di una mescolanza di altri generi ben orchestrata.Piaccia o no gli va riconosciuta una certa classe,un certo mestiere e soprattutto una direzione degli attori appropriata.Poi ….tutti a dire che lo splatter è gratuito.Ma perché esiste uno splatter elegante e raffinato?
      Come si spiega il nazismo ai capoccioni ? E la violenza razzista? E quella contro le donne?
      Ah non l’avete ancora capito? Ah certe cose ancora succedono?
      Mbeh beccateve gli schizzi di sangue.
      Il tutto nel formato più introvabile e pazzo.Quello di Ben Hur da utilizzarsi in un solo ambiente così vi aumenta la claustrofobia e lo schifo.C’è tanta America negli otto odiosi (o pieni di odio, à ton choix)

  23. RearWindow commenta:

    @Sed
    Io – ad esempio – sono proprio fra quelli che sostengono che lo splatter sia gratuito, messo lì unicamente per acchiappare un certo target di pubblico. La storia è convincente? Allora non c’è bisogno.
    Il mestiere non si discute, così come una certa abilità nello scrivere i dialoghi, non mi piace la furbizia ed il compiacimento. Billy Wilder sosteneva che “il miglior regista è quello che non si vede”. Solitamente il regista tende a farsi vedere quando la storia “strigne strigne” è poca cosa. Ecco perchè lui od anche Inarritu, per esempio – per quanto assai diversi fra loro – non mi convincono molto.

    • emmeggì commenta:

      inglorious bastard per me un capolavoro, perchè film che comprende un sacco di generi, lo sintetizza e li rilancia alla grande: film thriller, spionaggio, commedia, noir, splatter, drama, storico e chi più ne ha ne metta!
      tu rear sei molto asciutto come stile che prediligi, forse noi siam più di bocca buona, ci sta l’asciuttezza ma anche un bel sugone o una farcitura da paura

    • Sed commenta:

      Infatti Billy Wilder è un regista che non si vede .Essù. E non mi venire a dire che il marito che rimane solo in città e sogna la vicina di casa possa essere una storia.Se il caro Billy non ci avesse messo del suo con Marilyn, Tom, il vento della metropolitana e la pagaia, chi si ricorderebbe di quel bel film ?
      E vogliamo dire che il sedere di Marilyn che va a prendere il treno occupando l’intero schermo non si possa considerare a pieno titolo un effettaccio?
      Tarantino non convoca le folle,non è precisamente un regista di cassetta : tra quanto se ne parla e quanto incassa c’è di mezzo il mare : e che ricorra ad effettacci perchè non ha nient’altro da dire in termini di racconto (Jackie Brown) e di modi di raccontare ( Pulp fiction) è tutto da dimostrare.
      Da spettatrice mi siedo e voglio vedere dove vanno a parare le figurine che si muovono sullo schermo .L’eleganza non è necessariamente uno dei miei parametri.Non possiamo farci raccontare il nazismo da Carson o dalla contessa madre.

  24. RearWindow commenta:

    @Emmeggì
    Onestamente dovrei riverderlo per approfondire il discorso su IB. Ma ricordo che mi piacque fino ad un certo punto e poi ricordo di aver pensato che aveva mandato tutto in vacca. Ma non lo vedo da quando è uscito… perchè evidentemente l’ho rimosso e non riesco a dire molto di più. C’è qualcosa verso la fine – ma ora non ricordo cosa – che a suo tempo mi aveva fatto dare un giudizio molto negativo.

    @Sed
    Ripeto: Iene e Pulp Fiction mi sono piaciuti. Poi ho notato una qual certa ripetizione di clichè. Ciò che nei primi lavori poteva sorprendere ora è routine. Per farti un esempio: nella stagione finale di Downton Abbey (che spero tu abbia già visto, altrimenti non andare avanti nella lettura che spoilero) c’è una scena analoga ad una piuttosto cruda in The Hateful Eight, in cui il conte per via di un’ulcera perforata sputa sangue e si contorce dal dolore. Ecco, ho trovato mooolto più forte quella scena in una serie tutta garbo ed humor inglese che quella analoga nel western tarantiniano. Perchè mentre la prima ti sorprende completamente, la seconda fa parte del curriculum di Tarantino. Quando uno si mette lì e ti deve dare per contratto un pugno allo stomaco, ecco che invece il risultato è scontato e noioso. E’ come Miley Cyrus che è costretta a scandalizzare sempre un pò di più, perchè ogni volta va un pochino oltre e deve accontentare il suo pubblico che si aspetta qualcosa di più. Qualcuno le dicesse che in realtà è solo patetica.

    • Sed commenta:

      Downton Abbey è bello e caro ma sapevo come sarebbe andato a finire ancor prima di vedere l’epilogo. Che vuoi spoilerà? C’è tanto Gosford Park e Su e giù per le scale e chissà cos’altro che non mi sovviene in questo momento,insomma un’operina tanto garbata quanto piena di clichè e di scontatezze.Piacevole. Ma con una stagione in meno lo sarebbe stata di più.
      Ci sono storie già scritte e dopo oltre cent’anni di visioni è facile che ogni fotogramma annunci come sarà il successivo.Cose già viste, si direbbe, non c’è niente di male,al contrario quelle mai viste sono a mio avviso preferibili.Ora Tarantino ha un suo stile crudo violento e furbissimo ma le sue storie non sono mai scontate. De Niro che spara a freddo nel parcheggio a Bridget Fonda e come l’episodio venga successivamente raccontato a Ordell e le reazioni che suscita in lui….
      Insomma cos’è mai una sceneggiatura? A quel punto il sugo di pomodoro è un particolare talmente marginale che ancora mi stupisco venga sempre posto al centro di ogni opera tarantiniana.Un po’ come le suorine o i pretini o le Saraghine o i clown di Fellini.Sarà mica tutto lì il suo cinema?

