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Categoria: berlusconi

Game Over

Game Over

«Il tempo di Berlusconi è finito. La resistenza del Cavaliere non ha più senso. Rischia di travolgere il suo partito – che dovrebbe spingerlo a lasciare – e soprattutto il Paese. La crisi è economica, ma anche politica legata alla sua persona. Oggi ha davanti a sé una sola strada. Presentarsi al G20 di Cannes con provvedimenti eccezionali, immediati, ma soprattutto credibili. Dimostrare che siamo una nazione capace di onorare i propri impegni, perfettamente solvibile, affidabile. Oppure rendere possibile subito, con un gesto responsabile, un esecutivo di emergenza che concordi con l’opposizione i tempi e i modi per scongiurare il pericolo di un fallimento e l’onta internazionale di vedere il Paese con il cappello in mano».

Ecco un passaggio dell’editoriale di ieri del Direttore del Corsera. Inutile dire che tutta la stampa non in mano alla famiglia berlusconi la pensa allo stesso modo. Il momento è delicatissimo. Il premier ha manifestato tutta la sua incapacità ed impotenza, non riuscendo – come auspicava Ferruccio De Bortoli – a portare al summit dei G20 qualcosa di concreto ed immediatamente esecutivo come un decreto. La seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri di ieri sera ha perdipiù sancito la fine definitiva del rapporto, già compromesso da tempo, fra berlusconi e Tremonti, con quest’ultimo che ha rinfacciato al Cavaliere d’essere il vero problema per l’Europa e i mercati. In questo scenario da fine impero, si sta anche aprendo una nuova fronda all’interno del PdL, con un gruppo di parlamentari che si schiera apertamente contro il Presidente del Consiglio. Pare che la resa dei conti finale sarà l’8 novembre, quando alla Camera bisognerà votare nuovamente il Rendiconto generale dello Stato.

Una risata ci seppellirà

Una risata ci seppellirà

Sarà capitato a tanti, durante un viaggio in Europa, di essere guardati con un misto di incredulità, scherno, commiserazione e preoccupazione, da chi, vivendo in un Paese “normale”, non riesce a comprendere come sia possibile che gli Italiani abbiano scelto di essere guidati da un personaggio come berlusconi. Quando questa situazione travalica la logica ipocrisia delle istituzioni internazionali, allora significa che la misura è davvero colma. Al vertice UE di sabato scorso, alla domanda di un giornalista sull’affidabilità di berlusconi, Sarkozy e la Merkel hanno abbandonato per un attimo ogni etichetta diplomatica e si sono lasciati andare ad un’occhiata complice e ad un sorrisetto ironico.

E’ sicuramente la prima volta nella Storia che la credibilità del nostro paese tocca questo minimo storico. Quanto accaduto a Bruxelles dà la misura esatta della considerazione di cui il Cavaliere gode oltre i confini nazionali, mentre invece qui può affidarsi ancora ai media di sua proprietà per manipolare la realtà dei fatti, e allo stuolo di politici comprati per restare aggrappato ad un potere che sta sempre più sfuggendogli di mano. Hanno un bel daffare i maggiorenti del Governo a rispondere piccati al Presidente francese e alla Cancelliera tedesca, così come hanno di che indignarsi i molti connazionali che dal 1994 hanno dato fiducia a questo imbonitore da strapazzo. Hanno semplicemente ciò che si meritano per aver portato l’Italia ad essere lo zimbello del mondo occidentale.

Il premier ha le orge contate

Il premier ha le orge contate

E’ ormai una politica che sta in piedi solo grazie ai numeri, risicati e perlopiù ottenuti attraverso una triste azione di compravendita. Una politica da bottegai che però consente a berlusconi di restare in sella quel tanto che basta per sfuggire ancora alla giustizia. Unico motivo, questo, che 17 anni fa lo ha spinto a fondare Forza Italia. Il Governo in realtà è politicamente morto dal momento in cui Fini ha deciso di abbandonare il PdL e lo è ancor di più da martedi scorso, quando cioè il Parlamento ha bocciato il primo articolo del Rendiconto Generale. Una stroncatura importantissima che in sostanza riguarda il modo in cui l’Esecutivo ha gestito la finanza pubblica nello scorso esercizio. Esistono solo due precedenti della stessa gravità. Entrambi hanno portato il Presidente del Consiglio in carica a rassegnare le dimissioni. Però berlusconi, che – come scrive il Financial Times di ieri – ha condotto l’Italia ad uno stallo politico che ha di fatto impedito quelle riforme strutturali e quelle azioni correttive che avrebbero aiutato il Paese in un momento di grave crisi economica, si guarda bene dal dimettersi.

Tuttavia è evidente che non sarà certo la fiducia di oggi a risollevare le sorti del Governo, nè tantomeno a sciogliere le preoccupazioni di Napolitano, il quale ha chiesto di assicurare che «la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l’insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei». Il premier ha ormai le «orge contate» [per citare Benigni] e appare sempre più verosimile l’ipotesi di elezioni anticipate nella prossima primavera. L’opposizione ha 6 mesi per arrivarci frammentata, litigiosa e senza un leader riconosciuto. Come ha sempre fatto.

Forza gnocca

Forza gnocca

Le prime due agenzie di rating al mondo declassano l’Italia, non potendo far altro che registrare il grave periodo di incertezza economica e politica che sta vivendo il Paese. Una crisi che, a lungo negata da questo Governo, ora è esplosa in tutta la sua evidenza. E mentre sono sempre più le famiglie che stentano ad arrivare a fine mese, berlusconi in Parlamento trova  il tempo per l’ennesima battuta volgare e sessista. A chi gli chiede notizie sul suo nuovo partito, risponde che farebbe bene a chiamarsi «Forza gnocca». I lavori in Aula si fermano perchè si forma un capannello  attorno al premier in vena di “spiritosaggini”. Una deputata del PD si lamenta ed in risposta alle sue proteste dai banchi della Lega le rivolgono un «Fatti scopare che è meglio».

Inutile dire che la notizia fa il giro del mondo in pochi minuti. Sintomatica dello sfascio di questo Governo, che oltre che politico è anche culturale. Nell’episodio c’è infatti tutta l’arroganza e l’ignoranza del bulletto di quartiere, che poi è il vero DNA di PDL e Lega. Riferendosi a berlusconi, Frattini si lascia scappare: «Credo che molti di noi dovrebbero cercare anche di aiutarlo a comprendere qual è il momento per poter fare una battuta e quale non sia invece il momento per farle». Ammettendo implicitamente di avere a che fare con un demente [senile?]. Ieri comunque si registra anche [e i due accadimenti non sono così slegati] la prima  fronda all’interno del Partito del Premier. Pisanu e Scajola escono allo scoperto ed affermano che «Questo governo non è in grado di reggere il peso enorme della crisi». Il primo passo verso la fine dell’impero.

1.200.000 firme contro la Casta

1.200.000 firme contro la Casta

L’immobilismo è il tratto distintivo di questo Governo. Congelato su posizioni che definire indifendibili è a dir poco un eufemismo. L’esecutivo sta affondando [e con lui il Paese] e nè il PdL – arroccato ad eterna salvaguardia di berlusconi – e nè la Lega – non più distinguibile rispetto al partito del premier – sanno trovare il coraggio o il sussulto per uno scarto. L’ennesimo voto a sostegno di un uomo del PdL accusato di associazione mafiosa lascia la base del Carroccio sempre più sconcertata. Da oggi sarà ancora più difficile gridare Roma ladrona da un palco del Nord, senza che qualche [ex] elettore della Lega non comprenda la deflagrante contraddizione della posizione di Bossi.

E’ evidente che in questo scenario il cambiamento possa arrivare solo dal basso. La risposta popolare, data la scorsa primavera alle elezioni comunali e ai referendum, è in questo senso confortante. Così come è confortante aver raccolto in appena due mesi ben 1 milione e 200 mila firme [più del doppio del necessario] al fine di promuovere il referendum abrogativo in materia elettorale. L’attuale legge infatti ha reso ancor più facile che il Parlamento si configurasse come una casta. E’ il secondo miglior risultato di sempre, dopo il referendum del 1993 sul finanziamento pubblico ai partiti. «Il messaggio che viene dal popolo italiano a conclusione della raccolta delle firme per il referendum sulla legge elettorale è netto e incontrovertibile ed ha un valore civile prima ancora che politico: i cittadini vogliono contare, non intendono lasciare una delega in bianco ad una classe politica chiusa in Palazzo sempre più screditato» ha commentato Vendola.