      • Sed commenta:

        ……………e nessuno nessuno nessuno mai che si ricordi di questo bon bon.
        Siete insopportabili.

        • Emmeggì commenta:

          ma de che?
          E’ sempre nel mio cuore
          Scrivevo nel blog Il buio in sala (che vi suggerisco di frequentare per più ragioni), questo, in commento a the 8ful 8
          “Ma te, che sei uno che frequenta trans, bar equivocamente caraibici, fabbriche di cioccolato, tangenziali deserte e criminali da videoteca, non t’è mai capitato in gioventù d’essere al muretto, o al parchetto come si dice qui, immerso in lunghissimi dialoghi sbarellati fra estrosi tamarri di periferia?
          Io ricordo, a Milano, lunghissimi scambi giovanili notturni, complice l’hashish o altro, sulle panchine distrutte. Fra i presenti, gente drogata, gente armata e gente improbabile (io ero nel terzo gruppo come ovvio) e si parlava di donne, musica, droga, denaro, onore, e si rideva, ci si prendeva per il culo mentre si sparavano oceani di cazzate intervallate da pensieri di una luciditià incredibile sul sesso, l’amore, l’omicidio, la vendetta, ecc. E’ difficile rendere l’idea, ma quando ho assistito ai dialoghi al tavolino tra Jungle Julia e le sue comari di Grindhouse beh, sono tornato, godendo, a quei tempi, con in più la variabile di essere in mezzo a delle femmine, delle vere sorcone nel corpo e nella mente. Verbosità artistica, proletaria e psichedelicamente centrata, reale, molto più delle parole inutili che la gente di uffici, salotti e supermercati (e pure qualche blog) spreca giorno dopo giorno attorno a noi.
          Quella verbosità è quella di un ipnotico racconto locandiero, di un hip-hop salace, cattivo, lunghissimo, improvvisato; autentico scambio di parole. E Tarantino lo ripropone nei film e tutto fila.
          Poi, anche io mi sono rotto i coglioni di certe storie urbane e infatti vivo tra abeti, torrentelli e zoticoni di provincia; ma quando nei film o nelle storie torno a quelle cose là mi piacciono ancora tanto.
          Tarantino mette sto hiphop di roba dappertutto, nel nazismo e ora nel western, e a me piace di brutto. Il fil è ben girato, personaggi spettacolari, musiche non ne parliamo.
          Unico neo, che mi ha un po’ rovinato la visione, il fatto che secondo me è impossibile che il Nero si sia “dimenticato” di pensare al sottopavimento. Gesù, ha notato tutto, le caramelline rosse negli interstizi, le differenze autoriali degli stufati, conosceva bene il posto che è visibilmente ampiamente sopraelevato, intuisce (e ne ha la prova, col veleno) che si tratta di un agguato, e non pensa a fare un giretto giù prima dello show “tutti al muro”?!? “

  25. RearWindow commenta:

    @Sed
    Eh eh eh… sono d’accordo con te quando dici che alla fine ogni genio è quasi senpre una sòla… e questa potrebbe anche essere una frase che mette d’accordo entrambi. Poi, se spostare l’accento sulla parola genio o sulla parola sòla è in definitiva cosa di poco conto. Io del Nostro ho visto i primi 2 film e poi gli ultimi 3. Sentissi l’insopprimibile bisogno di recuperare qualcos’altro, da dove dovrei cominciare secondo te?

    • Sed commenta:

      A me Jackie Brown è molto piaciuto,non c’è grande impiego di sugo di pomodoro nonostante il contesto malavitoso che è ovviamente violento ma alleggerito da ridicolizzazioni estreme. Il tutto arricchito da un significativo montaggio.
      Diventa poi una storia addirittura delicata se pensi al tema centrale ovvero l’orrenda maledizione che grava su certe persone che periodicamente devono ricominciare da capo la propria vita.
      Poi ci sarebbe Kill Bill per esigenze cinefile ma non sono sicura ti possa piacere.

      • Emmeggì commenta:

        Kill Bill invece è l’unic che non ha convinto Emmeggì
        Insieme a quella schifezza di Four Rooms

        • Sed commenta:

          (Ci siamo : parla di sé in terza persona, forse s’è stufato di vedere Sanremo sul divano di mammà che oramai di quella famiglia è divenuta faro di luce e portatrice sana di istanze nazional-popolari)

          • Anonimo commenta:

            Tanto per aggiornarti sulla family e confermarti che siamo al limite, Emmeggì s’è stufato di vederlo a casa dei suoceri, eravamo loro ospiti durante la kermesse, loro dormivano sul divano a una piazza e mezzo, io e il boccia grande nel loro comodissimo lettone.

  26. RearWindow commenta:

    @Sed
    Se non ricordo male, Kill Bill lo avevo iniziato ma poi non lo avevo finito. Vada per Jackie Brown: l’ho metto nella mia lunga playlist… grazie :)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.