Nell’Italia fino al collo

Nell’Italia fino al collo

In questi ultimi due mesi il Governo è riuscito nell’impresa di raschiare il fondo di un barile privo da tempo di ogni intelligenza politica e/o istituzionale. Dopo aver a più riprese spergiurato sulla solidità economica del nostro Paese ed averci assicurato che si stava reagendo alla crisi internazionale meglio che nel resto d’Europa, ci si è trovati di botto nell’occhio di un ciclone finanziario a cui si è risposto cambiando le misure della manovra almeno 4 volte in un mese. Roba che i dilettanti allo sbaraglio de La Corrida al confronto sono quanto di più professionale si possa immaginare. Agli italiani non resterà che versare lacrime e sangue, mentre il Presidente del Consiglio versa fiumi di soldi nei conti bancari di gente come Tarantini, Mora e Dell’Utri. Un uomo stanco e debole, berlusconi, ormai prigioniero non solo dei più spregevoli ricattatori ed intrallazzatori, ma anche del proprio ruolo pubblico, tanto che confessa di considerare l’Italia un «paese di merda», dimenticandosi d’essere uno dei maggiori responsabili del degrado politico, sociale e culturale in cui versa lo Stivale.

Non che il principale partito d’opposizione navighi in acque decisamente migliori, scosso com’è dal caso Penati. Uno scandalo che rischia di travolgere anche la dirigenza, che per intanto decide di allontanare dal partito l’ex Presidente della Provincia di Milano. Decisione forse un pò tardiva e forzata, ma che sicuramente evidenzia un rigore che l’altra parte politica non ha mai dimostrato. Fatto sta che gli Italiani sono sempre più disgustati da questa politica. Riusciranno a liberarsene? Il primo passo potrebbe essere quello di raccogliere le firme per annullare via referendum l’attuale legge elettorale che sostanzialmente nega ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Il Ritiro

Il Ritiro

E alla fine è arrivato anche l’annuncio. Berlusconi non sarà il candidato del centrodestra nel 2013. Per la poltrona di premier ci sarà Angelino Alfano, e l’uomo del PdL per la corsa al Quirinale sarà Gianni Letta. Il Cavaliere ha ormai compreso che la sua immagine è definitivamente logora e che una sua guida alle prossime elezioni politiche metterebbe in serio pericolo la vittoria del centrodestra. Per lui si ritaglia il ruolo di padre nobile di un nuovo Partito Popolare. Una svolta – quella del Caimano – che mira sia a recuperare quella parte di elettorato moderato che gli ha voltato le spalle in quest’ultimo anno, sia a rifare una verginità ad una compagine di Governo compromessa dagli scandali che hanno investito la leadership durante tutta la legislatura. Naturalmente il ritiro è solo virtuale, perchè con due uomini fidatissimi come Letta ed Alfano ai palazzi del potere, berlusconi è nelle condizioni di garantirsi un controllo senza precedenti sulla vita pubblica di questo Paese. Al centrosinistra il compito, non così semplice, di preparare le contromisure per una mossa che potrebbe anche risultare vincente, oltre che – naturalmente – quello di riuscire a farsi alleanza coesa e credibile.

A proposito di ritiri, anche il sottoscritto lascia Splinder, sicuramente sino a tutto agosto e poi vedremo se a settembre tornerà oppure no quella voglia di scrivere che di recente mi è un pò mancata. A chi passerà da qui, sinceri auguri di Buona Estate.

Leggi ad vergognam

Leggi ad vergognam

Quanto emerso in questi giorni a proposito della norma nascosta nella Finanziaria che sospende l’obbligo per Fininvest di pagare una multa di 750 milioni di Euro alla società di De Benedetti, nell’ambito del Processo Mondadori, rappresenta in pieno l’arroganza di un potere impegnato unicamente a proteggere gli interessi personali del Presidente del Consiglio. Aver inserito surrettiziamente tale normativa all’interno di un decreto legge che imporrà ai cittadini non pochi sacrifici economici è a tutti gli effetti un insulto scandaloso, l’ennesimo, all’Italia onesta che fatica ad arrivare alla fine del mese. Averlo fatto all’indomani della bocciatura popolare del “legittimo impedimento“, con cui l’elettorato ha di fatto detto basta all’impiego di leggi ad personam, dimostra perfettamente – se mai ve ne fosse ancora bisogno – tutta la tracotanza di chi è sceso in politica al solo scopo di salvare se stesso dalla galera e le proprie aziende dal fallimento, con buona pace della volontà popolare, delle istituzioni democratiche e della giustizia.

Ancora una volta non resta che appellarsi al Presidente Napolitano affinchè non firmi un decreto che così com’è è manifestamente anticostituzionale, visto che la cosidetta norma salva Fininvest certo non riveste quei requisiti di necessità e urgenza previsti dalla legge fondativa dello Stato Italiano. Uno Stato ripetutamente umiliato e piegato agli interessi di un uomo solo.

Per cambiare il futuro

Per cambiare il futuro

Sulla vittoria cristallina dei referendum si possono fare due ordini di riflessioni, egualmente sintomatiche del tramonto del regno berlusconiano. Più ancora delle recenti amministrative, questi referendum riflettono il distacco crescente fra il premier e i cittadini. Se è vero, come è vero, che i SI sono arrivati anche dall’elettorato di centrodestra, appare evidente la stroncatura dell’operato del Governo che tutto ha fatto pur di impedire questa convocazione referendaria. Quattro leggi fortemente volute da berlusconi, fra cui quella personalissima del legittimo impedimento, sono state sonoramente bocciate dalla gente, non più disponibile a legittimare il tentativo del Caimano di svicolare dai suoi processi e di anteporre l’interesse di una “cricca” a quello della collettività.

La schiacciante maggioranza con cui si sono imposti i SI segna inoltre la vittoria della comunicazione via WEB su quella televisiva, da sempre in mano al tycoon berlusconi. Proprio nei giorni in cui la RAI si libera dei suoi uomini di maggior successo come Santoro e Fazio, colpevoli di essere voci libere all’interno del palinsesto, la televisione cede alla Rete e ai Social Network come Twitter e Facebook la capacità di informare e risvegliare le coscienze. Rispondendo al silenzio di RAI e Mediaset, il WEB è stato in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica e portare la gente a votare. Un altro guaio gigantesco per chi, come berlusconi, ha sempre legato il suo potere politico ad un uso strumentale e spregiudicato del proprio impero mediatico. Dopo anni di immobilità, si affaccia sulla scena un’Italia migliore, più giovane e con nuovi strumenti in mano per cambiare il futuro.

L’ennesima menzogna di berlusconi

L’ennesima menzogna di berlusconi

Affermare, come questa settimana ha fatto berlusconi, che i risultati elettorali sono stati condizionati da «trasmissioni micidiali che hanno dato una visione distorta della realtà di Milano e delle città in cui si votava» è esemplificativo di quale sia la natura di questo Governo. La demagogia, il populismo, l’incapacità di ammettere i propri errori, l’arroganza con cui si vuole assoggettare la libera informazione e la sfacciataggine con la quale si ribalta la realtà dei fatti, costituiscono infatti la cifra del berlusconismo.

E la realtà è che non esiste altro Stato in Occidente in cui il premier accentra nelle sue mani un impero mediatico di tale portata. Prova ne è che ad una settimana dal referendum, RAI e Mediaset hanno letteralmente oscurato ogni notizia relativa ai quesiti referendari e quelle poche date, sono state confezionate in modo da risultare incomprensibili per i più. Il Governo, con una protervia senza precedenti, ha tentato qualsiasi strada per impedire il regolare svolgimento della prossima consultazione popolare. Persino dopo il via libera dato al referendum sul nucleare dalla Cassazione, l’altroieri – mentre berlusconi, pur giudicando i referendum inutili e fuorvianti, dichiarava che «il Governo si rimetterà alla volontà dei cittadini»Gianni Letta ha fatto ricorso all’Avvocatura di Stato al fine di «evidenziare l’inammissibilità della consultazione». L’ennesima menzogna del premier.